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Oct 16, 2019 Last Updated 7:36 AM, Oct 12, 2019

La celiachia è una malattia che colpisce quasi una persona su cento, si deduce che facendo una proporzione nella sola Italia i celiaci dovrebbero essere circa 600.000, mentre nelle stime ufficiali ne sono stati diagnosticati solo 100.000. Un elemento anomalo che nasconde una sottovalutazione degli effetti di questa intolleranza in parte giustificabile dalla somiglianza dei sintomi con altre patologie.

Si manifesta come un'intolleranza permanente al glutine, una sostanza proteica che ha un ruolo ben preciso e importante ad esempio nella lievitazione e che si trova soprattutto in alcuni cereali come avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale e spelta.
La sua unica cura consiste nell'astenersi completamente da qualsiasi alimento contenente glutine, anche una minima traccia può scatenare i sintomi. Questo significa non mangiare nessun cereale glutinoso, come quelli citati in precedenza, e di conseguenza nessuno dei loro derivati come pasta, pizza, pane, dolci, biscotti ecc..

cucina mediterranea senza glutine

Ma non solo, la problematica della gestione del glutine è articolata e deve tenere conto di fattori in apparenza poco rilevanti.
Ad esempio l'esclusione va estesa anche altri tipi di alimenti "vergini" che possano essere venuti accidentalmente in contatto con gli alimenti vietati magari durante il processo di lavorazione in fabbrica, negli ambienti di cottura e preparazione dei locali ristorativi o a casa nelle quotidiane operazioni di cucina.

E questo, come è facilmente intuibile, nel paese della pasta e della pizza è certamente una limitazione, ma più mentale e psicologica che pratica perché oggi le alternative realistiche per seguire una sana e variegata alimentazione senza glutine sono molteplici.

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Cucina mediterranea senza Glutine"

Un nuovo metodo per identificare con una precisione 100 volte maggiore minuscole tracce di glutine.

Celiachia al centro dell'attenzione di una ricerca tutta Italiana mirata a individuare metodi di identificazione super precisi e affidabili in campo scientifico.

Sarà così possibile secondo gli studiosi individuare con certezza il glutine sia negli alimenti che nei farmaci con una capacità di rilevazione 100 volte superiore ai metodi standard, un indubbio vantaggio per chi quotidianamente si deve confrontare con questa problematica e magari è costretto a prendere farmaci per altre patologie.

La tecnica innovativa è stata perfezionata e resa operativa dagli studiosi del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) grazie alla collaborazione tra diversi Istituti: Ottica (Ino), Biochimica delle proteine (Ibp), Scienze dell'alimentazione (Isa), Microelettronica e microsistemi (Imm), Cibernetica (Icib).

Garantirà il riconoscimento del glutine come di altre sostanze con una precisione millimetrica, elemento che per chi soffre di celiachia è estremamente importante perché anche una leggerissima presenza di molecole scatenanti la reazione avversa da parte dell'organismo può portare a pericoli molto gravi.

Presentata e pubblicata sulla rivista Nature Communications deve la sua innovazione scientifica all'utilizzo dell'effetto piroelettrico, in pratica la rilevazione tramite una sorte di scanner speciale di cariche elettriche di segno opposto portatrici di specifiche molecole.

Nel caso delle proteine di gliadina, le sostanze implicate nella reazione al glutine, il nuovo metodo ha una sensibilità di rilevazione pari a 0.005 parti per milione (ppm) rispetto ai 0.3 ppm delle tecniche tradizionali.

È importante ricordare che questo metodo non contempla la diagnosi di celiachia, però potrà consentire di trovare piccole tracce di glutine non solo negli alimenti ma come già riferito anche nei farmaci.

E potrà poi avere altre strategiche applicazioni in campo biomedico, ambientale e alimentare con indubbi vantaggi per tutti.

Cattiva informazioni, interessi economici, scarsa conoscenza pur di sfruttare il trend "gluten-free". 

Quando si incrociano fenomeni paralleli su temi specifici, come la celiachia, possono nascere situazioni paradossali e alla lunga pericolose per la salute generale.

Negli ultimi mesi si sono incrociati interessi diretti dell'industria alimentare nello spingere e pubblicizzare a gran voce alimenti e cibi pronti senza glutine, da un lato sicuramente un buon aiuto per chi soffre realmente e a sue spese di questa patologia, dall'altro una pura speculazione commerciale.
C'è stato il diffondersi di diete squilibrate che hanno messo al bando i carboidrati accusati di essere gli untori dell'epidemia di obesità globale e i responsabili diretti della difficoltà di dimagrimento dell'organismo; una colpa gravissima di chi diffonde e ha diffuso attraverso libri e altro queste idee arricchendosi allegramente alle spalle dei comuni consumatori, loro malgrado poco informati.

Si sono sentite le avventate affermazioni e i conseguenti sili di vita di molte star del mondo dello spettacolo e non che in un coro univoco hanno bandito i carboidrati e spesso il glutine dalla dieta nella convinzione di farsi e fare del bene, ma anche nell'ignoranza di non sapere affatto le conseguenze a lungo andare di un regime alimentare di questo tipo, che certo fa dimagrire, non c'è dubbio, come dimagrire farebbe non mangiare una qualsiasi categoria di nutrienti che per reazione crea forte squilibri nell'organismo.

Che le conseguenze di un alimentazione priva di glutine in persone sane non siano affatto da trascurare lo ha ricordato una mini ricerca del 2009 uscita sulla rivista British Journal of Nutrition.
Dopo oltre un mese di verifica su 10 volontari sani a cui sono stati fati consumare cibi rigorosamente senza glutine si è riscontrato che la dose dei "batteri buoni" presenti nello stomaco dei partecipanti era decisamente inferiore a quella riscontrata prima dell'inizio del test.
E nettamente inferiori sono risultati anche altri importanti indicatori della salute del sistema immunitario.

Lo studio è stato piccolo e circoscritto e deve essere confrontato con ulteriori analisi, ma certamente da una visione molto più attendibile delle conseguenze sbagliate di un regime alimentare rispetto alle pure opinioni di molti presunti guru della nutrizione.

Il punto fondamentale è invece che la celiachia è una patologia seria e chi purtroppo la subisce non è per nulla felice di dover rinunciare ad alimenti e cibi senza glutine.
Deve sopportare su di se un faticoso lavoro di cernita e esclusione, deve confrontarsi con la poca attenzione di molti operatori del mondo alimentare, deve sottoporsi a controlli e esami che eviterebbe con la massima gioia.

E sarebbe bene ricordare che a parte chi per motivi concreti deve evitare determinate sostanze tutto ciò che rientra tra i nutrienti destinati all'alimentazione ha una sua importanza e un suo ruolo fondamentale, anche gli odiati e spesso citati a sproposito grassi o zuccheri.
È come sempre una questione di dosi, proporzioni, sinergie culinarie intelligenti, consumo moderato.
Tutto il resto sono solo cattive strade!

La scoperta della molecola da parte dell'Istituto Superiore di Sanità potrebbe portare alla scomparsa degli effetti tossici del glutine nei celiaci.  

Riportiamo una notizia non nuova ma che riteniamo molto interessante apparsa sul notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità dello scorso anno.
Si racconta dell'interessante scoperta di un peptide presente nel frumento in grado, da come evidenziano queste prime ricerche, di combattere con efficacia gli effetti tossici del glutine in chi soffre di celiachia.

Nello specifico questa particolare sostanza sembra possa evitare che si inneschi la diffusione massiccia dei linfociti per mano del glutine.
Il gruppo di studio, condotto dal ricercatore del reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità Massimo De Vincenzi, ha messo in luce la capacità di questo peptide normalmente presente nel frumento di grano duro di contrastare gli effetti tossici della gliadina, la proteina principale contenuta nel glutine.

La molecola è un decapeptide, chiamato 10mer ricavato da una frazione proteica di grano duro solubile in alcol, riesce a diminuire la produzione di due delle maggiori citochine infiammatorie (IFN-gamma e TNF-alfa) attivate dal'organismo come difesa in reazione alla presenza del glutine considerato un agente infettivo.

Come racconta De Vincenzi "Questo peptide non è tossico e sembra inibire la patologica risposta immunitaria che si scatena nei pazienti celiaci; proprio per questo potrebbe rappresentare una strategia terapeutica alternativa alla dieta, unico strumento finora a disposizione dei pazienti per evitare i sintomi della malattia. Per la prima volta, in questo studio siamo riusciti a descrivere gli effetti antagonisti di questo peptide che è presente naturalmente nella farina di grano duro, cioè in un cereale assolutamente bandito da una dieta priva di glutine".
In questa ottica "Si potrebbe modificare il genoma della gliadina con una sovraespressione del 10mer ottenendo in questo modo un tipo di frumento con le medesime qualità nutritive di quello presente in natura ma non tossico per i celiaci".

Bisognerà attendere altre verifiche e conferme e confrontarsi con il sistema produttivo di base, ma la ricerca getta una nuova e promettente luce per superare molte delle difficoltà alimentari legate alla celiachia.

L'importanza dello studio è stata confermata anche dalla pubblicazione su Pediatric Research e nel dettaglio ha coinvolto 10 bambini tra i 3 e i 14 anni di età, che presentavano i classici sintomi della malattia celiaca (vomito, anemia, inappetenza) e che non avevano ancora iniziato a seguire una dieta priva di glutine.
Estratte in maniera indolore dai piccoli le cellule mononucleate del sangue periferico, in vitro si è testato l'effetto antagonista del peptide 10mer nei confronti della gliadina e da qui si è arrivati alle conclusione annunciate.
Per confronto in parallelo si è proceduto a eseguire il controllo anche su un gruppo di 5 bambini della stessa età senza alcun segno della malattia.

La prima difficoltà nell'analisi dei sintomi da celiachia è che questi variano in intensità e fastidio da persona a persona, anche se esistono comuni difficoltà oggettive.

In genere colpiscono l'apparato digerente estendendosi poi ad altre parti dell'organismo, una dinamica comprensibile visto il collegamento alimentare diretto con la sostanza intollerante.
Così la persona celiachia può manifestare gonfiore e dolore addominale, dissenteria, vomito, costipazione, dimagrimento, un quadro sintomatologico moto variabile come si intuisce.

Nei bambini poi un segnale di allarme a cui prestare particolare attenzione è l'irritabilità, ma anche anomali ritardi nella crescita, bassa statura, difetti dello smalto dentale nei denti definitivi devono indurre a sospettare una possibile forma di celiachia.

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La celiachia e il nemico glutine

 celiachia foto p

 

La celiachia è una malattia che colpisce quasi una persona su cento, si deduce che facendo una proporzione nella sola Italia i celiaci dovrebbero essere circa 600.000, mentre nelle stime ufficiali ne sono stati diagnosticati solo 100.000. Un elemento anomalo che nasconde una sottovalutazione degli effetti di questa intolleranza in parte giustificabile dalla somiglianza dei sintomi con altre patologie.

 

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