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Mar 06, 2021 Last Updated 12:00 AM, Sep 16, 2021

Il ruolo della frutta secca. 

Del ruolo della frutta in genere è risaputo il valore strategico che rappresenta per ogni forma di prevenzione e aiuto rispetto a moltissime patologie, un ruolo che continua a essere indagato perché si dimostra una miniera inesauribile di conferme e nuove scoperte.

L'alleanza strategica tra l'Università di Toronto e l'Ospedale di St. Michael ha portato nuovi dati in questo senso indirizzando una ricerca specifica sul ruolo della frutta secca a guscio.
I risultati hanno scoperto, o meglio ribadito, come il consumo regolare in porzioni adeguate di noci, mandorle, nocciole, pistacchi, ecc. aiuta a controllare efficacemente i livelli di zucchero nel sangue con un effetto immediato sui parametri di vigilanza del diabete.

Il motivo sembra dovuto alla particolare composizione di grassi di questi frutti che abbondano in omega 3 elementi che anche se in alcuni studi recenti sono stati messi in discussione continuano a ricevere conferme della loro efficacia su molti fronti.

Nel caso specifico per la capacità di fluidificare il sangue e renderlo più scorrevole attraverso le arterie, aumentare la percentuale di grassi buoni e ridurre la quantità di colesterolo cattivo.
Ciò che conta rispetto al diabete è come tutti questi fattori portino poi a un controllo migliore della glicemia, mentre per il rischio di malattia coronarica si assiste a una sostanziale diminuzione a10 anni.

Ma la frutta secca apporta molti altri nutrienti importanti come Vitamine e Minerali e nel suo complesso la ricerca ha sentenziato come il suo consumo regolare è direttamente associato all'aumento degli acidi grassi monoinsaturi nel sangue, alla riduzione del colesterolo totale, a una normalizzazione della pressione sanguigna.
La ricerca è stata presentata all'interno del recente Experimental Biology Meeting.

Una ricetta per concludere in bellezza!

La prevenzione ancora all'angolo. 

Malgrado sembri tecnicamente sbagliato è possibile insinuare che il diabete tipo 2 sia di fatto diventata una patologia trasmissibile, un affermazione molto vicina alla realtà se pensiamo a come stili di vita e alimentazione sbagliati si propagano e vengono emulati sempre con maggior frequenza.

Abitudini sbagliate responsabili gravi di un incedere di una malattia che altrimenti sarebbe molto più circoscritta e controllata con ripercussioni sulla società e sul sistema sanitario ben più leggere.

Come ha scritto coraggiosamente Enzo Bonora presidente della SID Società Italiana di Diabetologia in occasione della presentazione del Rapporto Arno diabete 2015 "lo stile di vita malsano che ha infettato la società moderna è una sorta di virus che sta diffondendosi lentamente e silenziosamente, come sta dilagando il diabete".

E se per Bonora "L'unico vaccino su cui possiamo fare affidamento è la maggiore conoscenza della malattia" è indubbio che l'alimentazione, la cucina e i buoni cibi svolgono un ruolo primario in questo.

Ma vediamo i tristi numeri relativi al diabete messi in evidenza dal Rapporto Arno per il 2015.

In Italia il numero dei diabetici è arrivato alla soglia critica dei 5 milioni (includendo i casi accertati e chi ancora non sa di soffrire di diabete pur avendone tutte le sintomatologie), un conteggio che nell'arco di 30 anni è nei fatti più che raddoppiato.

Solo negli ultimi 18 anni i diabetici accertati sono aumentati di oltre il 70% e le spese per le cure a carico del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto i 15 milioni di euro annui.

Il 65% dei diabetici ha più di 65 anni, 1 su 4 ha superato gli 80 anni, il 3% ha meno di 35 anni, 1/5 dei pazienti è ricoverato in ospedale almeno una volta l'anno con una degenza media maggiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.

Tra le cause del ricorso all'ospedale c'è lo scompenso cardiaco (i diabetici hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto alla media), l'insufficienza respiratoria, l'infarto del miocardio e l'ictus.

Nel rapporto poi si parla ampiamente dei farmaci e delle terapie adottate e si pongono in evidenza quelle che sono ancora oggi le cattive abitudini dei pazienti.

Spesso questi ultimi invece di prendere a cuore la propria situazione adottando le contromisure naturali, come il controllo dell'alimentazione, a loro disposizione trascurano il controllo di quei parametri che possono guidarli meglio nella gestione della patologia.

Parametri fuori controllo che in molti casi sono la vera causa dell'insorgere di problematiche più serie e compromettenti.

Il consumo quotidiano di olio d'oliva di qualità è un importante fattore di protezione del diabete.

Un recente e importante studio portato avanti dai ricercatori della Società Italiana di diabetologia ha scoperto come il consumo quotidiano e costante di olio d'oliva di qualità è un importante fattore di protezione attiva dalle complicanze cardiovascolari e microvascolari del diabete.

La ricerca pubblicata su Diabetes Care esalta il ruolo di condimento dell'olio da olive sia a crudo che a cotto con prevalenza di questo aspetto a dimostrazione di come molte delle pregiudiziali sull'uso dell'olio da olive in cottura siano del tutto immotivate e addirittura controproducenti.

In particolare l'azione dell'olio una volta ingerito con il cibo cucinato si esplica nel contenimento delle impennate della glicemia dopo i pasti nei soggetti con diabete di tipo 1 migliorando il controllo della patologia e proteggendo i vasi rispetto alle sue abituali complicanze.

Normalmente le indicazioni terapeutiche per il trattamento del diabete di tipo 1 suggeriscono di calcolare le unità di insulina da somministrare ai pasti principali tenendo in considerazione la massa di carboidrati complessivi consumati.

Un parametro basilare da cui i ricercatori sono partiti per capire l'influenza di diversi tipi di grassi della dieta sulle escursioni glicemiche dopo un pasto.

In pratica grazie al volontario contributo di 13 pazienti con diabete di tipo 1 (8 donne e 5 uomini) in trattamento con una pompa da insulina e sottoposti a monitoraggio continuo della glicemia sono stati somministrati un campione di pasti con la stessa quantità complessiva di carboidrati ma con due importanti differenze: il primo a basso indice glicemico (pasta e lenticchie, pane integrale e mela), il secondo ad alto indice glicemico (riso, pane bianco e banana).

Oltre a questo c'è stata una differenziazione del tipo di grasso presente con una versione a basso contenuto, una a alto contenuto di grassi saturi (burro), una a alto contenuto di grassi monoinsaturi (olio extravergine d'oliva).

Come normale l'aumento della glicemia è stato maggiore nel consumo di cibi ad alto indice glicemico, ma nei piatti conditi con olio d'oliva extravergine c'era una forte attenuazione del picco di glicemia post-prandiale.

Un fattore importante che suggerisce come nel determinare i quantitativi di unità di insulina necessaria durante i pasti non bisogna limitarsi a conteggiare il contenuto dei carboidrati e la loro struttura nutrizionale, ma è necessario contemplare anche la quantità e la qualità dei grassi utilizzati nei piatti preparati, a maggior ragione se questi piatti risultano essere complessivamente ad alto indice glicemico.

Una integrazione non eccessiva di olio da olive può quindi essere un valido aiuto per il controllo della glicemia anche quando si ha il desiderio di assumere una quantità maggiore di quei carboidrati in genere da limitare perché a medio alto indice glicemico, come la classica pasta bianca simbolo della cucina Italiana.

Che non a caso nella tradizione più puramente mediterranea viene solitamente accompagnata da una buona salsa di pomodoro con alla base un'adeguata quantità di olio da olive nel soffritto.

Una dimostrazione forte di come spesso le abitudini culinarie e alimentari dei paesi del mediterraneo sanno anticipare con saggezza le ricerche e gli studi moderni.

Le gravi colpe dell'industria alimentare, il marketing avido, l'ignoranza delle regole per una corretta alimentazione.  

Si assiste oggi e in futuro si assisterà sempre di più a un livellamento dell'incidenza del diabete su ogni strato della popolazione a prescindere dalla ricchezza personale e dalle risorse a disposizione.
I dati sono drammatici e documentano con molta chiarezza quelle che sono le conseguenze di una politica alimentare delle multinazionali del cibo tesa unicamente al profitto puro e totalmente insensibile alla salute generale con il paradosso gravissimo di far credere di produrre e "generosamente" offrire al pubblico cibi sani.

Il risultato è che una malattia come il diabete di tipo 2 appannaggio prima di una popolazione occidentale ricca che ha creduto (e tuttora crede) che il benessere fosse figlio dell'abbondanza alimentare e calorica indifferente alle più semplici e normali regole di corretta alimentazione sia oggi una malattia passata in grande stile alle popolazione di fascia bassa o diventate improvvisamente agiate.

Ci si ritrova quindi con tre scenari incredibili di persone con diversa condizione sociale e economica, ma accomunate dalle terribili conseguenze delle malattia.

Da un lato gli ammalati "storici" se così possiamo dire, cioè la popolazione occidentale che per decenni si è nutrita in maniera squilibrata perdendo man mano di vista gli insegnamenti saggi della cucina popolare e della "prudenza popolare povera" che indicava nella moderazione e equilibrio la strada maestra da seguire senza per questo nulla togliere al gusto e al piacere di consumare il cibo.

Ci sono poi le persone arricchite di paesi un tempo considerati poveri, come Cina e India (paesi in passato quasi del tutto alieni da malattie metaboliche) che con grande rapidità e "aiutati" dai pratici e comodi cibi pronti dell'industria stanno imitando dal punto di vista dei consumi alimentari le popolazione ricche dell'occidente accumulando dentro di se una valanga di calorie non necessarie documentate chiaramente dal dilagare dei casi di obesità collettiva.

E incredibilmente si è inserito un terzo scenario inaspettato e per nulla desiderato dei poveri tra i più poveri verso cui le responsabilità dell'industria alimentari sono ancora più gravi avendo spinto a credere che per stare bene è più conveniente consumare il tanto cibo spazzatura in circolazione a basso costo e estremamente energetico piuttosto che basarsi su una coscienza saggia che indica nel consumo consapevole e abbondante di frutta e verdura con accompagnamento graduale di carboidrati e proteine e la protezione preziosissima di erbe aromatiche e spezie la via migliore da seguire.

Con una differenza sociale enorme data dal fatto che i ricchi o arricchiti hanno le possibilità economiche per curarsi al contrario dei poveri lasciati in balia delle loro sofferenze.
Se in occidente questa differenza sociale è vera solo in parte grazie alle politiche di assistenza consolidate per quanto oggi martoriate dai tagli del risparmio, in molti altri paesi il dato è assai rilevante.
In questo modo il diabete sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti si appresta a diventare una malattia silenziosamente devastante, le stime raccontano, infatti, che l'incidenza della malattia salirà da 347 milioni a 472 milioni di malati nel 2030, ma è una stima per prudenza che non considera ancora bene la situazione di tutti i paesi del pianeta, un dato più realistico ipotizza entro il 2035 un miliardo di malati nel mondo.

Una cifra impressionante tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) comincia a indicare come il diabete diventerà presto la settima causa di morte, un dato su cui c'è da riflettere moltissimo.

Quanto incide in negativo il dilagare dei casi di obesità collettiva.  

Il 10 ottobre scorso, come periodicamente avviene, si è celebrato l'Obesity Day arrivato all'edizione 2013 con l'obbiettivo di porre al centro dell'attenzione il grandissimo problema dell'eccesso di peso.
Per l'occasione l'associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi) ha voluto rimarcare come l'obesità non si colloca solo in una sfera di esteriorità fisica da correggere per apparire "più belli" e sani, ma porta con se ingenti danni collaterali alla salute a cominciare dal diffondersi e aggravarsi del diabete di tipo 2.

Una vera pandemia come in diversi hanno messo in evidenza che certamente non è per nulla contrastata dalla presenza di chili in eccesso e di un organismo complessivamente affaticato dall'alterazione della massa corporea.
Rispetto al diabete e in generale alle patologie legate al sistema cardiovascolare perdere chili in eccesso, raggiungere il peso ideale in relazione alle condizioni soggettive, mantenere e controllare nel tempo la massa grassa presente nell'organismo è la via maestra per una prevenzione attiva e efficace.

Diventando un'arma molto più remunerativa da questo punto di vista rispetto a quello che molte cure farmacologiche possono fare quando ormai i danni degenerativi sono in atto.

Ricorda l'Adi come nel nostro paese l'aumento costante e inarrestabile dell'obesità ha con molte probabilità contribuito in maniera determinante al pari aumento dei casi di diabete, la cui prevalenza è passata in 12 anni dal 3,7 al 5,5%, per un totale di oltre 1 milione di persone in più cadute vittima di questa malattia.
Per di più si sa da tempo che un numero non indifferente di persone, valutato intorno al milione, pensa inconsciamente di non soffrire di alcuna patologia non effettuando i controllo adatti mentre in realtà ha dentro di se gran parte delle alterazioni fisiologiche tipiche del diabete aggravate, tanto per rimanere in tema, da un eccesso di peso più o meno importante.

La non conoscenza e la sottovalutazione delle conseguenze di una patologia come il diabete oltre a incidere enormemente sulla qualità della vita dei futuri pazienti pregiudica da un lato l'efficacia dei rimedi curativi e dall'altro porta a un aumento considerevole dei costi sanitari a carico della collettività.

Prevenzione e investimenti mirati sugli aspetti strettamente dietetici, nutritivi, di corretta alimentazione e strategia preventiva degli stili di vita dovrebbero essere priorità utili non solo al bene della società, ma anche al bene di un economia che basa la sua forza sulla lungimiranza preventiva.

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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