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Sep 23, 2019 Last Updated 1:08 PM, Sep 22, 2019

I risvolti importanti di uno studio specifico per la salute in generale. 

Ancora una volta vengono confermati gli enormi pregi e poteri preventivi dell'olio da olive sommati, in questo specifico caso, agli altri enormi pregi derivanti dal consumo di frutta secca e i suoi preziosi elementi grassi, in particolare le noci.

Il riscontro è arrivato da uno studio sul cancro alla prostata portato avanti dalla Duke University Medical Center a Durham, nel North Carolina e pubblicato su JAMA Internal Medicine .
Cosa ci raccontano i ricercatori?
In sintesi che al contrario di quello che si credeva e si diceva un tempo (e purtroppo ancora oggi da chi non è aggiornato e informato) non sono le quantità ma la qualità dei grassi consumati a determinare un effetto positivo sull'organismo e che limitare i grassi vegetali e sani in favore di carboidrati raffinati produce effetti seriamente negativi.

E il fulcro della scoperta è proprio qui perché nel corso della ricerca si è visto che i pazienti affetti dal cancro alla prostata che limitavano l'assunzione di carboidrati raffinati e semplici (introducendone allo stesso tempo di integrali e complessi) in favore di un maggiore consumo di grassi buoni riuscivano a ridurre significativamente il rischio di morte.

Molto di più di chi ascoltando consigli generici riduceva i grassi, buoni o cattivi (sostanzialmente i grassi animali) dalla dieta.
Come ha ricordato il dottor Erin Richman "la chiave di svolta sorprendente si è osservata quando i carboidrati raffinati sono stati sostituiti con alimenti ricchi di grassi vegetali protettivi come olio d'oliva e noci", protettivi perché , tra le altre cose, contenenti ingenti dosi di antiossidanti e elementi di forte contrasto alle infiammazioni del corpo con un effetto diretto sulla diffusione del cancro.

Durante l'indagine circa 4.577 uomini affetti da cancro alla prostata localizzato sono stati tenuti in osservazione e controllo fino ad arrivare, dopo sessioni di quattro anni, alla compilazione di questionari sul loro stile di vita, sui cibi e le bevande consumate e su tutta una serie di altri fattori legati in qualche modo all'alimentazione.
Chi dopo la diagnosi ha seguito un alimentazione ricca di grassi vegetali (più del 21%) ha sviluppato circa un terzo di probabilità in meno di morire di tumore rispetto a chi nella sua dieta prevedeva una bassa quota di grassi vegetali.

In più è stato rilevato che le persone che hanno ridotto al minimo la presenza quotidiana nella dieta di carboidrati raffinati incrementando allo stesso tempo la presenza di grassi vegetali hanno sviluppato un rischio più basso del 29 % di sviluppare il cancro alla prostata ed una probabilità del 26 % più bassa di morire per qualsiasi altra causa.
Questo 26% è forse il dato più eclatante perché non è localizzato solo al caso di tumore specifico, ma è un segnale fortissimo da recepire da parte di tutti quelli che hanno a cuore la propria salute.

Per iniziare a seguire questi preziosi consigli ecco un'eccellente ricetta con ulteriori elementi protettivi.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Il ruolo dell'allicina contro le patologie ai polmoni. 

L'aglio è uno degli aromi più straordinari in cucina malgrado la nomea e i pregiudizi infondati che in alcuni casi si porta dietro.
Straordinario in cucina e ancora di più per la prevenzione di numerosissime patologie come raccontato dalla saggezza popolare e sempre di più confermato dalle moderne e serie ricerche mediche.

L'ultima condotta dallo Jiangsu Provincial Centre for Disease Control and Prevention e pubblicata online su Cancer Prevention Research ci racconta che il consumo almeno due volte nell'arco della settimana di aglio crudo riduce di fatto del 50% la possibilità di sviluppare un cancro al polmone.

Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di più di 1.424 pazienti malati di cancro al polmone incrociando e raffrontando i dati ricavati con quelli di 4.500 persone adulte in salute.

Ciò che è venuto fuori con chiarezza è che chi consumava aglio crudo abitudinariamente e con una certa frequenza settimanale vedeva abbassarsi di molto la possibilità di complicazioni ai polmoni.
Questo non solo per chi conduceva uno stile di vita impeccabile, ma anche per i fumatori abituali e altri soggetti a rischio di complicazioni polmonari, pur se in questi casi la percentuale di diminuzione del rischio si attestava "solo" intorno al 30%.

Rimane solo da chiarire meglio se benefici così forti si ottengono anche nel caso di consumo di aglio cotto, in genere più accettabile e gradito.

Una prima risposta negativa arriva però dalla constatazione avvalorata da precedenti studi nei quali si è evidenziato con chiarezza che alla base degli effetti benefici dell'aglio c'è l'allicina, una sostanza che è al massimo della sua efficacia preventiva solo quando lo spicchio viene schiacciato, tagliato o ancora meglio tritato finemente.
Ricordiamo che l'allicina è un potente antiossidante capace tra le altre cose di ridurre i danni dei radicali liberi.

Tumori e cattive abitudini a tavola.

Sono molte le cattive abitudini a tavola che possono piano piano portare a uno squilibrio complessivo molto pericoloso per il quadro della salute in generale.
Ma indubbiamente sono le patologie tumorali quelle che in assoluto più risentono di questa deleteria alterazione organica purtroppo molto frequente nella popolazione mondiale.

Prima di arrivare alla cure dobbiamo sempre ricordare un elemento fondamentale: rimane la prevenzione il più forte atto che possiamo mettere in campo per cercare di preservare il più possibile l'organismo dagli attacchi esterni o dalle degenerazioni interne che proprio un errato approccio alimentare può favorire e incentivare.
Rimangono in parallelo importanti altri elementi dello stile di vita come l'attività fisica, ma l'alimentazione che resta un fatto quotidiano ripetuto più volte ha il ruolo primario.
Da sempre ci si chiede quale può essere il metodo più efficace per riportare sulla buona strada chi per anni ha continuato a sbagliare combinazioni e alimenti nei pasti o magari è già incorso in qualche problematica tumorale anche lieve.

Ci sono teoricamente molte soluzioni, il problema è quello di trovare un percorso che sia comune a tutte le persone, a prescindere dal contesto geografico, etnico, di genere e così via.
Una recente ricerca condotta in Europa a cura dell'Università di Lisbona le cui analisi sono poi uscite su Frontiers in Nutrition ha portato un altro tassello importante alla via che sembra sia quella più saggia e efficace, cambiare con gradualità e costanza.
Il tutto con il supporto di una serie di elementi paralleli strategici che rafforzano lo sforzo di cambiamento in meglio dello stile alimentare.

Per prima cosa è chiaro e evidente per l'ennesima volta che l'efficacia dei cambiamenti positivi a tavola è più forte e duratura se allo stesso tempo ci sono cambiamenti paralleli di altri aspetti dello stile di vita, il riferimento ricorrente è qui come ovvio all'attività fisica.
Si tratta poi di seguire la strategia della gradualità eliminando cibi negativi e sostituendoli poco alla volta senza pensare di rivoluzionare dall'oggi al domani abitudini perdurate per anni.

E ancora il buon senso senza imporsi di essere una sorta di finti super eroi in missione, inutile quindi pretendere da se stessi di rinunciare a un dolcetto quando si è in compagnia di amici, compagni e parenti in un momento in cui ogni riferimento a restrizioni e auto imposizioni rischia di diventare controproducente.
Più saggio rinunciare a zuccheri, biscotti ricchi di grassi, prodotti dolci a alto indice glicemico quando si è tranquilli e con se stessi nell'ambito domestico dove la disciplina che sottintende l'obbiettivo diventa di più facile attuazione con molti meno problemi di confronti relazionali.

E così via proseguendo fino ad arrivare a una rimodulazione positiva delle abitudini scoprendo per altro la piacevolezza estrema di cibi e combinazioni che prima venivano scartate per pregiudizio e non conoscenza.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

 

L'interazione tra tipo di alimentazione, massa di calorie ingerite e percentuale di proteine presenti. 

Rispetto alla prevenzione dei tumori c'è uno stretto legame tra qualità dell'alimentazione seguita, quantità delle calorie ingerite e incidenza percentuale delle proteine rispetto agli altri nutrienti.
Partendo dal primo aspetto è ormai confermato da numerose ricerche che un alimentazione in sintonia con le direttive tipiche della dieta mediterranea nella sua forma di origine (cioè senza le degenerazioni degli ultimi anni) è la migliore forma di assunzione di elementi fortemente protettivi a livello generale.

Allo stesso tempo ricerche parallele e confronti incrociati hanno messo in evidenza come una riduzione calorica moderata e costante accompagnata da un alimentazione equilibrata sia un altro fattore di prevenzione determinante verso molte malattie e in particolare verso lo sviluppo di cellule tumorali.

Ma c'è un terzo elemento importante venuto alla ribalta in questi ultimi anni ovvero il ruolo delle proteine, in particolare di quelle animali, rispetto all'insorgenza dei tumori.

Come sostiene l'autorevole dottor Luigi Fontana, esperto dei legami tra dieta ed invecchiamento, nel mondo occidentale, l'aumento di tumori è avvenuto assieme all'aumento di proteine e una loro riduzione implica un giovamento al di la della presenza o assenza del fattore-rischio peso visto che test clinici condotti su persone magre con alimentazione ricca di proteine hanno evidenziato come il loro organismo presentasse alti livelli di IGF-1.

L'IGF-1 è un importante fattore di crescita connesso a molti tipi di tumori e in questa ricerca pubblicata su PubMed è stato chiarito meglio come la quantità di proteine ingerite quotidianamente ne influenza la presenza nell'organismo.

Le conclusioni e i dati della ricerca, infatti, dicono che l'assunzione di proteine è un fattore determinante rispetto ai livelli di IGF-1 e il dimezzamento della loro presenza portandole a non più di 0,8 grammi di proteine per chilo corporeo (attualmente nella popolazione Italiana il livello è oltre il doppio) aiuta significativamente a tenerlo sotto controllo.

Gli ortaggi bianchi sono un vero toccasana nei confronti del tumore allo stomaco e la sua salute in generale.

Esistono numerose varietà di ortaggi, verdure e frutti la cui distinzione non è data solo dall'aspetto fisico esterno, dal peculiare sapore e dalla stagionalità (oggi spesso solo teorica) con cui vengono alla luce.
Un elemento determinante, soprattutto per le verdure, è il colore che ha una varietà estesa di sfumature pur con tinte spesso dominanti come il verde, elemento evidente di quanto la clorofilla sia importante nel mondo vegetale.
Così è naturale immersi come siamo in un mondo multicolore pensare che gli ortaggi colorati siano gli unici che hanno un ascendente forte rispetto alla prevenzione e al mantenimento efficiente della salute del corpo, la stessa comunicazione e pubblicità spesso spinge su questo elemento estetico.

Non a caso in molte campagne alimentari intrecciate con il concetto di salute i colori e i vegetali colorati (verdura, frutta, legumi) la fanno da padrone come gli sfondi e tutto quello che ci ruota intorno.
Il contesto complessivo è ovviamente positivo perché stimolare il più possibile al consumo dei vegetali colorati in abbondanza è la migliore strategia di sempre e tutti farebbero bene a seguirla a prescindere dall'età e dalle condizioni del proprio organismo.

Anello di cimette di cavolfiore profumate allalloro con pesto verde di valerianella 700x500 CSC'è però spesso una conseguenza collaterale che penalizza una determinata categoria di ortaggi, quelli bianchi e chiari che essendo privi di pigmenti e tinte varie appaiono agli occhi di molti come alimenti poco utili rispetto allo status della salute.
Ortaggi bianchi come finocchi, cavolfiore, cipolle, porri, rape e molto altro spesso in questo senso vere e proprie cenerentole della sana, preventiva e corretta alimentazione.

Questa distorsione percettiva è nota a molti di quelli che si occupano con attenzione di sana alimentazione e un bel aiuto per sfatare questa errata convinzione arriva da una ricerca pubblicata sull'European Journal of Cancer e portata avanti da ricercatori dell'Università del Zhejiang, in Cina.
Del resto è una grande verità che ogni alimento vegetale, a prescindere dal colore che ha, porta in dote specifiche e alte componenti protettive e parzialmente curative che non necessariamente hanno a che fare con la tinta dominante.
Ad esempio la maggior parte dei polifenoli non hanno alcuna attinenza con il colore così come i composti solforati, i glucosinolati, il selenio, il potassio la vitamina C e molto altro!

La ricerca cinese ci racconta come la vasta categoria degli ortaggi bianchi è un vero toccasana nei confronti dello stomaco svolgendo un'alta azione protettrice, una conclusione arrivata dopo una metanalisi di ben 76 studi diversi riguardanti il rapporto tra alimentazione e tumore dello stomaco.
L'elemento più rilevante è stata la constatazione di come il consumo abbondante di ortaggi bianchi, tutti gli ortaggi bianchi, risultava chiaramente collegata a una riduzione del rischio di ammalarsi di tumore allo stomaco di ben il 33%, ben più della riduzione (comunque alta e rilevante) del consumo di agrumi (10%) e di frutta in generale (7%).

Nello stesso studio poi si è visto che al contrario degli ortaggi bianchi e della frutta gli alimenti più dannosi e pericolosi per lo stomaco erano l'alcol, le carni lavorate, il pesce salato e in genere tutti i cibi ad alto carico di sale.
Sempre rispetto allo stomaco è utile ricordare la funzione di due degli ortaggi bianchi a più ampia potenza preventiva e curativa, l'aglio e la cipolla, che hanno uno spiccato effetto protettivo, antinfiammatorio e antinfettivo nei confronti del tumore gastrico oltre a contrastare con efficacia l'Helicobacter pylori responsabile indiretto della diffusione della malattia.

Per cui se avete a cuore il vostro stomaco deliziatevi il più possibile con gli ortaggi bianchi a cominciare ad esempio dal cavolfiore presente in questa squisita ricetta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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