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Sep 19, 2019 Last Updated 8:57 AM, Sep 18, 2019

La prevenzione ancora all'angolo. 

Malgrado sembri tecnicamente sbagliato è possibile insinuare che il diabete tipo 2 sia di fatto diventata una patologia trasmissibile, un affermazione molto vicina alla realtà se pensiamo a come stili di vita e alimentazione sbagliati si propagano e vengono emulati sempre con maggior frequenza.

Abitudini sbagliate responsabili gravi di un incedere di una malattia che altrimenti sarebbe molto più circoscritta e controllata con ripercussioni sulla società e sul sistema sanitario ben più leggere.

Come ha scritto coraggiosamente Enzo Bonora presidente della SID Società Italiana di Diabetologia in occasione della presentazione del Rapporto Arno diabete 2015 "lo stile di vita malsano che ha infettato la società moderna è una sorta di virus che sta diffondendosi lentamente e silenziosamente, come sta dilagando il diabete".

E se per Bonora "L'unico vaccino su cui possiamo fare affidamento è la maggiore conoscenza della malattia" è indubbio che l'alimentazione, la cucina e i buoni cibi svolgono un ruolo primario in questo.

Ma vediamo i tristi numeri relativi al diabete messi in evidenza dal Rapporto Arno per il 2015.

In Italia il numero dei diabetici è arrivato alla soglia critica dei 5 milioni (includendo i casi accertati e chi ancora non sa di soffrire di diabete pur avendone tutte le sintomatologie), un conteggio che nell'arco di 30 anni è nei fatti più che raddoppiato.

Solo negli ultimi 18 anni i diabetici accertati sono aumentati di oltre il 70% e le spese per le cure a carico del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto i 15 milioni di euro annui.

Il 65% dei diabetici ha più di 65 anni, 1 su 4 ha superato gli 80 anni, il 3% ha meno di 35 anni, 1/5 dei pazienti è ricoverato in ospedale almeno una volta l'anno con una degenza media maggiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.

Tra le cause del ricorso all'ospedale c'è lo scompenso cardiaco (i diabetici hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto alla media), l'insufficienza respiratoria, l'infarto del miocardio e l'ictus.

Nel rapporto poi si parla ampiamente dei farmaci e delle terapie adottate e si pongono in evidenza quelle che sono ancora oggi le cattive abitudini dei pazienti.

Spesso questi ultimi invece di prendere a cuore la propria situazione adottando le contromisure naturali, come il controllo dell'alimentazione, a loro disposizione trascurano il controllo di quei parametri che possono guidarli meglio nella gestione della patologia.

Parametri fuori controllo che in molti casi sono la vera causa dell'insorgere di problematiche più serie e compromettenti.

Tra i tanti alimenti che possono svolgere un qualche ruolo positivo per riuscire a gestire meglio e migliorare le condizioni di chi ha il diabete ultimamente sembra essersi ritagliato un ruolo potenzialmente interessante il latte.
Sia nella sua veste naturale di origine, sia come base di derivati ben conosciuti come lo yogurt e recentemente l'ottimo kefir che dal punto di vista della salute ha un profilo ancora più alto.

Su questi derivati bisogna solo fare molta attenzione nella loro formulazione, al di la dei claim pubblicitari che vantano doti miracolose abbastanza dubbie il consiglio principale è quello di rimanere sulle versioni di base poi semmai da arricchire con frutta fresca, secca, semi oleosi e fiocchi integrali.

Rispetto al diabete il presunto ruolo positivo del latte è stato messo in risalto da uno studio portato avanti dall’Università di Guelphe e pubblicato sul Journal of Dairy Science.
Concentrato soprattutto sull'osservazione del consumo di latte e derivati a colazione accompagnati da cereali in diverse formulazioni ha evidenziato come la combinazione delle proteine del latte e delle sostanze principali come le fibre contenute nei cereali rallenta in positivo la digestione diminuendo allo stesso tempo i livelli di zucchero nel sangue.

In sintesi un mantenimento accettabile dei livelli di glucosio nel sangue insieme a una diminuzione del senso di fame come altro risvolto positivo.

L'insieme dei dati è da verificare e confrontare meglio con altre ricerche che non sono proprio così favorevoli alla presenza del latte, mentre confermano ampiamente il ruolo positivo dei derivati ricchi di sostanze benefiche per l'intestino e il microbiota.

Diabete: i due diversi tipi

Diabete mellito di tipo 1, insulino dipendente

Diabete mellito di tipo 2, non insulino dipendente

Più frequente nei bambini e nei giovani. Più frequente dopo i 40 anni.

L'organismo gradualmente non produce più insulina, a causa della distruzione su base immunitaria delle cellule beta del pancreas che producono l'ormone.

Le cause sono da ricercarsi in una predisposizione genetica unita a fattori ambientali.

La terapia è basata sulla somministrazione di dosi di insulina per ridurre la glicemia.

A differenza del tipo 1, il pancreas produce insulina ma l'organismo non è in grado di utilizzarla (fenomeno della insulino-resistenza).

La dieta di tutti i giorni deve essere integrata con la terapia insulinica per evitare sbalzi glicemici (ipo o iperglicemia).

In genere la terapia è basata su farmaci ipoglicemizzanti orali.

 

Il calo del peso e un'alimentazione bilanciata migliorano il controllo glicemico, riducendo o allontanando la comparsa di complicanze.

Testi redatti con il contributo della dietista e giornalista Barbara Asprea

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Il consumo quotidiano di olio d'oliva di qualità è un importante fattore di protezione del diabete.

Un recente e importante studio portato avanti dai ricercatori della Società Italiana di diabetologia ha scoperto come il consumo quotidiano e costante di olio d'oliva di qualità è un importante fattore di protezione attiva dalle complicanze cardiovascolari e microvascolari del diabete.

La ricerca pubblicata su Diabetes Care esalta il ruolo di condimento dell'olio da olive sia a crudo che a cotto con prevalenza di questo aspetto a dimostrazione di come molte delle pregiudiziali sull'uso dell'olio da olive in cottura siano del tutto immotivate e addirittura controproducenti.

In particolare l'azione dell'olio una volta ingerito con il cibo cucinato si esplica nel contenimento delle impennate della glicemia dopo i pasti nei soggetti con diabete di tipo 1 migliorando il controllo della patologia e proteggendo i vasi rispetto alle sue abituali complicanze.

Normalmente le indicazioni terapeutiche per il trattamento del diabete di tipo 1 suggeriscono di calcolare le unità di insulina da somministrare ai pasti principali tenendo in considerazione la massa di carboidrati complessivi consumati.

Un parametro basilare da cui i ricercatori sono partiti per capire l'influenza di diversi tipi di grassi della dieta sulle escursioni glicemiche dopo un pasto.

In pratica grazie al volontario contributo di 13 pazienti con diabete di tipo 1 (8 donne e 5 uomini) in trattamento con una pompa da insulina e sottoposti a monitoraggio continuo della glicemia sono stati somministrati un campione di pasti con la stessa quantità complessiva di carboidrati ma con due importanti differenze: il primo a basso indice glicemico (pasta e lenticchie, pane integrale e mela), il secondo ad alto indice glicemico (riso, pane bianco e banana).

Oltre a questo c'è stata una differenziazione del tipo di grasso presente con una versione a basso contenuto, una a alto contenuto di grassi saturi (burro), una a alto contenuto di grassi monoinsaturi (olio extravergine d'oliva).

Come normale l'aumento della glicemia è stato maggiore nel consumo di cibi ad alto indice glicemico, ma nei piatti conditi con olio d'oliva extravergine c'era una forte attenuazione del picco di glicemia post-prandiale.

Un fattore importante che suggerisce come nel determinare i quantitativi di unità di insulina necessaria durante i pasti non bisogna limitarsi a conteggiare il contenuto dei carboidrati e la loro struttura nutrizionale, ma è necessario contemplare anche la quantità e la qualità dei grassi utilizzati nei piatti preparati, a maggior ragione se questi piatti risultano essere complessivamente ad alto indice glicemico.

Una integrazione non eccessiva di olio da olive può quindi essere un valido aiuto per il controllo della glicemia anche quando si ha il desiderio di assumere una quantità maggiore di quei carboidrati in genere da limitare perché a medio alto indice glicemico, come la classica pasta bianca simbolo della cucina Italiana.

Che non a caso nella tradizione più puramente mediterranea viene solitamente accompagnata da una buona salsa di pomodoro con alla base un'adeguata quantità di olio da olive nel soffritto.

Una dimostrazione forte di come spesso le abitudini culinarie e alimentari dei paesi del mediterraneo sanno anticipare con saggezza le ricerche e gli studi moderni.

L'acqua e la corretta idratazione quotidiana sono alleati preziosi per chi soffre di diabete. 

Già in passato alcune ricerche, una in particolare del 1995, avevano evidenziato come esiste un meccanismo preciso che fa in modo di indurre l'organismo soggetto a eccessi di zuccheri nel sangue (la tipica situazione del paziente diabetico) a sottrarre acqua dai tessuti provocando disidratazione e senso di sete.
Un sintomo e un segnale di allarme che forse non viene spiegato abbastanza alla popolazione in generale a prescindere se è diabetica o meno e anche se è vero che non necessariamente la sensazione continua di sete è legata ai problemi di eccesso di zuccheri nel sangue rimane pur sempre un messaggio del corpo che sarebbe bene ascoltare con attenzione, meglio un finto allarme che trascurare una buona prassi preventiva.

In assoluto il "liquido" migliore per soddisfare la sete e mantenere una buona idratazione complessiva e la semplice acqua che dovrebbe essere se non l'unico certamente il prevalente liquido ingerito insieme all'acqua naturale e molto benefica che deriva dal consumo di frutta e verdura, un consumo ricordiamo che deve mantenersi il più alto possibile.
È il liquido migliore per molti motivi, ma nell'epoca nostra moderna lo è in particolare perché allontana la devastante abitudine di bere bibite dolcificate con le più disparate sostanze, gasate o meno che siano, anche quelle che il marketing pubblicitario delle aziende vorrebbe far passare per dietetiche e salutari.
E che è inutile ribadire che tutto sono tranne che dietetiche e salutari o per lo meno salutari lo sono solo per le aziende che le producono!

Uno studio durato 9 anni e presentato in occasione della più recente riunione annuale dell'associazione americana del diabete basato sull'osservazione delle abitudini alimentari e sullo stile di vita di 3.615 uomini e donne con un iniziale normale livello di zuccheri nel sangue ha messo chiaramente in evidenza come chi beveva almeno 5 tazze di acqua al giorno aveva il 21% in meno di probabilità di sviluppare iperglicemia pur tenendo conto degli altri fattori che possono influenzare i livelli di zuccheri come l'attività fisica, l'età, il peso, ecc.

Secondo lo studio quindi esiste una specifica relazione tra il consumo di acqua tale e quale e una riduzione del rischio di sviluppare alti livelli di zucchero nel sangue anche se il tutto deve essere comprovato da ulteriori analisi e ricerche.
In ogni caso l'acqua è la migliore bevanda possibile poiché non contiene calorie, zuccheri, coloranti, conservanti, sodio, grassi, colesterolo, caffeina e tutta una serie di altre sostanze che portano in qualche modo danno all'organismo.

In ultimo una raccomandazione che può sembrare poco importante solo in apparenza: è necessario bere acqua costantemente e quotidianamente nelle dosi raccomandate senza aspettare che sia l'organismo con il meccanismo della sete a segnalarne la necessità perché in alcuni casi potrebbe essere troppo tardi!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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