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Jun 07, 2020 Last Updated 10:14 PM, Jun 4, 2020

L'interazione tra tipo di alimentazione, massa di calorie ingerite e percentuale di proteine presenti. 

Rispetto alla prevenzione dei tumori c'è uno stretto legame tra qualità dell'alimentazione seguita, quantità delle calorie ingerite e incidenza percentuale delle proteine rispetto agli altri nutrienti.
Partendo dal primo aspetto è ormai confermato da numerose ricerche che un alimentazione in sintonia con le direttive tipiche della dieta mediterranea nella sua forma di origine (cioè senza le degenerazioni degli ultimi anni) è la migliore forma di assunzione di elementi fortemente protettivi a livello generale.

Allo stesso tempo ricerche parallele e confronti incrociati hanno messo in evidenza come una riduzione calorica moderata e costante accompagnata da un alimentazione equilibrata sia un altro fattore di prevenzione determinante verso molte malattie e in particolare verso lo sviluppo di cellule tumorali.

Ma c'è un terzo elemento importante venuto alla ribalta in questi ultimi anni ovvero il ruolo delle proteine, in particolare di quelle animali, rispetto all'insorgenza dei tumori.

Come sostiene l'autorevole dottor Luigi Fontana, esperto dei legami tra dieta ed invecchiamento, nel mondo occidentale, l'aumento di tumori è avvenuto assieme all'aumento di proteine e una loro riduzione implica un giovamento al di la della presenza o assenza del fattore-rischio peso visto che test clinici condotti su persone magre con alimentazione ricca di proteine hanno evidenziato come il loro organismo presentasse alti livelli di IGF-1.

L'IGF-1 è un importante fattore di crescita connesso a molti tipi di tumori e in questa ricerca pubblicata su PubMed è stato chiarito meglio come la quantità di proteine ingerite quotidianamente ne influenza la presenza nell'organismo.

Le conclusioni e i dati della ricerca, infatti, dicono che l'assunzione di proteine è un fattore determinante rispetto ai livelli di IGF-1 e il dimezzamento della loro presenza portandole a non più di 0,8 grammi di proteine per chilo corporeo (attualmente nella popolazione Italiana il livello è oltre il doppio) aiuta significativamente a tenerlo sotto controllo.

Un dibattito acceso dopo l'ultima ricerca in ordine di tempo che nulla toglie all'importanza di consumare un'alta dose di vegetali per stare in salute.

Tre, cinque o dieci, ormai è questa la domanda principale che ci si pone quando si affronta il discorso della quantità ideale di vegetali da consumare giornalmente in termini di porzioni, una prassi di prevenzione a fortissima valenza sulla salute dell'organismo.
La campagna storica lanciata molti anni fa dopo la valutazione attenta di una lunga serie di affidabili studi in materia proponeva con dati molto attendibili il consumo di almeno 5 porzioni di vegetali al giorno, comprendenti principalmente frutta, verdura, legumi.

Una indicazione che è appunta diventata una lunga e meritevole campagna di sensibilizzazione nei confronti della popolazione a fronte dell'aumento esponenziale di una serie di patologie strettamente legate con l'alimentazione a cominciare dai tumori.
Nel frattempo altri studi osservazionali hanno via via aggiunto nuovi scenari e tesi rispetto al numero di porzioni, ma in particolare si è trattato di discutere su quanto e cosa rappresentava una porzione per garantire l'introito sufficiente di componenti protettive.

Intorno a febbraio di quest'anno un nuovo studio inglese cambiava di molto la prospettiva sostenendo che le porzioni in realtà necessarie per una buona copertura dovevano essere addirittura il doppio, cioè dieci.
L'ultima ricerca sull'argomento condotta dalla McMaster University di Hamilton, in Canada e pubblicata su The Lancet, discussa e analizzata al recente congresso della Società europea di cardiologia a Barcellona ha, invece, abbassato a tre il numero di porzioni necessarie.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiI ricercatori hanno analizzato con cura i dati dello studio Pure (Prospective Urban Rural Epidemiology) basato su 18 diversi Paesi, quindi con un ampio spettro di situazioni specifiche.
Dal confronto si è visto che gli individui, seguiti per una media di sette anni e mezzo, che consumavano abitualmente da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, per un totale di circa 4-500 grammi riportavano un rischio di mortalità decisamente inferiore quantificabile intorno al 22%.

La combinazione migliore è risultata dalle analisi quella che vede la presenza di circa 125 grammi rispettivi frutta e verdura e oltre 150 grammi per i legumi, mentre consumi nettamente maggiori di questi non hanno rilevato differenze significative.
Di fronte a questi dati contrastanti bisogna fare dal punto di vista della cucina del benessere alcune osservazioni importanti anche perché la strategia di determinate porzioni di vegetali da consumare giornalmente è storicamente legata alla campagna contro i tumori per il semplice motivo che dal punto di vista alimentare questa semplice abitudine ha effetti tangibili e di forte contrasto rispetto a questa devastante patologia.

La prima osservazione è in realtà confortante, nel senso che tutto sommato è un bene che si continui a parlare della questione essendo estremamente importante e strategica per la nostra salute.
La seconda è pura questione di buonsenso, giocare con i numeri ha poca utilità semplicemente perché entrano in gioco molti altri fattori che sono paralleli all'alimentazione, le condizioni ambientali in cui si vice, il proprio stile di vita, la predisposizione genetica e diverse altre cose.
Quello che è un gran bene è il rimarcare il ruolo dei vegetali in generale nel panorama della dieta giornaliera e il ruolo estremamente importante che ha di riflesso la sana e buona cucina delle verdure, un cucina che porta tanta salute insieme a tanto godimento per il palato.

Il nostro consiglio è quindi quello di non giocare tanto con i numeri quanto piuttosto divertirsi a giocare in cucina, trovare il tempo che ingiustamente si afferma di non trovare, rinunciare a quelle cose che non sono poi così importanti per il benessere e la salute, degustare con consapevolezza le porzioni della prevenzione, come in questa bellissima e buonissima ricetta!!!

Il rapporto IARC su carne, tumori e salute.

Si sono scatenate numerose prese di posizione sul dibattito innescato dalla conclusioni del rapporto IARC sulla carne rossa e conservata con i suoi nefasti risvolti su salute e tumori.
Colpisce forse più di tutto il discutibile tentativo in atto di minimizzare i rischi difendendo a prescindere l'assunzione di carne: ricorrendo alla parolina magica "moderato consumo" tutto sembrerebbe risolto.

Per chi minimizza il problema è relativo e il messaggio conseguente si traduce in un tranquillo via libera nel consigliare in ogni caso il consumo di carne e quel che è peggio insaccati scaricando colpe e onte del problema su chi solleva a gran voce la questione supportato da dati diventati ufficiali e pubblici.
I dati resi pubblici dal rapporto dello IARC, lo ricordiamo con chiarezza, sono frutto di analisi molto dettagliate e circostanziate che hanno preso in considerazione quasi 800 studi e ricerche diverse effettuate in ogni angolo del mondo da istituiti, università e centri specializzati in vari campi, indipendenti o pubblici che fossero.

Ma questi dati così importanti balzati agli onori della cronaca sono pubblici e nuovi solo per chi non interessandosi minimamente al cibo se non in apparenza o per godere della sola parte organolettica non si è mai documentato e informato.
Per tutti gli altri e chi è attento a ciò che consuma consapevole della sua influenza sull'organismo sono notizie vecchie, datate, sapute e risapute, convalidate da altre centinaia di ricerche serie e affidabili.
Per questo motivo se il tentativo di sminuire i dati da parte dei paladini della carne a oltranza è estremamente discutibile lo è anche chi cerca di speculare ora su queste notizie, amplificare ed esasperare notizie e informazioni buone che andrebbero comunicate con saggezza, mettersi in mostra affermando di aver sempre avuto ragione.

Così facendo si giustifica chi difende l'abbondante consumo di carne, si rafforzano gli estremi, si compattano i ranghi e alla fine tutto ritorna al punto iniziale.
Quando altre notizie allarmistiche e di tendenza prenderanno il sopravvento sarà facile far dimenticare questa.
Chi lavora nella direzione di offrire agli altri messaggi, contenuti, doni di buona alimentazione sa bene che notizie così sono pilastri da tenere con se e prendere a riferimento quando si spiega e si cerca di insegnare la "buona cucina".
Che per inciso non è quella che elimina totalmente la carne illudendosi che in questo modo tutto si risolve.

Del resto è un dato sconcertante scoprire che molti di quelli che escludono la carne per i più disparati motivi in realtà mangiano male e in maniera errata.
È quindi evidente che il punto non è tanto carne si o carne no.
Contano tante altre cose come ad esempio saper eseguire bene le tecniche di cottura corrette, conoscere la natura fisica degli alimenti, ciò che li può danneggiare o migliorare, quale interazioni possono avere con la condizione fisica di ogni singola persona.

Se prendiamo come riferimento questa foto è molto facile capire a tutti come per inciso non è che le verdure grigliate, nere, carbonizzate che accompagnano la carne siano meno pro tumori e arrivano a fare meno di male di questa, come non è l'insalatina sul fondo del piatto che può salvare una mala cottura di carne e verdure.

Più importante è essere consapevoli del cibo consumato e delle sue quantità attenendosi a studi oggettivi, seri e affidabili e trovando da se la strada migliore per l'organismo personale e la salute soggettiva.
Perché ogni persona è diversa e non esiste in nutrizione ne una regola assoluta ne una verità indissolubile!!!

L'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso di carne ha nel caso del cancro al colon-retto.  

Nel recente meeting annuale della American Society of Human Genetics 2013 tenuto a Boston in autunno è stata messa in evidenza una scoperta che ribadisce per l'ennesima volta l'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso nel consumo di carne porta con se.
Carne in generale e carne rossa in particolare, che come risaputo da tempo aumenta considerevolmente il pericolo di cancro del colon-retto quando se ne abusa, quando se ne fa un consumo abituale e quando il consumo avviene sottoforma di carni lavorate e conservate.
E qui si inserisce la scoperta recente di un test del Dna capace di individuare uno specifico gene, presente in una persona su tre, responsabile dell'aumento del rischio di cancro al colon-retto quando si consumano consistenti porzioni di carne rossa.

Lo studio è stato condotto da Jane Figueiredo dell'Università della California Meridionale e oltre al test del gene "in negativo" ha trovato anche un secondo gene "in positivo" che all'opposto del primo riduce il rischio di tumore se gli individui portatori consumano tanta frutta e verdura.
Esiterebbero quindi gruppi di persone geneticamente più predisposti al tumore quando consumano troppa carne rossa.

Lo si è accertato dopo aver studiato 2,7 milioni di sequenze genetiche nel Dna di 9.287 pazienti col tumore e 9.117 soggetti sani di controllo.
Negli individui portatori di una determinata mutazione il rischio tumore associato al consumo di carne è molto più elevato: si tratta della mutazione 'rs4143094' in una regione del cromosoma 10 che include anche il gene GATA3, già noto per essere collegato a vari tipi di cancro.

Allo stesso tempo esistono altre persone portatrici di una mutazione sul cromosoma 8 in grado di ridurre significativamente il rischio tumore del colon se nella dieta vengono consumate grandi porzioni di frutta e verdura.
Ma al di la delle applicazioni pratiche di indagine e analisi che questa scoperta comporta resta il dato di fondo di come sia fortemente consigliabile sempre consumare il più alto numero di vegetali rispetto a carni e proteine in generale.

Gli ortaggi bianchi sono un vero toccasana nei confronti del tumore allo stomaco e la sua salute in generale.

Esistono numerose varietà di ortaggi, verdure e frutti la cui distinzione non è data solo dall'aspetto fisico esterno, dal peculiare sapore e dalla stagionalità (oggi spesso solo teorica) con cui vengono alla luce.
Un elemento determinante, soprattutto per le verdure, è il colore che ha una varietà estesa di sfumature pur con tinte spesso dominanti come il verde, elemento evidente di quanto la clorofilla sia importante nel mondo vegetale.
Così è naturale immersi come siamo in un mondo multicolore pensare che gli ortaggi colorati siano gli unici che hanno un ascendente forte rispetto alla prevenzione e al mantenimento efficiente della salute del corpo, la stessa comunicazione e pubblicità spesso spinge su questo elemento estetico.

Non a caso in molte campagne alimentari intrecciate con il concetto di salute i colori e i vegetali colorati (verdura, frutta, legumi) la fanno da padrone come gli sfondi e tutto quello che ci ruota intorno.
Il contesto complessivo è ovviamente positivo perché stimolare il più possibile al consumo dei vegetali colorati in abbondanza è la migliore strategia di sempre e tutti farebbero bene a seguirla a prescindere dall'età e dalle condizioni del proprio organismo.

Anello di cimette di cavolfiore profumate allalloro con pesto verde di valerianella 700x500 CSC'è però spesso una conseguenza collaterale che penalizza una determinata categoria di ortaggi, quelli bianchi e chiari che essendo privi di pigmenti e tinte varie appaiono agli occhi di molti come alimenti poco utili rispetto allo status della salute.
Ortaggi bianchi come finocchi, cavolfiore, cipolle, porri, rape e molto altro spesso in questo senso vere e proprie cenerentole della sana, preventiva e corretta alimentazione.

Questa distorsione percettiva è nota a molti di quelli che si occupano con attenzione di sana alimentazione e un bel aiuto per sfatare questa errata convinzione arriva da una ricerca pubblicata sull'European Journal of Cancer e portata avanti da ricercatori dell'Università del Zhejiang, in Cina.
Del resto è una grande verità che ogni alimento vegetale, a prescindere dal colore che ha, porta in dote specifiche e alte componenti protettive e parzialmente curative che non necessariamente hanno a che fare con la tinta dominante.
Ad esempio la maggior parte dei polifenoli non hanno alcuna attinenza con il colore così come i composti solforati, i glucosinolati, il selenio, il potassio la vitamina C e molto altro!

La ricerca cinese ci racconta come la vasta categoria degli ortaggi bianchi è un vero toccasana nei confronti dello stomaco svolgendo un'alta azione protettrice, una conclusione arrivata dopo una metanalisi di ben 76 studi diversi riguardanti il rapporto tra alimentazione e tumore dello stomaco.
L'elemento più rilevante è stata la constatazione di come il consumo abbondante di ortaggi bianchi, tutti gli ortaggi bianchi, risultava chiaramente collegata a una riduzione del rischio di ammalarsi di tumore allo stomaco di ben il 33%, ben più della riduzione (comunque alta e rilevante) del consumo di agrumi (10%) e di frutta in generale (7%).

Nello stesso studio poi si è visto che al contrario degli ortaggi bianchi e della frutta gli alimenti più dannosi e pericolosi per lo stomaco erano l'alcol, le carni lavorate, il pesce salato e in genere tutti i cibi ad alto carico di sale.
Sempre rispetto allo stomaco è utile ricordare la funzione di due degli ortaggi bianchi a più ampia potenza preventiva e curativa, l'aglio e la cipolla, che hanno uno spiccato effetto protettivo, antinfiammatorio e antinfettivo nei confronti del tumore gastrico oltre a contrastare con efficacia l'Helicobacter pylori responsabile indiretto della diffusione della malattia.

Per cui se avete a cuore il vostro stomaco deliziatevi il più possibile con gli ortaggi bianchi a cominciare ad esempio dal cavolfiore presente in questa squisita ricetta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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