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Sep 15, 2019 Last Updated 1:33 PM, Sep 13, 2019

Un possibile e clamoroso dietrofront rispetto a quanto creduto finora.  

Sembra destinato a cadere e essere clamorosamente smentito uno dei mantra che per quattro decenni ha dominato le linee guida riguardanti la cura e la prevenzione del colesterolo in prima battuta e delle malattie cardiovascolari come conseguenza diretta.
Stiamo parlando del (non) consumo di alimenti contenenti alte percentuali di grassi saturi come burro e formaggi e in generale i prodotti di origine animale.

Per anni sono stati loro a essere additati come precisi colpevoli degli squilibri nutrizionali direttamente responsabili degli anomali livelli di colesterolo e delle complicanze del sistema cardiovascolare generale.

Il tutto è nato nel 1970 quando gran parte dei ricercatori e studiosi sulla base delle ricerche di allora arrivarono alla convinzione che ci fosse una correlazione precisa tra livello di colesterolo, quantità di grassi saturi nella dieta, malattie cardiache.
La profonda convinzione generale portò a decretare la diminuzione drastica di questo tipo di grassi nell'alimentazione con la conseguente demonizzazione di tutti i cibi e gli alimenti che li contenevano in grande quantità.

La revisione di questa forte e ancorata teoria arriva da una serie di moderni studi di correlazione tra grassi, dieta e malattie cardiovascolari e recentemente da un articolo-editoriale uscito sul British Medical Journal a cura del cardiologo Aseem Malhotra.
Il quale dichiara apertamente che «è arrivato il momento di dire basta al mito dei grassi saturi nelle malattie cardiache».

Ma come si è arrivati a questa clamorosa (per ora) smentita?
Dall'osservazione di come un'alimentazione povera di grassi saturi imposta con diete restrittive e squilibrate provoca in realtà un effetto contrario a quello voluto, con un influenza insignificante sui livelli reali di colesterolo, con un pericoloso aumento della resistenza all'insulina relazionata al pericoloso e ormai molo diffuso diabete, con un continuo e imperterrito aumento dell'obesità in barba a tutte le più rigide restrizioni dietetiche possibili.
Oltre alla constatazione di come il colesterolo, aggiunge Malhotra, nei fatti non è il principale responsabile di infarti e ictus o perlomeno non ha quel collegamento causa effetto che si riteneva avesse.

Colesterolo che per altro alimenta e sovvenziona grazie alle statine un'industria del farmaco potente e finanziariamente molto influente.

Secondo queste ultime ricerche, quindi, le sostanze di cui è bene guardarsi e limitare sono quelle utilizzate in gran parte dell'industria alimentare per la produzione di cibi pronti o semilavorati, ad esempio i grassi idrogenati, il sale e gli zuccheri.
Questi ultimi in particolare hanno di sicuro una diretta responsabilità nell'instaurarsi della sindrome metabolica, quel quadro di sintomi, dall'obesità alla glicemia alta, che comporta un alto rischio per il cuore.
A questo proposito un dato statistico chiarisce e evidenzia il concetto: i 2/3 dei pazienti ammessi in ospedale con infarto acuto è affetto da sindrome metabolica, un tempo praticamente inesistente, ma il 75 per cento di loro ha il colesterolo normale.

La conferma del ruolo positivo del consumo di mele sui livelli di colesterolo.

Le mele sono uno dei frutti più importanti che l'autunno ci regala arrivando con la loro presenza a tutto l'inverno in una profusione di varietà dalle mille sfumature di sapori, consistenze, colori, sentori e aromi di fondo qualcosa che non è mai uguale a se stesso malgrado le apparenze.

E non è uguale anche nelle differenze di apporti di salute ricevuti dall'organismo, a volte differenze minime, in diversi casi differenze importanti anche se stiamo parlando dello stesso frutto, le varietà del resto non sono a caso e riflettono precise connotazione specifiche.

Non essendo tutte uguali come varietà viene quindi da chiedersi se tutte le tipologie indistintamente hanno le stesse identiche virtù a livello di salute rispetto magari a qualche specifica patologia che di solito si avvantaggia in maniera significativa nel vederle presenti in dieta.

Il collegamento come è facile intuire vista la rubrica e con le dinamiche che sovraintendono i livelli di colesterolo nel sangue, un tema affrontato su larga scalda da molte ricerche internazionali.

Carpaccio di mela con pepe rosa grana e nocciole 970x600 CSDue di queste, parallele con una differenza di metodologia essendo una in vitro e una in vivo, sono state presentate di recente da ricercatori Italiani e pubblicate su prestigiose riviste mediche.

La prima edita su Food Chemistry ha messo in evidenza come estratti di polifenoli provenienti da una selezione di varietà di mele agivano in maniera diversa rispetto al controllo dei livelli di colesterolo e glucosio assorbiti dall'organismo.

Rispetto al colesterolo la varietà migliore risultata dai test si è dimostrata la Annurca, mentre per il glucosio la Red Delicius con riferimento specifico alla buccia (da cui si capisce l'importanza di una provenienza biologica per il suo corretto consumo).

La seconda ricerca pubblicata su The Journal of the Science of Food and Agriculture ha visto la collaborazione di 250 persone affette da lieve ipercolesterolemia che dopo aver consumato un campione di diverse varietà di mele si sono sottoposti a nuovi controlli.

Anche qui la varietà Annurca si è dimostrata la migliore visto che il suo consumo nell'arco di due mesi (2 mele quotidiane) ha fatto registrare una diminuzione del colesterolo del 8,3%, mentre la seconda varietà in classifica si è fermata al 4,4%.

Il merito va alla ricchezza di polifenoli della varietà Annurca senza però nulla togliere a tutte le altre che consumate con costanza, facendo attenzione solo all'apporto glicemico in caso di problematiche specifiche legate a questo fattore, sono un aiuto più che concreto per mantenere nei limiti ottimali i livelli di colesterolo.

E se vogliamo portare da subito in tavola un bel piatto di mele perché non pensare a questo!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Saper scegliere i grassi migliori e i loro più validi sostituti.

Una delle componenti fondamentali e essenziale per una corretta alimentazione sono i grassi, spesso demonizzati a sproposito indicandoli come genericamente dannosi e poco consoni a diete che hanno l'unico obbiettivo speculativo di far calare peso senza scrupoli di sorta.

Quello che bisogna tenere presente è che non tutti i grassi sono uguali, non lo sono per la loro derivazione, lavorazione, origine, struttura, valenza nutrizionale, influenza sulla salute delle persone e del pianeta e di conseguenza generalizzare sulla loro presenza o meno nella dieta oltre che sbagliato è pericoloso a fini della salute.

La realtà dei grassi è complessa e ricca di dati contrastanti ma in sostanza è in voga la prassi di dividerli in due categorie principali opposte, quelli definiti "negativi" sono oggi abbastanza conosciuti e in molti sanno che andrebbero limitati al massimo per evitare serie conseguenze sulla salute a lungo andare, in particolare in relazione ai livelli di colesterolo.

Sono raggruppati nella macro categoria dei grassi saturi e comprendono alimenti che per la maggior parte sono di origine animale come burro, formaggi, carni grasse, ma anche vegetale come l'olio di palma e cocco.

Fusilli integrali con peperoni alla menta pesce al timo e limone 700x500 CSQuesti grassi nell'ottica della prevenzione in generale e in particolare per le patologie che ruotano intorno al sistema cardiovascolare andrebbero circoscritti con attenzione in favore di lipidi a maggior valore biologico e nutrizionale come gli oli da semi e l'eccellente olio da olive i cui effetti positivi si arricchiscono continuamente di nuove conferme scientifiche.

La sostituzione con oli da semi o da olive è tutto sommato facile, non c'è settore della cucina in cui questi oli non possano sostituire gli altri grassi (la pasticceria all'olio è un esempio splendido in questo senso), il problema della sostituzione o limitazione dei grassi saturi si pone piuttosto quando si deve sostituire un alimento come la citata carne grassa.
Fare una scelta piuttosto che un altra è importante per non andare incontro a danni paradossalmente peggiori.

Hanno affrontato bene l'argomento gli studiosi della School of Public Halth di Boston partendo dalla constatazione di come spesso la sostituzione avvenga con alimenti raffinati e zuccheri semplici con conseguenze pratiche abbastanza nefaste sopratutto nella realtà americana che come è noto presenta ingenti problemi legati all'alimentazione come la dilagante obesità.

I ricercatori hanno verificato le conseguenze di una sostituzione dei grassi negativi con grassi a migliore valore biologico piuttosto che con i carboidrati nelle versioni raffinate e integrali.

La platea di persone sotto esame è stata considerevole comprendendo circa 84 mila donne e 43 mila uomini seguiti rispettivamente per 30 e 24 anni all'interno di due macro studi condotti negli USA, The Nurses' Health Study e The Health Professional Follow-up Study.

Le conclusione pubblicate sul Journal of The American College of Cardiology hanno evidenziato come quando il 5% delle calorie introdotte con i grassi saturi veniva coperto da quelli polinsaturi (oli da semi in generale, frutta secca, ecc) si riduceva fino al 25 % (un dato molto alto) il rischio di patologie coronariche.

La riduzione era del 15 % nel caso dell'olio da olive e del 9% nel caso dei cereali integrali, tutte percentuali cospicue e importanti.

Soprattutto se confrontate con l'altro dato eclatante, cioè quando la sostituzione dei grassi saturi avveniva con carboidrati da cereali raffinati o zuccheri la riduzione era pressoché nulla e le conseguenze forse anche peggiori rispetto ai livelli di salute in generale.

Dati importanti che devono spingere a riflettere con giudizio sulle personali scelte alimentari privilegiando quei piatti tipici della dieta mediterranea che contengono naturalmente un equilibrio nutrizionale innato, come questa squisita pasta integrale in cui abbiamo i grassi buoni derivati da pese e olio da olive oltre ai carboidrati integrali della pasta.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Aumentano il colesterolo

Diminuiscono il colesterolo

Eccesso ponderale

Condizioni di normopeso

Dieta raffinata ricca di zuccheri semplici e povera di fibre

Dieta ricca di carboidrati complessi e fibre

Alimenti ricchi in grassi animali e acidi grassi saturi

Alimenti ricchi di acidi grassi insaturi (oli vegetali, pesci, ecc)

Stile di vita sedentario

Cibi ricchi di sostanza antiossidanti (betacarotene, vitamina C ed E, ecc)

Condizioni di stress

Attività fisica e sportiva regolare

Carenza di sostanze antiossidanti nella dieta

 

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Prevenire il Colesterolo"

L'importanza dei cereali in chicchi e delle loro preziose fibre.

È una sostanza indispensabile per l'organismo (senza praticamente cessano numerose funzioni organiche) e allo stesso tempo accusata, a torto o ragione, di contribuire a scatenare patologie serie e invasive se non addirittura mortali.

Si tratta del colesterolo sui cui purtroppo le industrie farmaceutiche speculano alla grande, teoricamente per fini nobili ovvero la salvaguardia della salute dei pazienti, in pratica con il grande sospetto comprovato da studi, libri e ricerche autonome di pure ambizioni economiche.

Ma quante armi abbiamo tramite l'alimentazione per contrastare un alta percentuale di colesterolo nel sangue e controllare i suoi effetti sulla salute?
Molte, moltissime a cominciare dai più comuni e poco usati cereali in chicchi spesso sottovalutati in cucina come ad esempio orzo e avena.

Riscoperti da alcuni degli ultimi studi scientifici per via dell'alto ruolo protettivo grazie all'elevata percentuale di beta glucani che contengono portano in dote numerose altre prerogative positive.

Torniamo ai Beta glucani, parola misteriosa ai più che però porta con se vantaggi non indifferenti per la salute dell'uomo tanto da essere al centro dell'attenzione degli studi più moderni.

Zuppa cremosa in verde con avena 700x500 CSÈ una fibra solubile e come tutte le fibre è già preziosa solo per questo motivo, la nostra protagonista però ha una precisa funzione che risulta potenzialmente molto utile per molte persone, quella di aiutare a ridurre il colesterolo.
E lo fa in maniera piacevole, nel senso che per assimilarla basta consumare quei cibi che la contengono in maggiore quantità fra cui appunto avena e orzo.

Sottolineiamo in maggiore quantità perché la dose effetto si ha quando se ne consuma almeno 3 grammi al giorno e questi ottimi cereali per ogni 100 grammi di quantitativo consumato (una porzione un po' abbondante ma facilmente prevedibile in un piatto unico) ne portano oltre i 3 grammi arrivando nel caso dell'orzo perlato o della sua farina fino a 4,2 grammi.

Oltre questo dosaggio non si hanno ulteriori vantaggi per cui è inutile esagerare!
Per altro la ricerca alimentare applicata all'agricoltura sta cercando di selezionare le tipologie di ogni singolo cereale che più contengono beta glucani.

Ma come si è arrivati a queste considerazioni?
Soprattutto grazie a una meta analisi dell'American Journal of Clinical Nutrition che ha passato al setaccio ben 28 studi e ricerche che mettevano in relazione, confrontavano e incrociavano diete e pasti quotidiani con una dose adeguata di beta glucani e diete con dosi più basse o quasi nulle.

Chi consumava almeno 3 grammi di questa fibra aveva in media una riduzione del colesterolo LDL di circa il 7% (9,6 mg/dl), una media che si innalzava in chi aveva livelli di colesterolo molto elevati e singolarmente nei diabetici.
Una singolarità spiegata dal fatto che avena e orzo come anche cereali simili apportano all'organismo anche dosi interessanti di polifenoli, acidi fenolici e lignani notoriamente utili per la prevenzione delle disfunzioni metaboliche.

Tornando ai beta clucani il loro effetto è spiegato dalla intrinseca e particolare viscosità che contribuisce a ridurre proprio quella frazione di colesterolo in gergo definita "cattiva", anche se si ipotizza che l'apporto positivo vada ben oltre questo singolo meccanismo.

È quindi importante consumare questi cereali e se per l'orzo le occasioni sono un po' più frequenti, esistono ad esempio nel nord Italia un discreto numero di ricette tradizionali a base di orzo, per l'avena il discorso è più complicato e il rischio è quello di consumarla soltanto attraverso i diffusi fiocchi meno efficaci e purtroppo spesso infarciti di zuccheri e grassi aggiunti.

Per questo suggeriamo questa ricetta con protagonista l'avena in chicchi che di per se è ottima anche consumata semplicemente lessata grazie alla sua lieve dolcezza naturale.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Il "problema" colesterolo e il ruolo alimentare

 colesterolo cat

 

Anche se gli studi sono in continua evoluzione, vi siano pareri contrastanti sulla problematica e sia messa in evidenza l'influenza e il condizionamento diretto che le case farmaceutiche esercitano, il colesterolo allo stato attuale è considerato un "osservato speciale" da monitorare con attenzione e, se troppo elevato, riportare a parametri potenzialmente meno problematici.

 

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