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Jan 17, 2021 Last Updated 12:00 AM, Sep 16, 2021

La prevenzione ancora all'angolo. 

Malgrado sembri tecnicamente sbagliato è possibile insinuare che il diabete tipo 2 sia di fatto diventata una patologia trasmissibile, un affermazione molto vicina alla realtà se pensiamo a come stili di vita e alimentazione sbagliati si propagano e vengono emulati sempre con maggior frequenza.

Abitudini sbagliate responsabili gravi di un incedere di una malattia che altrimenti sarebbe molto più circoscritta e controllata con ripercussioni sulla società e sul sistema sanitario ben più leggere.

Come ha scritto coraggiosamente Enzo Bonora presidente della SID Società Italiana di Diabetologia in occasione della presentazione del Rapporto Arno diabete 2015 "lo stile di vita malsano che ha infettato la società moderna è una sorta di virus che sta diffondendosi lentamente e silenziosamente, come sta dilagando il diabete".

E se per Bonora "L'unico vaccino su cui possiamo fare affidamento è la maggiore conoscenza della malattia" è indubbio che l'alimentazione, la cucina e i buoni cibi svolgono un ruolo primario in questo.

Ma vediamo i tristi numeri relativi al diabete messi in evidenza dal Rapporto Arno per il 2015.

In Italia il numero dei diabetici è arrivato alla soglia critica dei 5 milioni (includendo i casi accertati e chi ancora non sa di soffrire di diabete pur avendone tutte le sintomatologie), un conteggio che nell'arco di 30 anni è nei fatti più che raddoppiato.

Solo negli ultimi 18 anni i diabetici accertati sono aumentati di oltre il 70% e le spese per le cure a carico del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto i 15 milioni di euro annui.

Il 65% dei diabetici ha più di 65 anni, 1 su 4 ha superato gli 80 anni, il 3% ha meno di 35 anni, 1/5 dei pazienti è ricoverato in ospedale almeno una volta l'anno con una degenza media maggiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.

Tra le cause del ricorso all'ospedale c'è lo scompenso cardiaco (i diabetici hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto alla media), l'insufficienza respiratoria, l'infarto del miocardio e l'ictus.

Nel rapporto poi si parla ampiamente dei farmaci e delle terapie adottate e si pongono in evidenza quelle che sono ancora oggi le cattive abitudini dei pazienti.

Spesso questi ultimi invece di prendere a cuore la propria situazione adottando le contromisure naturali, come il controllo dell'alimentazione, a loro disposizione trascurano il controllo di quei parametri che possono guidarli meglio nella gestione della patologia.

Parametri fuori controllo che in molti casi sono la vera causa dell'insorgere di problematiche più serie e compromettenti.

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

Lo zucchero in tutte le sue varie forme è disponibile grazie al fegato e agli alimenti ingeriti e viene trasferito dal sangue alle cellule per mezzo dell'insulina, una fondamentale sostanza generata dal pancreas. L'importanza di questa funzione vitale è facilmente comprensibile nel momento in cui si considera che nelle cellule del corpo lo zucchero si trasforma in energia, base primaria per i processi vitali.

L'anomalo funzionamento dell'insulina o addirittura la sua assenza compromette la trasformazione dello zucchero in energia, il sangue comincia a esserne saturo e il diabete si conclama in tutta la sua pericolosità.

a tavola con il diabeteQuesta patologia, infatti, può determinare serie complicanze sia acute che croniche. Le prime sono molto pericolose e più frequenti nel diabete tipo 1, dipendono dalla carenza pressoché totale di insulina e possono portare il paziente in uno stato di chetoacodosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.

Le complicanze croniche sono tipicamente quelle legate al diabete tipo 2 e colpiscono diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.
Per capire la serietà del problema diabete basti ricordare che questa malattia è tra le principali cause di amputazioni non traumatiche, infarto e ictus, cecità e disturbi della vista, dialisi e diverse altre degenerazioni.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Un nuovo studio evidenzia l'influenza degli stili di vita corretti sulla riduzione di assunzione della quantità di farmaci in terapia.

Per chi ancora crede che l'esercizio fisico abbia una scarsa importanza rispetto a una patologia invasiva come il diabete di tipo 2 riportiamo una delle ultime ricerche più interessanti che ha addirittura preso in esame un'attività fisica ad alta intensità.

Un po' a sorpresa perché spesso ci si sente consigliare un movimento moderato precludendo magari la voglia da parte dei pazienti di impegnarsi in discipline di un certo tipo.

La ricerca, invece, condotta in Danimarca e pubblicata su JAMA ha dimostrato che la presenza di un'attività ad alta densità portata avanti insieme a un controllo attento della dieta ha tangibili effetti positivi.

Non tanto sulla riduzione del livello di glucosio nel sangue quanto piuttosto sulla diminuzione della quantità di farmaci assunti per abbassamento del glucosio che portano con se effetti collaterali non di poco conto

Come ha relazionato Mathias Ried-Larsen, del Copenhagen University Hospital, primo autore dello studio "Anche se i farmaci sono efficaci nell'abbassare i valori dell'emoglobina glicata nei pazienti con diabete di tipo 2, sono anche associati a potenziali interazioni farmacologiche avverse, a disagi, ad aumento dei costi economici e a una diminuzione della qualità della vita. Sono necessari interventi di stile di vita in grado di mantenere il controllo glicemico almeno nella stessa misura del farmaco".

Per verificare l'incidenza in positivo dell'attività fisica sono stati confrontati due gruppi di pazienti con diabete tipo 2 non insulino-dipendente e con diagnosi da meno di 10 anni.

In uno sono stati introdotti elementi correttivi sullo stile di vita come l'attività fisica, un altro è stato lasciato con la normale terapia standard, ma entrambi hanno continuato a usufruire delle cure di prassi senza alcuna differenza con consulenze individuali e mirate alla loro specificità.

Le correzioni allo stile di vita hanno visto la presenza di 5-6 interventi di allenamento aerobico settimanale con frequenza da 30 a 60 minuti intramezzate a sessioni con allenamento di resistenza, oltre a una strategia dietetica tesa a circoscrivere l'indice di massa corporea a 25 o meno.

La riduzione dei farmaci per l'abbassamento del glucosio ha riguardato ben il 73,5% dei partecipanti compresi nel gruppo sottoposto a attività fisica specifica e dieta controllata, mentre più modesta è stata la riduzione nel gruppo di confronto.

Da una singola ricerca non si possono certo trarre conclusioni definitive, ma certamente è un altro tassello che rinforza l'importanza degli stili di vita rispetto al diabete di tipo 2 soprattutto per quanto riguarda dieta e attività fisica.

Il ruolo positivo e preventivo della dieta mediterranea. 

Un'alimentazione a base di olio di oliva, pesce, legumi, ortaggi e frutta (fresca e secca), praticamente la dieta mediterranea nella sua dimensione di origine, riesce con efficacia a ridurre notevolmente l'incidenza genetica dell'ictus in relazione al diabete prevenendo infarto e emorragia cerebrale.

È uno studio portato avanti da un'equipe iberica del Centro di Nutrizione e Obesità Ciber in collaborazione con l'università di Tufts negli Stati Uniti a mettere in luce questo ulteriore aspetto positivo della dieta mediterranea e in particolare del binomio olio di oliva e frutta secca artefici insieme di un potente effetto anti-infiammatorio e antiossidante.

La ricerca si riprometteva di indagare la relazione tra dieta e il rischio genetico in pazienti affetti da due copie di una variante collegata al diabete tipo 2, il gene TCF7L2.

La scoperta è stata che a sorpresa la dieta mediterranea, tradizionalmente più articolata e ricca in grassi, ha bilanciato ottimamente la cattiva influenza genetica di coloro che erano a rischio ictus rispetto a un regime restrittivo a basso tenore di lipidi.

Lo studio ha coinvolto 7018 persone divise in due gruppi distinti, il primo ha seguito una dieta in stile mediterraneo, il secondo un regime alimentare a basso contenuto di grassi.
A esami di verifica finali il primo gruppo registrava i tipici valori sentinella del rischio cardiovascolare (colesterolo, trigliceridi, lipoproteine a bassa intensità, ecc) più bassi rispetto al gruppo a più stretto regime dietetico.

Un risultato che dovrebbe far riflettere molto sulle tante indicazioni empiriche che spesso vengono date a chi soffre di diabete e di molte delle patologie legate all'alimentazione.
Tanto da spingere il direttore della ricerca e professore di Nutrizione dell'Università di Tuftsa a dichiarare che ''l'alimentazione bassa in grassi va bene per alcuni, non offre benefici ad altri e può addirittura essere controproducente per certi individui''.

Decisamente incredibile se confrontato con le tante diete circolanti con l'ossessione delle calorie.
Lo studio è stato pubblicato dalla rivista medica 'Diabete Care' i cui riferimenti si possono trovare qui.

Un recente studio mette in evidenza gli apporti di benessere dati da mele e pere.

Analizzando le moderne ricerche sul diabete si evidenzia come alcuni cibi possono in positivo aiutare ad affrontare meglio questa invasiva patologia.

E considerando che la mela è uno dei frutti più consumati nel mondo è abbastanza naturale trovare come in numerosi studi il suo ruolo ritorna con una frequenza costante evidenziandone la grande valenza.

In una delle ultime revisioni attendibili pubblicata su Food and Function gli studiosi hanno indicato come il consumo di mele e anche di pere porta a una certificata riduzione del rischio di diabete tipo 2.

Con un annotazione non di poco conto in cui spiegano che più di questi frutti si consumano più il calo è evidente, infatti a ogni porzione in più (potremmo anche dire a ogni mela in più) assimilata nell'arco di 7 giorni corrisponde un calo del rischio del 3%.

macedonia di mele e carote con olive verdi e nere sedano e olio da oliveIl merito sembra dovuto a due sostanze rilevanti che la mela porta con se in dosi interessanti e importanti, polifenoli e pectine, presenti in buona quantità anche nelle pere.

I polifenoli grazie alle potenti funzioni antiossidanti e antinfiammatorie riducono in concreto il rischio di diabete e comunque aiutano a gestirlo al meglio quando già conclamato.

Le pectine che fanno parte del glorioso mondo delle fibre, sostanze di un'importanza pazzesca per la salute quanto spesso trascurate, riescono a regolare e ridurre la basilare risposta glicemica conseguente al pasto, piccolo o grande che sia.

Una bella notizia considerando la bontà di questo frutto e che ci porta a ribadire ancora una volta che come sempre non si tratta di vedere il cibo tanto come medicina quanto piuttosto di considerarlo aiuto concreto e importante per la salute dell'organismo in particolare se aggredito da specifiche patologie.

Ma una bella notizia anche perché per anni la frutta è stata una sorta di tabù per i diabetici, mentre oggi per fortuna si è capito che nelle dosi giuste da un contributo importante come contrasto alle problematiche date dal diabete e buon benessere generale dell'organismo che non devo combattere quotidianamente solo la specifica patologia quanto piuttosto un insieme di aggressioni esterne.

E se cercate una bella idea per consumare le mele a tavola con gusto e piacere eccola qua!!!

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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