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Jan 21, 2020 Last Updated 8:45 PM, Jan 21, 2020

Una recente ricerca evidenzia l'influenza del cibo consumato fuori casa sull'ipertensione.

Se ancora non si è convinti che anche contro la pressione alta la cucina "cucinata", passateci questo termine forte, ha un ruolo basilare e di grande importanza una delle ultime ricerche uscite potrebbe fugare definitivamente ogni dubbio e convincere anche i più pigri a mettere mano ai fornelli!

Portata avanti dagli studiosi della Duke-NUS Graduate Medical School Singapore di Singapore la ricerca è stata messa ben in evidenza sull'American Journal of Hypertension.

Per verificare se e come l'abitudine di non cucinare da se ma mangiare fuori casa potesse incidere in qualche modo sull'ipertensione sono stati monitorati i comportamenti alimentari e giornalieri di 501 studenti di Singapore, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, valutando allo stesso tempo le loro condizioni di salute generale con particolare attenzione alla pressione arteriosa.

Oltre alla pressione grande attenzione è stata messa alla misurazione dell'indice di massa corporea, allo stile di vita extra alimentare, all'attività fisica svolta e per l'appunto alla frequenza con cui i ragazzi mangiavano fuori casa.

L'esito di tutte queste verifiche e misurazioni ha messo in luce come il 27,4% dei partecipanti aveva una pressione sanguigna superiore alla norma o comunque anomalie generalmente estranee a quella fascia di età.

All'interno di questo gruppo con valori alterati il 38% consumava mediamente ogni settimana più di 12 pasti fuori casa in contesti ristorativi di per se poco attenti alla salute.

Parallelamente chi tendeva a soffrire di ipertensione seguiva uno stile di vita alterato: frequenti pasti fuori dalle mura domestiche, indice di massa corporea elevato, scarsa attività fisica, abitudine al fumo abbastanza accentuata.

I ricercatori hanno anche calcolato che ogni pasto consumato fuori casa in più a settimana stimolava del 6% l'innalzamento della pressione arteriosa, in particolare se il pasto era fortemente sbilanciato.

La conclusione finale ci lascia due aspetti contrapposti; quello negativo mette in guardia dal consumo dei pasti fuori casa perché la tendenza ad assumere maggiori quantità di sale e grassi saturi è elevata con influenze dirette sulla pressione, quello positivo esalta il valore dei pasti cucinati da se in ambiente domestico e famigliare.

Ritornando all'apertura di questo articolo è evidente che la cucina buona, sana e preventiva ha un ruolo strategico sempre più rilevante per mantenersi in buona salute e gli sforzi fatti per cucinare bene il cibo non sono sforzi vani, ma restituiscono enormi benefici a chi li porta avanti con convinzione.

La missione di sempre di Cucina&Salute!!!

Una revisione dei più recenti studi getta un ombra sulla validità delle linee guida ufficiali.  

Una revisione del centro Cochrane sui più recenti studi riguardanti l'utilità della terapia farmacologica nei pazienti con ipertensione lieve (pressione sistolica tra 140-159 e/o la diastolica tra 90 e 99) ha dato esiti sorprendenti che per quanto siano da confermare con altre indagini sbaragliano molte delle convinzioni fin qui seguite.

La revisione ha preso in esame ricerche e studi controllati randomizzati della durata di almeno 1 anno presenti nei principali database dei centri di ricerca più affidabili concentrandosi su quelli conclusi entro la fine del 2011.
Lo scopo era verificare nelle persone affette da ipertensione lieve senza precedenti eventi cardiovascolari e in buona salute complessiva se il trattamento farmacologico seguito portava vantaggi concreti e utili.

Gli studi corrispondenti ai criteri ricercati sono stati 4 per complessivi 8912 pazienti e la terapia farmacologica seguita è durata mediamente dai 4 ai 5 anni: in tutto questo tempo l'attività dei farmaci non ha portato rispetto al placebo una riduzione della mortalità in generale, nei 4/5 non ha ridotto l'insorgenza di malattia coronarica, ictus o eventi cardiovascolari totali, nel 9% dei casi si è addirittura dovuta interrompere a causa di eventi avversi incorsi nel frattempo.

Le conclusioni sono state che nelle persone affette da ipertensione lieve in buono stato di salute il trattamento farmacologico non ha dimostrato essere superiore al placebo nel ridurre la mortalità e il rischio di incorrere in altre patologie parallele.

Tutto questo ha generato diverse critiche e le case farmaceutiche europee e americane considerano la revisione una follia informativa, tuttavia non è un caso isolato e già in passato si sono sollevate diverse perplessità sulle linee guida che prevedono un intervento farmacologico già in presenza di ipertensione lieve senza valutare lo stato complessivo del paziente e prendere in maggiore considerazione altri fattori inerenti lo stile di vita come il fumo.
Del resto uno studio norvegese ha chiaramente dimostrato che seguendo le linee guida europee sulla prevenzione delle patologie legate al sistema cardiovascolare la metà della popolazione norvegese di età superiore ai 24 anni dovrebbe entrare in terapia, percentuale che sale addirittura al 90% per chi ha superato i 49 anni.

Uno scenario assurdo e paradossale che spinge a chiedere una riformulazione delle ipotesi di intervento terapeutico che allo stato attuale può portare più danni che benefici.

Non solo il cibo e l’alimentazione possono essere di grande aiuto per controllare e regolare al meglio la pressione arteriosa, in parallelo conta molto anche il tipo di attività fisica svolta o le eventuali discipline meditative o di rilassamento dell’organismo.

Una indicazione molto interessante ci viene dal 68° Congresso annuale della Cardiological society of india dove il cardiologo Ashutosh Angrish che opera al Sir Gangaram Hospital in Delhi (India) ha presentato uno studio dettagliato sul ruolo positivo dello yoga.

In questo studio è stato dimostrato come la pratica di un'ora al giorno di hatha yoga aiuta sensibilmente la salute cardiovascolare diminuendo la pressione sanguigna soprattutto nelle persone con pre-ipertensione.
Una condizione che precede spesso la vera e propria ipertensione e che si caratterizza per valori di pressione massima misurati tra 120 e 139 mmHg e di pressione minima tra 80 e 89 mmHg.

Le 60 persone osservate nello studio presentavano tutte questa condizione di base e sono state divise in due gruppi distinti di confronto.

Nel primo gruppo sono stati apportati cambiamenti importanti nello stile di vita riguardanti attività fisiche specifiche, divieto di fumo e attenta calibrazione della dieta basata su cibi sani ricchi di elementi di salute seguendo un iter standard di intervento.
Nel secondo invece oltre a questi cambiamenti un insegnante qualificato ha seguito costantemente i partecipanti per un’ora al giorno insegnando esercizi e metodiche appropriate riguardanti la respirazione, lo stretching e la meditazione, poi in seguito ogni partecipante ha proseguito al proprio domicilio la stessa metodica.

In questo secondo gruppo si è registrata in media una diminuzione della pressione minima di circa 4,5 mmHg, variazione assente nel primo gruppo che pur ha goduto di un insieme di vantaggi positivi dai cambiamenti messi in atto.

Questa variazione del gruppo yoga per quanto appaia bassa è secondo gli studiosi estremamente importante perché può ridurre in maniera significativa i rischi di coronaropatia, ictus e attacco ischemico promuovendo la disciplina dello yoga a metodica efficace oltre che per il benessere complessivo anche per il controllo efficace della pressione sanguigna.

Ricerche, studi, verifiche, confronti, prove sul campo, esperimenti attivi e analisi comparative, tutto questo ha dimostrato e continua a dimostrare come il movimento sotto forma di pratica regolare e costante dell'attività fisica e sportiva innesca una serie di reazioni positive da parte dell'organismo, reazioni sane e benefiche che incidono direttamente sulla sua funzionalità.

"Come riportato nel libro gli effetti positivi possono essere così riassunti:

  1. riduzione della pressione arteriosa;
  2. riduzione della frequenza cardiaca;
  3. aumento della forza di contrazione del cuore;
  4. aumento dell'irrorazione del muscolo cardiaco da parte delle coronarie;
  5. maggior estrazione periferica di ossigeno da parte dei tessuti;
  6. riduzione del colesterolo totale e in particolare del "colesterolo cattivo" o colesterolo-LDL.

ipertensione curarla a tavola

Tra le raccomandazioni per un controllo non farmacologico dell'ipertensione arteriosa, c'è l'opportunità di iniziare la pratica motoria gradualmente, dopo adeguata visita medica.

Buoni esempi di esercizi isotonici dinamici sono dati dalla marcia, corsa, nuoto, tennis, pallavolo, golf. In genere gli ipertesi dovrebbero evitare gli esercizi isometrici statici pesanti."

Tutto questo va però eseguito con gradualità e in relazione diretta alla propria condizione fisica e patologica seguendo con attenzione le indicazioni e i consigli opportuni in modo da evitare il rischio di effetti collaterali dovuti all'improvviso cambiamento fisiologico imposto all'organismo.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Ipertensione: curarla a tavola"

Riduzione del sale e apporto di nutrienti preziosi come aiuto non solo per la pressione. 

Le diete in generale, in particolare quelle tese solo a raggiungere uno scopo di perdita di peso, hanno spesso più elementi di forte criticità che reali vantaggi salutistici per chi le segue.
Per altro con il risvolto di arricchire spudoratamente che le inventa e sperimenta la loro efficacia o meno sulla pelle degli altri.
Eppure non sono tutte uguali e alcune possono presentare piacevoli sorprese, magari non calcolate durante la loro ideazione o non esattamente tra i loro scopi.

La Dieta dash, "dietary approaches to stop hypertension", basa la sua peculiarità sulla forte riduzione del sale all'interno dell'alimentazione quotidiana a prescindere dal numero di pasti consumati durante la giornata.
E sappiamo bene quanto il fattore sale sia la nervatura centrale dal punto di vista alimentare rispetto al controllo della pressione arteriosa o per meglio dire rispetto al suo superare i livelli di controllo.

Una delle più interessanti conseguenze di questa dieta, sostengono i suoi ideatori, è la riduzione dei livelli di colesterolo dopo solo 2 settimane dal suo inizio e una normalizzazione di quelli pressori dopo 3 settimane con un influenza diretta sul buon funzionamento cardiovascolare in particolare rispetto all' insufficienza cardiaca.

Tutto questo non solo abbassando drasticamente la quantità di sale ingerita, ma spingendo al massimo il consumo di quei cibi che portano grandi scorte di potassio, magnesio, calcio ed antiossidanti di vario tipo, tutti elementi ben noti per ridurre la pressione del sangue e aiutare il sistema cardiovascolare.

Mancava rispetto a quanto sostenuto una conferma più autorevole frutto di ricerche e studi, mancanza a cui ha cercato di rimediare l'università del Michigan dove il regime alimentare è stato sperimentato su un campione di 13 pazienti tra i 60 e i 70 anni, tutti affetti da insufficienza cardiaca e pressione alta.
In che modo? Sotto controllo quotidiano sono stati fatti consumare solo cibi preparati nel laboratorio di cucina metabolica annesso al dipartimento in cui si è svolta la ricerca.
Quindi non una dieta fai da te con i rischi relativi alle proprie situazioni logistiche personali, ma un regime alimentare attentamente controllato dai medici in cui la dose massima di sale ingerita non superava i 1,150 milligrammi al giorno rispetto ai 4,200 mg consumati in media dagli uomini (3,300 nelle donne).

Un aspetto fondamentale perché è noto che come ha ricordato il professor Scott Hummel del dipartimento di medicina interna e principale autore dello studio "i cibi consumati fuori casa o preparati in proprio senza un attento controllo contengono troppo sale."
Il risultato della ricerca è stato che la riduzione del sale e il contemporaneo apporto dei nutrienti preziosi citati in precedenza ha consentito di ottenere risultati simili a quelli dei farmaci normalmente usati per combattere l'ipertensione.

Secondo il professore la conclusione da trarre è che "benché su un campione limitato questo regime dimostra che l'alimentazione può migliorare il rilassamento del ventricolo sinistro, ridurre l'indurimento delle pareti del cuore e migliorare il flusso sanguigno fra cuore e arterie".

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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