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Nov 18, 2019 Last Updated 5:54 PM, Nov 17, 2019

Gli effetti positivi sul peso del consumo di alimenti a basso indice glicemico ricchi in falvonoidi.

Tra i componenti più importanti presenti in frutta e verdura e in generale negli alimenti di origine vegetale bisogna annoverare i Flavonoidi sostanze importanti e fondamentali per la buona salute sui cui si concentrano sempre più studi e ricerche.
L'università di Harvard (USA) e della East Anglia (Regno Unito) hanno congiuntamente portato avanti un approfondito studio che ha coinvolto 124 mila adulti nell'arco di 24 anni.
L'obbiettivo era quello di verificare se un abbondante assunzione di flavonoidi attraverso la dieta fosse in qualche modo collegata al peso corporeo influenzando in positivo o negativo la sua gestione.

A questo proposito sono stati controllati ogni quattro anni un insieme di parametri che andavano dalla dieta seguita, alla presenza o meno di abitudini negative come il fumo, allo svolgimento di un attività fisica e alla sua intensità e frequenza.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiAl di la degli altri fattori, comunque importanti, è emerso che un abbondante consumo di falvonoidi con particolare riferimento alle antocianine, ai polimeri dei flavonoidi (abbondanti in te e mele) e ai flavonoli (abbondanti in te, cipolle e mele) era collegato direttamente a un minor aumento di peso e al mantenimento del rapporto massa, altezza e costituzione.

Rispettando così le moderne raccomandazioni dietetiche e di stili alimentari declinate alla prevenzione efficace dell'obesità e delle sue potenziali conseguenze che ricordiamo sono di notevole impatto e solo in apparenza non riguardano o coinvolgono le persone che non ne soffrono.
Precisiamo meglio anche che i flavonoidi non sono solo presenti negli alimenti citati, gli spinaci ad esempio ne contengono ottime percentuali soprattutto se consumati a crudo nella versione delle foglioline più tenere e croccanti mantenendo così inalterate tutte le loro potenzialità.

E non è un caso che questi alimenti rientrino in quella importante categoria di cibi a basso indice glicemico e migliore tolleranza metabolica.
Una somma perfetta, gustosa e salutare di più tipi di flavonoidi l'abbiamo ad esempio in questa ottima ricetta dove due tipi di mele, gli spinaci teneri a crudo, il limone, le bacche di goji e le nocciole esprimono tutta la loro forza e concentrazione di salute e bontà organolettica!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

Parliamo in questo articolo del rapporto fra cibo e sonno e della relazione diretta tra ciò che si consuma prima del riposo è la qualità finale della dormita, compresa la comparsa o meno di sogni agitati.

Tra gli alimenti che principalmente possono portare ad avere sonni agitati o non sereni ci sono il formaggio, il cioccolato, le spezie e la carne, ma un ruolo importante è presumibile che ricada anche sul metodo di cottura e trasformazione del cibo prima del consumo.

Infatti, cotture e trasformazioni che arricchiscono di grassi, magari di pessima qualità, i cibi hanno sicuramente un peso non indifferente sulla digestione quindi sul sonno al di la dei pregi o difetti che l'alimento ha all'origine.

Se ne è parlato in maniera approfondita in una ricerca pubblicata su Frontiers in Psicology in cui sono state analizzate da parte di ricercatori canadesi le abitudini correlate alla qualità del sonno, alla presenza dei sogni e al tipo di alimentazione seguita.
Il tutto calibrato su un campione di circa 300 studenti che hanno compilato una serie di questionari con domande mirate ai tre diversi aspetti del vivere quotidiano.

Riso jasmine al limone con pesce gratinato e asparagi 700x500 CSÈ risultato che per il 18% del campione i sogni erano sicuramente influenzati dalla presenza o meno nel pasto che precedeva il sonno di determinati alimenti o in secondo luogo dal consumo tardivo della cena con un lasso di tempo troppo breve tra questa e il riposo.

I cibi più citati in negativo sono risultati proprio quelli riferiti in precedenza e si è vista anche una precisa relazione tra la difficile tolleranza di una grossa fetta della popolazione canadese (ma in generale, anche se con diverse sfumature, della popolazione globale) verso i derivati dal latte e la qualità del sonno percepita e vissuta direttamente.

Un altro aspetto evidenziato è stato che quanto più il momento del consumo del cibo era lontano dal riposo notturno, tanto più i sogni erano vividi e lucidi.
In pratica il fatto di mangiare molto presto all'ora di cena, consumare preparazioni leggere e facilmente digeribili, fare attenzione al contributo salutistico del cibo consumato determina una qualità del sonno e una qualità dei sogni nettamente migliore.

C'è poi con sorpresa il ruolo al contrario dell'indice glicemico.

Ovvero generalmente il consiglio è quello di consumare il maggior numero di preparazioni con un indice glicemico basso perché questo porta a numerosi vantaggi e soprattutto consente di fare una forte prevenzione attiva rispetto a molte patologie collegate all'alimentazione, in primo luogo il diabete.

Ma nel caso del sonno sembra che il concetto vada ribaltato secondo uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition in cui a un gruppo di adulti sani sono stati fatti consumare due pietanze di riso.

La prima a basso indice glicemico con il ricorso a preparazioni ben calibrate, la seconda a alto indice glicemico con l'uso di qualità di riso come il Jasmin di origine tailandese (per molti versi analogo al basmati).

Chi aveva consumato il riso a alto indice glicemico dimostrava una rapidità maggiore nel prendere sonno probabilmente grazie al fatto che lo stomaco era meno impegnato nella fase di elaborazione avendo a che fare con alimenti raffinati e con poche fibre.

Ciò non significa ovviamente che allora è meglio consumare cibi raffinati a alto indice glicemico, semplicemente l'indicazione può essere utile in quei casi in cui si ha una seria difficoltà a dormire.
E la ricetta che trovate qui può essere un piacevole aiuto in questo.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli effetti di corto periodo, i danni e l'inutilità di quasi tutte le diete diffuse e in circolazione.

Negli ultimi 40-50 anni sono nate e si sono diffuse in maniera esponenziale una serie infinita di diete dimagranti con caratteristiche via via differenti, ma con il comun denominatore di essere la soluzione finale e risolutiva ai problemi di peso e grasso in eccesso.

Un numero così elevato di soluzioni perfette dovrebbe avere avuto come conseguenza certa l'eliminazione definitiva dei problemi di sovrappeso e ogni individuo presente al mondo (intendiamo se non altro il ricco mondo occidentale) dovrebbero rientrare senza problemi nel suo peso forma ideale.

La realtà è tristemente ben diversa come tutti sappiamo e si è ancora ben lontani da risolvere con una semplice dieta, per quanto la si propagandi come la migliore e sofisticata possibile, i problemi di grasso in eccesso.

Di fondo rimane l'ingenuità estrema di molte persone che hanno bisogno di credere a finti miracoli per poter superare difficoltà che quasi sempre hanno soluzioni alla portata di tutti semplici, efficaci, lineari, preventive e curative senza alcun segreto nascosto o misterioso.

Dei danni che paradossalmente quasi tutte le diete commerciali portano alle persone e al loro organismo si discute da anni nel campo della ricerca seria.
Il problema serio e i danni più pesanti si hanno quando con l'avanzare dell'età il corpo ha meno capacità di reagire alle vere e proprio "torture" a cui è sottoposto pur di seguire regimi alimentari senza alcun fondamento con continui saliscendi del peso, a volte estremi e spaventosi.

Un utile chiarimento su questo aspetto cruciale della salute arriva da due recenti ricerche, la prima pubblicata da The Journal of Nutrition a opera di ricercatori della Harvard Medical School di Boston, la seconda avviata in Australia su un campione rappresentativo di più di 8 mila donne seguite per nove anni.

Il primo studio è stato quello più approfondito, nell'arco di 20 anni i ricercatori hanno esaminato le variazioni di peso di un campione di 145 mila tra uomini e donne mettendole a confronto con lo stile alimentare seguito, le abitudini di consumo e le diete specifiche eventualmente portate avanti nell'arco del periodo esaminato.

Inoltre sono state valutate con attenzione le condizioni fisiche di chi consumava in dosi adeguate e abbondanti alimenti di origine vegetale e in particolare verdura e frutta.

Da tutto ciò è emerso come le persone che privilegiavano la qualità di una dieta abbondantemente vegetale al di la delle quantità specifiche o della selezione di determinate categorie (ad esempio le proteine oggi tanto di moda) erano le uniche a riuscire a limitare con efficacia l'aumento di peso.

Un aumento che con l'avanzare dell'età è entro certi limiti fisiologico in quanto il ridotto metabolismo e un'attività fisica meno frequente non aiutano a mantenere l'efficienza energetica.

Lo studio Australiano non è stato meno interessante, qui i ricercatori hanno raggruppato in 4 categorie i soggetti esaminati in base alle strategie personali adottate per il controllo del peso.

Le persone che mediamente aumentavano meno di peso (580 grammi all'anno) erano quelle che facevano abitualmente una buon attività fisica sommata a un attenzione alla qualità della dieta con predilezione verso le fonti vegetali.

Al secondo posto le persone che non seguivano alcuna strategia particolare (640 grammi all'anno), quindi quelle a dieta moderata con una leggera attività fisica (730 grammi all'anno) e per finire quelle perennemente a dieta (880 grammi all'anno) che mantenevano allo stesso tempo vizi poco salutari come il fumo.

Dati estremamente significativi che confermano l'inutilità assoluta di quasi tutte le diete diffuse e in circolazione i cui effetti sono praticamente sempre di corto cortissimo periodo a fronte di danni a lunghissima latenza di smaltimento e recupero.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

I chili in eccesso e l'alterazione del carico glicemico portano conseguenze nefaste anche alle funzioni basilari di apprendimento.

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.
Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.
Il loro prezioso lavoro viene modificato in negativo e invece di neutralizzare detriti cellulari, lipidi, cellule in apoptosi, virus, batteri e tutti gli elementi esterni dannosi deteriorano le sinapsi modificando le capacità di apprendere e comprendere in maniera funzionale.

Nella pratica succede che se di norma le cellule della microglia presenti nel cervello si muovono costantemente nei soggetti obesi rimangono ferme arrivando a inglobare e danneggiare le sinapsi con influenza diretta sull'apprendimento.
Questo grave meccanismo non ancora verificato specificamente sugli uomini ma con elevata percentuale di attendibilità è un altro tassello importante che dovrebbe far riflettere profondamente sul proprio stile alimentare e sul controllo dei chili in eccesso valutando con estrema attenzione, ad esempio, l'impatto dell'indice glicemico e l'efficacia di nutrirsi con cibi che portano in se un basso impatto sulla glicemia.
La buona notizia è che questo meccanismo grave può essere facilmente fermato rendendolo reversibile, basta perdere i chili di troppo, consumare meno grassi nocivi e stimolare corpo e mente con l'attività fisica moderata!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

Limitare le bibite con edulcoranti sintetici e controllare l'equilibrio del microbiota per controllare al meglio la glicemia.  

Per contrastare il consumo e l'abuso del classico zucchero nell'industria alimentare si ricorre spesso ai dolcificanti artificiali a basso o nullo contenuto calorico, sostanze che nel tempo sono diventate tra gli additivi alimentari più utilizzati al mondo.
Il consumo avviene soprattutto tramite le bibite dolci e visto il basso contenuto calorico la spinta consumistica è indirizzata soprattutto a chi è obeso, in sovrappeso o vuole contenere il peso corporeo entro determinati limiti.

Ma questo consumo quanto può influenzare la condizione del microbiota, l'insieme dei microrganismi che vivono nel nostro apparato digerente e hanno funzioni metaboliche (come la produzione di vitamine e l'eliminazione dei batteri nocivi) determinanti per la buona salute?
Una domanda importante perché le ultime acquisizione scientifiche hanno stabilito che il microbiota è un vero e proprio organo funzionale che scambia informazioni con il cervello, il fegato e il tessuto adiposo e può anche influenzare il controllo della glicemia.

Risponde a questa domanda uno studio pubblicato su Nature dove sono stati esaminati le conseguenze del consumo eccessivo di edulcoranti artificiali (soprattutto aspartame, saccarina e sucralosio) rispetto alla glicemia.
Conseguenze che portano a squilibri metabolici responsabili diretti dell'aumento della glicemia con una composizione della popolazione batterica alterata in negativo rispetto a quella di chi non consuma abitualmente alimenti o bibite con edulcoranti artificiali.

La conclusione degli studi rimarca l'importanza di due aspetti basilari rispetto al controllo della glicemia: il consiglio perentorio di non consumare o limitare al massimo il consumo di dolcificanti artificiali e l'attenzione basilare rispetto alla salute della flora intestinale.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Definizione e utilità dell’indice glicemico

definizione indice glicemico p

 

Il rialzo del livello di zucchero nel sangue (glicemia) è un fenomeno del tutto naturale quando si consuma del cibo e in particolare se questo cibo è prevalentemente composto da carboidrati. L'organismo reagisce tramite il pancreas compensando la situazione con una consistente produzione di insulina che si occupa di agevolare la distribuzione del glucosio...

 

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