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L’impatto positivo dell’amido resistente sulla glicemia e la salute

Sabato, 10 Giugno 2017 06:35 Scritto da 

Come questa interessante frazione del comune amido migliora il profilo nutrizionale degli alimenti.

Dovremo abituarci al concetto di amido resistente perché negli ultimi anni questa particolare frazione del comune amido è sempre più oggetto di studi e approfondimenti grazie ad alcune sue caratteristiche tutte in positivo rispetto al prodotto di origine.

Si studia e se ne parla grazie a dinamiche funzionali e metaboliche che fanno avvicinare di molto questa frazione di amido al ruolo delle fibra se pur per vie diverse, l'effetto però è similare è succede che i cibi che ne sono ricchi hanno un profilo nutrizionale nettamente migliore.

Con un influenza diretta sulla risposta glicemica da parte dell'organismo rispetto a quello che riceve come pasto e una più lunga fase digestiva positiva che non ha alcuna relazione con la pesantezza digestiva di preparazioni cucinate male o ricche di grassi.

Cerchiamo di capire meglio le caratteristiche di questa interessante sostanza.

L'amido resistente è una sorta di trasformazione del comune amido che grazie al forte contributo del banale raffreddamento dei chicchi di cereali porta con se caratteristiche di grande resistenza rispetto al lavoro di demolizione degli enzimi digestivi umani.

Ciò comporta un rallentamento della sua assimilazione, una percentuale di assorbimento minore, un abbattimento dell'impatto energetico e un effetto di stimolazione paragonabile in qualche modo alla preziosa fibra che spesso sentiamo consigliare di consumare in abbondanza dai nutrizionisti più esperti.

Insalata di riso estiva con lenticchie e menta 700x500 CSE come questa l'amido così trasformato arriva intatto al colon dove la microflora procede alla sua fermentazione dando origine a acidi grassi a corta catena responsabili diretti della buona salute dell'epitelio del colon che a sua volta svolge un ruolo di protezione rispetto alle più comuni patologie degenerative dell'intestino.

Un altro effetto estremamente importante è la rimodulazione in positivo della risposta glicemica dopo il pasto, in pratica il carico glicemico viene ridimensionato malgrado l'indice glicemico di partenza teorico di un alimento raffinato come il riso bianco sia alto.

Nei cereali in chicchi lessati, con tutti i diversi sistemi possibili, la percentuale di amido resistente arriva a raddoppiare se l'alimento viene consumato dopo completo raffreddamento.

Ovvero basta una banalissima azione assai frequente in una cucina per migliorare il profilo nutrizionale dei cereali in generale a prescindere dal grado di raffinatezza.

Questo non significa che possiamo consumare cereali raffinati in allegria, piuttosto ci indica una strada per consumarli in maniera più consona quando non si hanno altre alternative (e può bastare anche una controindicazione nel consumo di fibre come avviene in alcune patologie legate alla salute intestinale).

Lo studio interessante che ha approfondito l'analisi sull'amido resistente è stato pubblicato sul Asia Pacifica Journal of Clinical Nutrition e conferma altre osservazioni precedenti.

Ora quello che possiamo fare con molta intelligenza, in vista dell'estate ma non solo, è sfruttare questa bella caratteristica dei cereali raffreddati e sommarla alle prerogative nutrizionali dei legumi che sono ancora più ricchi di amido resistente.

Con una ricetta di insalata di cereali in cui il riso classico e affiancato da legumi e arricchito da verdure stagionali sane invece dei soliti salumi, formaggi, sottaceti, conserve di pesce e sottolio vari.

Come quella buonissima che trovate qui!

 


 

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

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