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Oct 21, 2019 Last Updated 6:33 AM, Oct 18, 2019

Non sottovalutare i potenziali sintomi

Anche se purtroppo non esistono chiare indicazioni e sintomi riconducibili a un'anomalia della pressione arteriosa, come può avvenire per altre patologie, è importante prestare comunque attenzione a ogni variazione inconsueta dell'organismo sapendo ascoltare con giudizio e consapevolezza i messaggi diretti e indiretti che trasmette.
Ad esempio in presenza di mal di testa ricorrente localizzato alla nuca o alle tempie, strani ronzii auricolare, disturbi visivi, sensi di vuoto alla testa e così via (per una sintomatologia più dettagliata chiedere consigli al proprio medico o consultare le tabelle del libro).

Sapere che....

L'evoluzione naturale dell'ipertensione arteriosa non trattata porta all'instaurarsi graduale e progressivo di lesioni che colpiscono in particolare cuore, cervello, occhi e reni favorendo la progressione di molte invalidanti patologie.

Eseguire i controlli consigliati dal medico in presenza di ipertensione arteriosa

A prescindere dalla terapia che si sceglierà di seguire verifica e controllo del tipo di ipertensione presente è un passaggio fondamentale.
Esistono due diverse forme di ipertensione: essenziale o primitiva e secondaria. La prima è definita in questo modo quando non è nota la causa che la determina e rappresenta la condizione del 90-95% dei pazienti affetti da ipertensione. La seconda è, al contrario, collegata direttamente a una malattia specifica. In entrambi i casi una volta accertata la presenza vanno adottate le contromisure più efficaci

Evitare l'eccesso ponderale, praticare regolarmente e con costanza attività fisica e sportiva

ipertensione curarla a tavola

Due semplici elementi come l'eliminazione del peso superfluo e la pratica di regolare e frequente attività fisica sono potenti fattori di autoregolazione della pressione arteriosa. Spesso il calo ponderale con il ritorno al peso ideale favorisce la

riduzione o determina la normalizzazione dei valori pressori. E in generale è buona prassi per tutti limitare il consumo calorico in quanto allunga la durata massima della vita e riduce l'incidenza di tutte le forme di cancro, delle malattie cardiovascolari e renali.

Evitare il fumo e ridurre le condizioni di stress

È ormai confermata una precisa azione ipertensiva da parte del fumo di sigaretta, un fattore di rischio che si estende alle patologie coronariche e cardiache con una conseguente influenza negativa sull'evoluzione dell'ipertensione.
Analoghi effetti negativi sull'ipertensione posso essere apportati dalle diverse condizioni di stress della vita moderna le quali favorendo la liberazione di adrenalina da parte dell'organismo inducono il sistema cardiovascolare ad aumentare la frequenza cardiaca rialzando così i valori della pressione arteriosa.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Ipertensione: curarla a tavola"

Trovati nuovi collegamenti tra la proteina a più alta presenza nelle urine, sale, ipertensione e patologie renali.  

La constatazione che l'ipertensione ha una stretta relazione con le funzioni renali è assodata da tempo e numerose ricerche lo hanno chiaramente evidenziato, anche se molto deve essere ancora chiarito.
Un contributo viene dato da una recente ricerca incentrata su una rara patologia del rene dovuta a difetti nel gene che contiene le informazioni per l'uromodulina, mediamente la proteina a più alta presenza nelle urine e sui cui esistono ancora molti aspetti da capire e scoprire.

Tutto nasce dall'osservazione di come alcune varianti comuni del gene dell'uromodulina, in particolare della regione che ne regola la produzione, siano associate ad un rischio maggiore di sviluppare ipertensione e danno renale nel corso della vita.
Così si sono incrociati studi di ricerca di base su modelli cellulari ed animali e di ricerca clinica su pazienti, accertando come i livelli di uromodulina tendono a variare in base a precise sequenze nel Dna.

Pazienti con varianti in grado di innescare il meccanismo alla base dell'ipertensione e dei danni renali producevano molta uromodulina, opposto comportamento in chi possedeva varianti protettive.
Si è allora cercato di capire in che modo il fattore uromodulina arrivi a portare a un aumento del rischio di ipertensione e problematiche renali nel corso della vita osservando come un incremento nella produzione di questa proteina determina la comparsa di ipertensione già in giovane età.

L'ipotesi del perché di questo aumento è che l'uromodulina contribuisce in concreto al riassorbimento di sale e acqua a livello renale scatenando le reazioni patologiche dell'organismo.
Questo porta ancora una volta al centro della questione il fattore sale e il ruolo strategico dei quantitativi ingeriti quotidianamente dall'uomo, non a caso nella stessa ricerca si è visto che una riduzione dell'apporto di sale nella dieta è sufficiente per ripristinare valori normali di pressione sanguigna nei pazienti sottoposti ad analisi e studio.

E ancora una volta quindi ribadiamo da parte nostra l'invito a limitare al minimo, mai ad escluderlo però, il quantitativo di sale giornaliero introdotto con la dieta contemplando con la massima attenzione soprattutto quello nascosto nei tantissimi prodotti dell'industria pronti al consumo.
Lo studio di cui abbiamo riferito è stato finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Medicine e ai link di riferimento si possono approfondire le informazioni sulla ricerca.

Precisazione dei livelli di controllo e importanza degli stili di vita. 

Si stima che in Europa circa il 45% della popolazione sia interessato in varie forme al problema dell'ipertensione una condizione patologica che è causa o conseguenza di altre patologie correlate e che in ogni caso non è mai da sottovalutare tenendo sotto controllo i parametri di riferimento.

A questo proposito sono giunte nuove raccomandazioni da parte dell'European Society of Hypertension (ESH) e dell'European Society of Cardiology (ESC) che hanno opportunamente rese più attuali le precedenti linee guida del 2007 sull'ipertensione arteriosa operando una semplificazione e un migliore chiarimento di alcuni aspetti di gestione terapeutica.
Decisamente rilevante e importante sotto molti aspetti l'indicazione principale emersa che fa chiarezza su un aspetto a volte controverso: si precisa come sia basilare arrivare a ridurre la pressione arteriosa sistolica sotto i 140 mmHg e la pressione diastolica sotto i 90 mmHg in tutti i pazienti ipertesi, sia a basso che a alto rischio di eventi traumatici.
Andare oltre, e questa sembra la vera novità, con una riduzione più accentuata (sotto i 130 mmHg) può infatti portare a un aumento invece che contenimento di eventi coronarici.

Il documento stilato contiene ovviamente molte più precisazioni e indicazioni con tabelle e algoritmi su quando e come iniziare il trattamento, quali regole seguire, a cosa fare attenzione e così via e chi è interessato da questo problema farebbe bene a consultarlo, a questo indirizzo si può scaricare liberamente.
Ricordiamo che l'ipertensione arteriosa destabilizza tutto il sistema funzionale dell'organismo allentando l'efficienza del sistemacardiovascolare, compromettendo il regolare lavoro di organi estremamente importanti e preziosi come il rene, favorendo insieme ad altri fattori le terribili conseguenze dovute a eventi come infarto o ictus.
Al di la degli aspetti strettamente medici che giustamente vanno trattati dagli specialisti (utilità o meno degli ACE inibitori in chi ha problemi renali, controindicazione varie per i betabloccanti e così via) focalizziamo meglio i consigli di fondo per prevenire al massimo il problema:

  1. ridurre il consumo complessivo di sale a non più di 5-6 g al giorno;
  2. seguire un'alimentazione ricca di frutta e verdura;
  3. fare regolare e costante esercizio fisico;
  4. tenere sotto controllo il peso corporeo;
  5. smettere di fumare.

Non solo il cibo e l’alimentazione possono essere di grande aiuto per controllare e regolare al meglio la pressione arteriosa, in parallelo conta molto anche il tipo di attività fisica svolta o le eventuali discipline meditative o di rilassamento dell’organismo.

Una indicazione molto interessante ci viene dal 68° Congresso annuale della Cardiological society of india dove il cardiologo Ashutosh Angrish che opera al Sir Gangaram Hospital in Delhi (India) ha presentato uno studio dettagliato sul ruolo positivo dello yoga.

In questo studio è stato dimostrato come la pratica di un'ora al giorno di hatha yoga aiuta sensibilmente la salute cardiovascolare diminuendo la pressione sanguigna soprattutto nelle persone con pre-ipertensione.
Una condizione che precede spesso la vera e propria ipertensione e che si caratterizza per valori di pressione massima misurati tra 120 e 139 mmHg e di pressione minima tra 80 e 89 mmHg.

Le 60 persone osservate nello studio presentavano tutte questa condizione di base e sono state divise in due gruppi distinti di confronto.

Nel primo gruppo sono stati apportati cambiamenti importanti nello stile di vita riguardanti attività fisiche specifiche, divieto di fumo e attenta calibrazione della dieta basata su cibi sani ricchi di elementi di salute seguendo un iter standard di intervento.
Nel secondo invece oltre a questi cambiamenti un insegnante qualificato ha seguito costantemente i partecipanti per un’ora al giorno insegnando esercizi e metodiche appropriate riguardanti la respirazione, lo stretching e la meditazione, poi in seguito ogni partecipante ha proseguito al proprio domicilio la stessa metodica.

In questo secondo gruppo si è registrata in media una diminuzione della pressione minima di circa 4,5 mmHg, variazione assente nel primo gruppo che pur ha goduto di un insieme di vantaggi positivi dai cambiamenti messi in atto.

Questa variazione del gruppo yoga per quanto appaia bassa è secondo gli studiosi estremamente importante perché può ridurre in maniera significativa i rischi di coronaropatia, ictus e attacco ischemico promuovendo la disciplina dello yoga a metodica efficace oltre che per il benessere complessivo anche per il controllo efficace della pressione sanguigna.

Una recente ricerca evidenzia l'influenza del cibo consumato fuori casa sull'ipertensione.

Se ancora non si è convinti che anche contro la pressione alta la cucina "cucinata", passateci questo termine forte, ha un ruolo basilare e di grande importanza una delle ultime ricerche uscite potrebbe fugare definitivamente ogni dubbio e convincere anche i più pigri a mettere mano ai fornelli!

Portata avanti dagli studiosi della Duke-NUS Graduate Medical School Singapore di Singapore la ricerca è stata messa ben in evidenza sull'American Journal of Hypertension.

Per verificare se e come l'abitudine di non cucinare da se ma mangiare fuori casa potesse incidere in qualche modo sull'ipertensione sono stati monitorati i comportamenti alimentari e giornalieri di 501 studenti di Singapore, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, valutando allo stesso tempo le loro condizioni di salute generale con particolare attenzione alla pressione arteriosa.

Oltre alla pressione grande attenzione è stata messa alla misurazione dell'indice di massa corporea, allo stile di vita extra alimentare, all'attività fisica svolta e per l'appunto alla frequenza con cui i ragazzi mangiavano fuori casa.

L'esito di tutte queste verifiche e misurazioni ha messo in luce come il 27,4% dei partecipanti aveva una pressione sanguigna superiore alla norma o comunque anomalie generalmente estranee a quella fascia di età.

All'interno di questo gruppo con valori alterati il 38% consumava mediamente ogni settimana più di 12 pasti fuori casa in contesti ristorativi di per se poco attenti alla salute.

Parallelamente chi tendeva a soffrire di ipertensione seguiva uno stile di vita alterato: frequenti pasti fuori dalle mura domestiche, indice di massa corporea elevato, scarsa attività fisica, abitudine al fumo abbastanza accentuata.

I ricercatori hanno anche calcolato che ogni pasto consumato fuori casa in più a settimana stimolava del 6% l'innalzamento della pressione arteriosa, in particolare se il pasto era fortemente sbilanciato.

La conclusione finale ci lascia due aspetti contrapposti; quello negativo mette in guardia dal consumo dei pasti fuori casa perché la tendenza ad assumere maggiori quantità di sale e grassi saturi è elevata con influenze dirette sulla pressione, quello positivo esalta il valore dei pasti cucinati da se in ambiente domestico e famigliare.

Ritornando all'apertura di questo articolo è evidente che la cucina buona, sana e preventiva ha un ruolo strategico sempre più rilevante per mantenersi in buona salute e gli sforzi fatti per cucinare bene il cibo non sono sforzi vani, ma restituiscono enormi benefici a chi li porta avanti con convinzione.

La missione di sempre di Cucina&Salute!!!

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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