| Schiavitù moderne in un amarissimo cubetto di cioccolato |
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Scritto da Giuseppe Capano il 04 Gennaio 2012 – 22:56 I tempi della storia sono molto lunghi, nel misurare cose e cambiamenti noi pensiamo con il metro della nostra esistenza, mentre invece le ingiustizie più profonde hanno una vita secolare e sanno come cambiare abito in base alla realtà storica che le circonda.È evidente che la schiavitù in Africa (e in altre zone del mondo) non è mai scomparsa o stata sconfitta, ha semplicemente cambiato il suo abito per mimetizzarsi meglio, i nostri agiati occhi appannati occidentali hanno così l’impressione che tutto sia moderno, che certe nefandezze del passato non esistono più nella moderna civiltà dell’uomo, quello stesso uomo che è anche riuscito ad andare sulla luna, figuriamoci se non è riuscito a eliminare la schiavitù e altre ingiustizie. Fantascienza ovviamente e della peggiore qualità. “Basato su un approfondito lavoro di inchiesta, il film restituisce con forza comunicativa e notevole impatto visivo prove e testimonianze, che intendono smascherare l’intricato sistema di connivenza che rende possibile la tratta e la schiavitù di migliaia di bambini nelle piantagioni di cacao dell’Africa. Nel compiere questo coraggioso atto di denuncia l’autore e la sua troupe hanno messo a rischio anche la propria incolumità.” Una buona sintesi per focalizzare l’obbiettivo dell’inchiesta che parte dall’evidenziare bene il candore con cui rispondiamo in totale buona fede quando ci viene chiesto da dove pensiamo provenga la maggior parte del cacao consumato e con naturalezza (mi ci metto dentro anche io) siamo portati a rispondere il Sud America, che ne è la patria di origine. Che sarebbe da vedere per intero perché è più efficace di ogni parola scritta, vedere con gli occhi e con il cuore è molto più incisivo di ogni altra forma di comunicazione, ma sperare che un film così istruttivo sia trasmesso da un circuito nazionale è una candida utopia.
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I tempi della storia sono molto lunghi, nel misurare cose e cambiamenti noi pensiamo con il metro della nostra esistenza, mentre invece le ingiustizie più profonde hanno una vita secolare e sanno come cambiare abito in base alla realtà storica che le circonda.






