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Aug 23, 2019 Last Updated 9:21 AM, Aug 22, 2019

L'importanza dell'attività fisica, dei nutrienti alimentari e di quelli del piacere. 

Ritorniamo a occuparci del ruolo dell'attività fisica sommata a una buona alimentazione, buona dal punto di vista dell'equilibrio nutrizionale, ma anche del gusto senza il quale mancherebbero alla nostra mente e al nostro animo altri "importanti nutrienti" spesso poco considerati.

In un recente convegno tenuto a Lanzo Torinese dal titolo "Prevenzione dei Tumori: il ruolo del CAI" ci sono stati interessanti interventi a conferma di tutto questo.
Con al centro il mondo della montagna collegato a questi temi dalla semplice constatazione di come il movimento in un ambiente naturale e ultra stimolante come quello montano non solo allena il fisico, ma aiuta tantissimo la mente e di riflesso diventa una doppia arma preventiva.

Il concetto centrale venuto fuori dal convegno è stato lo stretto legame in chiave preventiva nel seguire una serie di buone norme alimentari sommate a un attività fisica, preferibilmente di 30 minuti al giorno, moderata nella sua intensità e "proporzionata" all'età del fisico di chi la esegue.
Gli eccessi di attività, infatti, a parte chi fa sport per professione ed è controllato e seguito generalmente da medici appropriati, producono effetti contrari con un affaticamento inutile dell'organismo e un rischio di un calo di attenzione e energie riservate alla cura dell'alimentazione.

Ecco alcune pillole di saggezza uscite dal convegno di cui è bene prendere nota e riflettere se si ha a cuore la propria salute.
Iniziamo con le riflessione del Prof. Franco Berrino, oncologo dell'Istituto Nazionale per la Diagnosi e Cura dei Tumori di Milano, dopo una prima analisi dei tumori attualmente in fase calante e in fase ascendente ha voluto subito ribadire come sia essenziale per una buona prevenzione mantenere un fisico asciutto e snello in ogni caso mai superiore al proprio peso forma.

Inoltre è bene praticare quotidianamente attività fisica, limitare alimenti super calorici, succhi e bevande zuccherate, carni in generale e quelle rosse in particolare, evitare o circoscrivere salumi e conserve sotto sale diminuendo il più possibile queste insaporitore dalla dieta.
Privilegiare poi frutta e verdura, assumere direttamente dal cibo i nutrienti necessari e non dagli integratori, consumare frutta secca e semi oleosi senza però esagerare, limitare il consumo di proteine, latte e latticini.

L'attività fisica riduce del 25% i tumori intestinali, influisce positivamente su quelli polmonari, fa funzionare meglio l'insulina, in generale protegge dal cancro tutto l'organismo.

La dr.ssa Etta Finocchiaro, nutrizionista della Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ospedale delle Molinette di Torino, ha tracciato una linea chiara sul rapporto alimentazione corretta e prevenzione tumori: a prescindere dai fattori di rischio più o meno modificabili è il ruolo preventivo della dieta a fare la differenza, alcool, obesità, "cibo-spazzatura", grassi saturi sono elementi fortemente destabilizzanti e favorenti lo sviluppo di tumori.

Infine la dr.ssa Elena Barisone del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Regina Margherita di Torino ha portato una serie di dati a dimostrazione di come bambini colpiti da neoplasie tendono a migliorare di molto la loro guarigione o recupero post cura se sottoposti a un'attività fisica mirata e controllata più in un contesto di natura e varietà ambientale che in un contesto chiuso, isolato e circoscritto.

Il ruolo dell'allicina contro le patologie ai polmoni. 

L'aglio è uno degli aromi più straordinari in cucina malgrado la nomea e i pregiudizi infondati che in alcuni casi si porta dietro.
Straordinario in cucina e ancora di più per la prevenzione di numerosissime patologie come raccontato dalla saggezza popolare e sempre di più confermato dalle moderne e serie ricerche mediche.

L'ultima condotta dallo Jiangsu Provincial Centre for Disease Control and Prevention e pubblicata online su Cancer Prevention Research ci racconta che il consumo almeno due volte nell'arco della settimana di aglio crudo riduce di fatto del 50% la possibilità di sviluppare un cancro al polmone.

Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di più di 1.424 pazienti malati di cancro al polmone incrociando e raffrontando i dati ricavati con quelli di 4.500 persone adulte in salute.

Ciò che è venuto fuori con chiarezza è che chi consumava aglio crudo abitudinariamente e con una certa frequenza settimanale vedeva abbassarsi di molto la possibilità di complicazioni ai polmoni.
Questo non solo per chi conduceva uno stile di vita impeccabile, ma anche per i fumatori abituali e altri soggetti a rischio di complicazioni polmonari, pur se in questi casi la percentuale di diminuzione del rischio si attestava "solo" intorno al 30%.

Rimane solo da chiarire meglio se benefici così forti si ottengono anche nel caso di consumo di aglio cotto, in genere più accettabile e gradito.

Una prima risposta negativa arriva però dalla constatazione avvalorata da precedenti studi nei quali si è evidenziato con chiarezza che alla base degli effetti benefici dell'aglio c'è l'allicina, una sostanza che è al massimo della sua efficacia preventiva solo quando lo spicchio viene schiacciato, tagliato o ancora meglio tritato finemente.
Ricordiamo che l'allicina è un potente antiossidante capace tra le altre cose di ridurre i danni dei radicali liberi.

Onore agli agrumi e alla frutta. 

L'alto contenuto di fibre di molti ortaggi e frutti è la base di molte delle funzioni difensive e preventive che la natura ci regala attraverso questi importanti alimenti.

Ennesima conferma arriva da una ricerca effettuata di recente dall'Indiana University dove un team di ricercatori partendo da alcune indagini precedenti che avevano come oggetto la pectina (il forte e potente addensate contenuto in molta frutta) è arrivata a elaborare un nuovo composto.

In precedenza si era osservato come la pectina fosse si in grado di ridurre le infiammazioni correlate alle patologie tumorali, ma allo stesso tempo ci si era trovati di fronte alla difficoltà che questa particolare fibra, come tante altre fibre, è difficilmente assorbibile dall'organismo umano.

L'intuizione è stata quella di creare in laboratorio un composto che fosse in grado di trasformare la pectina in catene molecolari più assimilabili e leggere così da renderla una stretta alleata della chemioterapia.

Il forte contrasto alla galectina-3, infatti, priva le cellule tumorali di proteine e ne determina il decesso.
Questo in particolare nei confronti del tumore al seno nelle donne, in quello della prostata e del colon negli uomini.

Il tutto è stato pubblicato di recente all'interno del magazine specialistico "American Journal of Pharmacology and Toxicology".
Lo studio avrà bisogno certamente di altre conferme, ma è un altro elemento importante che riconduce direttamente all'estrema importanza di alimentarsi sfruttando tutte le armi naturali messe a disposizione dalla terra.

Fresco o secco è un aiuto per il cancro al seno e il controllo della glicemia. 

La frutta ha enormi potenzialità preventive nei confronti di molte patologie invasive e naturalmente anche curative, anche se queste ultime hanno sempre bisogno di ricerche e studi incrociati per avvalorarne la reale efficacia.
Interessanti due studi paralleli effettuati sulle potenzialità benefiche di un frutto dalle caratteristiche estremamente intriganti a livello nutrizionale.

Stiamo parlando del mango oggetto di ricerche indirizzate a capire meglio le sue doti di riduttore della concentrazione di zuccheri nel sangue e di elemento preventivo contro specifiche categorie di tumori.
Partiamo da quest'ultimo aspetto consono alla rubrica e potenzialmente rivoluzionario rispetto alla lotta contro i tumori, in particolare contro quello al seno.

La prolifica diramazione dell'Institute for Obesity Research and Program Evaluation facente parte della Texas A&M University in un ricerca specifica sul mango è riuscita a scoprire che il suo consumo, all'interno di una normale dieta, riesce a regolare con più efficacia l'indice glicemico dell'organismo e contemporaneamente riduce i livelli di infiammazione per le donne con cancro al seno.

Una volta prelevate cellule di persone affette da tumore al seno i ricercatori hanno introdotto al loro interno i polifenoli del mango, il risultato è stato un abbassamento dell'infiammazione, un effetto che ha riguardato sia le cellule malate che quelle sane.
Il tutto è stato ritenuto molto promettente rispetto alle dinamiche seguite fino ad ora attraverso la terapia tradizionale.

In parallelo nell'Okhlaoma State University sono stati reclutati una serie di pazienti con conclamata obesità e Indice di Massa Corporea di 30Kg/m2 per un doppio test utilizzando mango fresco e secco.
Presa come riferimento la dose standard di 100 g a metà dei partecipanti e stato fatto consumare solo il frutto fresco e al restante la versione secca, in entrambi i casi superato il periodo di controllo e effettuate le opportune analisi di verifica i livelli di zucchero nel sangue erano decisamente diminuiti.

Con una piccola differenza: le donne partecipanti all'indagine a fine test avevano un Indice di Massa Corporea superiore a quella degli uomini.

La relazione diretta tra tumore all'esofago e chili di troppo.

Una altra notizia che mette direttamente in collegamento il sovrappeso e l'obesità con uno dei tumori che colpiscono fin dalla giovane età, quello all'esofago.
Che nel nostro paese, in base alle stime dell'Associazione italiana registri tumori, colpisce ogni anno circa duemila nuovi pazienti molti dei quali adolescenti molto lontani dal loro peso ideale.

Una relazione che è stata confermata da una ricerca pubblicata lo scorso anno sulla rivista scientifica Cancer grazie al lavoro svolto da ricercatori israeliani impegnati sull'analisi di una mole cospicua di dati relativi a un milione di ragazzi con età media di 17 anni.

Ovviamente questo nefasto tumore non è l'unica causa nel sovrappeso, fattori come alcol, fumo, eccessi alimentari, squilibri nutrizionali, sedentarietà e infiammazioni croniche amplificano di molto il suo sviluppo, ora però esiste un collegamento diretto anche con l'eccesso di peso e lo studio ne dimostra la negativa influenza.

Così i ricercatori del Rabin Medical Center di Israele coordinati da Zohar Levi hanno intrecciato i dati di un arco temporale che andava dal 1967 al 2005 sull'indice di massa corporea di circa un milione di ragazzi maschi sottoposti a una visita medica generale con quelli del registro tumori nazionale.
Potendo in questo modo chiarire in quanti si sono poi ritrovati esposti agli effetti di un carcinoma esofageo e stabilire un collegamento diretto con un eccesso di chili e massa grassa perché statisticamente chi si trovava a quell'età in condizioni di sovrappeso aveva il doppio delle probabilità di ammalarsi di questa forma di cancro.

La condizione sociale e economica si è rivelata un aggravante, le famiglie più povere e con meno possibilità di seguire un regime alimentare equilibrato avevano un sensibile rischio aumentato.

Ricordiamo il quadro complessivo di questo tumore: ne sono colpiti prevalentemente i maschi (3 a 1 rispetto alle donne), viene favorito in primo luogo da alcol e tabacco (i fumatori hanno probabilità di ammalarsi fino a 10 volte maggiori rispetto ai non fumatori), una dieta carente di frutta e verdura con ridotto apporto di vitamina A ne aumenta le probabilità di insorgenza così come il consumo di bevande troppo bollenti, l'introduzione di un eccesso di grassi alimentari e l'aumento di peso incontrollato modifica il livello di ormoni che favoriscono l'insorgenza dei tumori.

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