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Dec 13, 2019 Last Updated 12:03 PM, Dec 13, 2019

Un incontro a Perugia sugli effetti antinfiammatori del cacao. 

Nella più recente edizione di Eurochocolate si è svolto un incontro molto curioso organizzato in collaborazione con Roberto Gerli, ordinario di Reumatologia dell'Università di Perugia, l'Associazione Malati Reumatici Umbria e Cittadinanzattiva.
Tema avvincente e coraggioso: "I benefici effetti che il cacao ha sulla cura e sulla prevenzione delle malattie reumatologiche".

E per cacao vista la manifestazione non si poteva altro che parlare di cioccolato, ossia uno degli alimenti più golosi esistenti, oggetto negli ultimi anni di numerosi studi un po' su tutti i fronti viste le sue peculiari componenti che sembra abbiano un influenza diretta su molte patologie, se non altro in chiave preventiva.

Al centro dell'attenzione i flavonoidi contenuti nel cioccolato e le loro capacità antiossidative e antinfiammatorie, aspetto questo che interessa direttamente chi soffre di problemi reumatici visto che la patologia nella stragrande maggioranza dei casi è direttamente collegata a una alterazione infiammatoria.

La questione è certamente allettante, ma non deve spingere a ingurgitare ogni giorno dosi cospicue di cioccolato, sia perché le ricerche a supporto hanno bisogno di approfondimenti e ulteriori verifiche sia perché allo stato attuale delle conoscenze i benefici del cioccolato sono riferiti a micro quantità e evidenziano che un eccesso di cioccolato può avere il risultato esattamente opposto con effetti negativi preponderanti rispetto a quelli positivi.

Si parla per ora di una quantità settimanale di 50 g di buon cioccolato fondente, l'unica versione che garantisce gli effetti benefici senza l'influenza di altre componenti come il latte.
Una quantità effettivamente bassa, diciamo più un punto di partenza che arrivo, altri studi andranno incrociati perché come detto il cacao sembra avere interessanti effetti su molte altre patologie come l'ipertensione.

Una buona ricetta come contributo all'assunzione di cioccolato la trovate qui, veramente notevole considerando anche la potente presenza dell'olio da olive con tutte le sue immense positività.

Da evitare anche il passaggio repentino da ambienti caldi e umidi che favoriscono la sudorazione del corpo ad ambienti freddi come l'esterno d'inverno, una cantina, una cella refrigerante o la semplice ma prolungata esposizione al frigorifero di casa che è comunque preferibile posizionare lontano da fonti di calore come forno e fornelli.

Attenzione anche ai pesi e ai movimenti bruschi che capita spesso di eseguire se ad esempio nella parte inferiore della cucina sono posizionati il forno, cassetti, armadietti. mensole.
Tutti questi elementi, spazio permettendo, sarebbero invece da posizionare all'altezza delle braccia in modo da favorire un accesso facile e comodo.

i dolori reumaticiIn ogni caso per prendere qualsiasi oggetto posizionato in basso, a maggior ragione se pesante, è consigliabile usare le gambe, flettendo le ginocchia, piuttosto che piegare di continuo la schiena e favorire così l'insorgenza di dolori o, nei casi più sfortunati, di strappi e infiammazioni muscolari.

Se capita di passare molto tempo in cucina, è fondamentale scegliere calzature adeguate che accolgano in maniera confortevole il piede sottoposto a un notevole lavoro di mini spostamenti, lasciandolo ben respirare e riposare nei momenti di pausa.

Meglio evitare l'uso di calzature chiuse, in primo luogo scarpe da ginnastica, preferendo quelle aperte e in particolare gli zoccoli anatomici che non solo rispondono ai criteri di comfort e traspirazione ma proteggono molto efficacemente i piedi dal contatto e dalla caduta accidentale di oggetti come pentole, coltelli o, peggio ancora, liquidi bollenti dai quali è
bene proteggersi anche indossando un grembiule con pettorina di tessuto forte e resistente.

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "I dolori Reumatici"

 

L'aiuto possibile di quattro piante dal potere antinfiammatorio. 

Sono diversi i vegetali naturali che possono contribuire ad alleviare le tante problematiche che colpiscono chi soffre di malattie reumatiche, come artrosi e artrite reumatoide.
Un contributo che può diventare anche piacevole se veicolato tramite la buona tavola e la corretta alimentazione in un equilibrio tra salute, sapore e prevenzione.

In una non recente ricerca pubblicata sulla rivista specializzata Evidence Based Complementary and Alternative Medicine e portata avanti da studiosi della Case Western Reserve University di Cleveland si è puntata l'attenzione su 4 specifici elementi vegetali che spesso possono (e devono, a parte le dovute eccezioni!) rientrare nel regime alimentare quotidiano.
Tè verde (Camellia sinensis), zenzero (Zingiber officinale), curcuma (Curcuma longa) e uncaria (Uncaria tomentosa) sono il poker analizzato, tutti con interessanti aspetti e effetti concreti sulle infiammazioni, anche se è sempre bene precisare l'attenzione massima che si deve avere rispetto all'interazione con i farmaci e la terapia specifica seguita da ogni paziente.

Vediamo come le singole piante contribuiscono ad alleviare dolori e complicanze reumatiche:

  1. il tè verde è forse una delle piante più studiate in assoluto con tutta una serie di prerogative positive utili per molte patologie, anche se su questa pianta come non mai ultimamente si è posto l'allarme rispetto alle possibili interferenze con le terapie farmacologiche. Del tè sono accertate per quanto riguarda la patologia reumatica le notevoli proprietà antinfiammatorie e gli effetti protettivi sulla cartilagine;
  2. anche per lo zenzero sono messe in evidenza le forti capacità antinfiammatorie oltre a quelle più note come l'aiuto nei casi di disturbi digestivi, gonfiori addominali, cefalee e nausea, l'aspetto intrigante è che lo zenzero si riesce a introdurre con grande vantaggio gustativo in moltissimi piatti comuni;
  3. la curcuma è una spezia dalle fortissime proprietà e se ne consiglia già l'uso come prevenzione di molte patologie tumorali, la curcumina è il suo segreto intimo, una sostanza che ha spiccate attività antinfiammatorie e antiossidanti molto utili in caso di artrosi e artrite reumatoide. Come lo zenzero le sue applicazioni in cucina sono infinite e estremamente interessanti;
  4. l'uncaria, liana amazzonica ben nota nella medicina popolare peruviana per il contrasto a diverse malattie delle vie respiratorie, esula un po' dagli usi tipici di cucina, di contro sembrerebbe avere un'ottima azione nelle malattie reumatiche grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti.

Lo studio citato metteva in evidenza in particolare queste quattro piante, ma diverse altre (su tutte l'artiglio del diavolo) possono aiutare chi soffre di problemi reumatici, l'importante è non improvvisare decidendo da se dosaggi eccessivi di queste buoni vegetali senza un riguardo alla propria situazione personale e all'eventuale terapia seguita.

Ecco una ricetta per dimostrare come usare zenzero e curcuma piacevolmente e con gusto!

Rimane l'avocado un frutto davvero straordinario per le ampie possibilità creative che offre in cucina grazie alla sua polpa incredibilmente polivalente, le diverse consistenze con cui è possibile usarla e la cremosità che può offrire, base di eccellenti preparazioni salate e dolci.

Se poi andiamo oltre la sola cucina scopriamo come questa polpa porta in dote una carico ancora più prezioso di sostanze utili alla salute, non a caso dalla ricerca internazionale è un continuo di scoperte e conferme in questo senso.

Di un frutto così prezioso è sempre risultato strano però che le altre parti oltre la polpa non esprimessero altrettante doti e proprietà, pensiamo per esempio alla particolare buccia o al grande seme interno.

Ci hanno pensato gli studiosi del Center for Plant and Mushroom Foods for Health della Penn State University a portare alla ribalta proprio il seme svelando una serie di risvolti positivi e benefici.

Si è partiti da un uso già consolidato del seme come fonte primaria di un estratto utilizzato come colorante alimentare arancione di cui si era già notata la tendenza a limitare la produzione di mediatori pro infiammatori.

Approfondendo le verifiche e le sperimentazioni queste doti non solo sono state confermate, ma hanno suggerito ai ricercatori la possibilità di ampliare ancora di più il potenziale antiinfiammatorio della sostanza.

In prospettiva soprattutto come concreto aiuto per le problematiche che ruotano intorno all’artrite e a tutte le tante altre degenerazioni organiche scatenate da situazioni di infiammazione cronica.

Potremmo avere presto quindi un nuovo e potente antinfiammatorio derivato dal magico frutto dell'avocado grazie al suo seme di cui probabilmente si arriveranno presto a scoprire nuove e interessanti proprietà!

Come e quanto queste sostanze riescono a diminuire il rischio di insorgenza. 

In un lunga ricerca svolta dal Karolinska Institute di Stoccolma e pubblicata dalla rivista Annals of the Rheumatic Diseases sono stati svelati ulteriori pregi e vantaggi del consumo di alimenti ricchi di omega 3.
Nel caso specifico l'analisi voleva mettere in relazione il consumo di questi benefici elementi naturali nelle donne con le problematiche relative all'artrite e in generale alle disfunzione di carattere reumatico.

Sono state prese in esame 32.000 donne nate tra il 1914 e il 1948 e tra il 2003 e il 2010, dividendole in cinque categorie in base al livello di alimentazione seguita con particolare attenzione alla presenza o meno di omega 3 e alla percentuale assimilata, passando da un minimo di 0,21 grammi al giorno o meno a un massimo di mezzo grammo al giorno.

Rispetto a questa massa di soggetti analizzati si è visto che 205 donne hanno sviluppato l'artrite reumatoide, ma chi seguiva una dieta con una presenza superiore a 0,35 grammi al giorno di omega 3 vedeva diminuito di ben il 52 % il rischio di incorrere nella malattia.
Curiosamente oltre questo livello di assunzione non sono sembrati esserci ulteriori vantaggi, almeno a livello di interazione con le problematiche reumatiche, ma se non altro gli studiosi ritengono che il consumo di almeno una porzione a settimana può diminuire il rischio del 29 %.

Anche se la ricerca si è concentrata sulla presenza di omega 3 soprattutto nel pesce è opportuno ricordare che ci sono fonti vegetali altamente raccomandabili per rifornire l'organismo di queste preziose sostanze.
A cominciare dai semi di lino che sono in assoluto la fonte vegetale più ricca, in particolare in un solo cucchiaio di olio (circa 15 ml) che si ricava da questi semi sono racchiusi ben 6,6 grammi.

Un concentrazione alta, ma estremamente delicata in quanto l'olio di lino va conservato con molta attenzione e utilizzato nel più breve tempo possibile una volta aperto, molto più interessante è l'uso dei singoli semi a cui basta essere macinati al momento dell'uso per farci assumere con soli 30 grammi une bel 3,2 grammi di omega 3.

Se poi non si riescono a reperire o trovare questi semi le comune noci, preziosissime per moltissime altre cose, ne contengono poco meno.

Ecco una ricetta con cui consumare la vostra bella porzione di semi di lino esaltando il gusto e il piacere della buona tavola!

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