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Nov 21, 2019 Last Updated 9:44 AM, Nov 20, 2019

Diabete: i due diversi tipi

Diabete mellito di tipo 1, insulino dipendente

Diabete mellito di tipo 2, non insulino dipendente

Più frequente nei bambini e nei giovani. Più frequente dopo i 40 anni.

L'organismo gradualmente non produce più insulina, a causa della distruzione su base immunitaria delle cellule beta del pancreas che producono l'ormone.

Le cause sono da ricercarsi in una predisposizione genetica unita a fattori ambientali.

La terapia è basata sulla somministrazione di dosi di insulina per ridurre la glicemia.

A differenza del tipo 1, il pancreas produce insulina ma l'organismo non è in grado di utilizzarla (fenomeno della insulino-resistenza).

La dieta di tutti i giorni deve essere integrata con la terapia insulinica per evitare sbalzi glicemici (ipo o iperglicemia).

In genere la terapia è basata su farmaci ipoglicemizzanti orali.

 

Il calo del peso e un'alimentazione bilanciata migliorano il controllo glicemico, riducendo o allontanando la comparsa di complicanze.

Testi redatti con il contributo della dietista e giornalista Barbara Asprea

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

I succhi non equivalgono il frutto di origine e anzi rischiano di avere effetti opposti. 

Un importante studio smentisce in maniera molto chiara tutti quelli, estremamente interessati come le industrie del settore o semplicemente poco informati, che sostengono come possa bastare assimilare i surrogati delle sostanze naturali per usufruire dei loro riconosciuti benefici sulla salute.
Dagli integratori di Vitamine e Sali Minerali, realmente utili solo in casi circoscritti, fino ad arrivare ai lavorati industriali e ai succhi di frutta che paradossalmente, come racconta lo studio appena pubblicato, hanno un effetto opposto e pericoloso.

E lo scopo della ricerca era proprio questo, ovvero verificare se si potevano mettere sullo stesso piano di positività nutrizionale e preventiva il consumo di frutta integra al naturale con quello dei succhi comodamente belli e pronti all'uso.
In particolare accertando l'influenza che una scelta rispetto all'altra poteva avere sull'insorgenza o aggravamento del diabete di tipo 2.
Pubblicato sul British Medical Journal (BMJ, per ogni riferimento andate qui) lo studio è stato portato avanti da un team di ricercatori del Regno Unito, degli Usa e di Singapore e ha coinvolto centinaia di migliaia di persone selezionate in base allo stato di salute escludendo a priori chi presentava già diagnosi di diabete, malattie cardiovascolari o cancro.

L'attenzione è stata posta sul consumo di 10 tipologie di frutta al naturale (mele, uva, pesche, pere, mirtilli, agrumi, ecc) rispetto ai succhi di frutta più diffusi e in buona parte surrogati della frutta naturale esaminata.
All'osservazione sul consumo sono stati incrociati i dati sul tipo di dieta complessiva seguita, sulle abitudini e sugli stili alimentari e sul tipo di malattie insorte, con un particolare occhio di riguardo al diabete.

Alla fine della ricerca si è visto che le persone abituate a mangiare almeno tre porzioni a settimana di frutta al naturale come mirtilli, uva, mele e pere erano in grado di circoscrivere al minimo e ridurre (fino al 7%) il pericolo di incorrere nel diabete di tipo 2, mentre chi al contrario consumava prevalentemente succhi di frutta aveva un aumento medio del rischio del 6,5%.

Una conclusione su cui riflettere molto, per prendere consapevolezza di come negli alimenti al naturale vi siano evidentemente ancora tante cose da scoprire e tanti segreti intimi da svelare.
Una ricchezza del dentro non trovabile in lavorati e estratti, una ricchezza che solo con una buona alimentazione e una buona cucina possiamo assicurarci, come nella golosa ricetta che trovate qui.

La prevenzione ancora all'angolo. 

Malgrado sembri tecnicamente sbagliato è possibile insinuare che il diabete tipo 2 sia di fatto diventata una patologia trasmissibile, un affermazione molto vicina alla realtà se pensiamo a come stili di vita e alimentazione sbagliati si propagano e vengono emulati sempre con maggior frequenza.

Abitudini sbagliate responsabili gravi di un incedere di una malattia che altrimenti sarebbe molto più circoscritta e controllata con ripercussioni sulla società e sul sistema sanitario ben più leggere.

Come ha scritto coraggiosamente Enzo Bonora presidente della SID Società Italiana di Diabetologia in occasione della presentazione del Rapporto Arno diabete 2015 "lo stile di vita malsano che ha infettato la società moderna è una sorta di virus che sta diffondendosi lentamente e silenziosamente, come sta dilagando il diabete".

E se per Bonora "L'unico vaccino su cui possiamo fare affidamento è la maggiore conoscenza della malattia" è indubbio che l'alimentazione, la cucina e i buoni cibi svolgono un ruolo primario in questo.

Ma vediamo i tristi numeri relativi al diabete messi in evidenza dal Rapporto Arno per il 2015.

In Italia il numero dei diabetici è arrivato alla soglia critica dei 5 milioni (includendo i casi accertati e chi ancora non sa di soffrire di diabete pur avendone tutte le sintomatologie), un conteggio che nell'arco di 30 anni è nei fatti più che raddoppiato.

Solo negli ultimi 18 anni i diabetici accertati sono aumentati di oltre il 70% e le spese per le cure a carico del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto i 15 milioni di euro annui.

Il 65% dei diabetici ha più di 65 anni, 1 su 4 ha superato gli 80 anni, il 3% ha meno di 35 anni, 1/5 dei pazienti è ricoverato in ospedale almeno una volta l'anno con una degenza media maggiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.

Tra le cause del ricorso all'ospedale c'è lo scompenso cardiaco (i diabetici hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto alla media), l'insufficienza respiratoria, l'infarto del miocardio e l'ictus.

Nel rapporto poi si parla ampiamente dei farmaci e delle terapie adottate e si pongono in evidenza quelle che sono ancora oggi le cattive abitudini dei pazienti.

Spesso questi ultimi invece di prendere a cuore la propria situazione adottando le contromisure naturali, come il controllo dell'alimentazione, a loro disposizione trascurano il controllo di quei parametri che possono guidarli meglio nella gestione della patologia.

Parametri fuori controllo che in molti casi sono la vera causa dell'insorgere di problematiche più serie e compromettenti.

Non solo l'alimentazione è importante. 

Non è solo l'alimentazione ad avere un ruolo preminente nella lotta e prevenzione del diabete, l'esercizio fisico è un elemento parimenti importante per estendere meglio l'efficacia degli effetti positivi e questo non vale solo per il diabete, ma per gran parte delle moderne patologie intrecciate in qualche modo con la dieta e la cucina.

Rispetto al diabete di tipo 2 è uscita ultimamente un interessante ricerca che svela quanto e quale sia l'effetto dirompente di un attività fisica mirata rispetto alla malattia.
Lo studio è frutto della collaborazione tra l'Harvard School of Public Health e l'Università della Danimarca ed è stato reso pubblico attraverso l'Archives of Internal Medicine.

Mette in relazione l'allenamento con i pesi e la prevenzione attiva del diabete verificando quanto un tipo di allenamento singolo o sommato ad altri tipi possa realmente essere d'aiuto.

Hanno preso parte alla ricerca oltre 32.000 uomini di cui si sono osservati le attività svolte scoprendo che c'è una riduzione certa del rischio diabete in chi si allena con i pesi, riduzione che aumenta se oltre ai muscoli c'è una contemporanea attività di movimento aerobico.
Le percentuali di riduzione del rischio sono notevoli, si va dal 12% al 34% a seconda della lunghezza dell'allenamento settimanale con punte decisamente interessanti del 59% in chi riesce in ogni settimana a totalizzare 300 minuti di allenamento tra pesi e movimento aerobico.

Se a questo si somma un adeguata alimentazione si può tranquillamente immaginare quanto ognuno di noi possa fare per mantenersi in salute prevenendo al massimo le problematiche legate alla salute.

Le gravi colpe dell'industria alimentare, il marketing avido, l'ignoranza delle regole per una corretta alimentazione.  

Si assiste oggi e in futuro si assisterà sempre di più a un livellamento dell'incidenza del diabete su ogni strato della popolazione a prescindere dalla ricchezza personale e dalle risorse a disposizione.
I dati sono drammatici e documentano con molta chiarezza quelle che sono le conseguenze di una politica alimentare delle multinazionali del cibo tesa unicamente al profitto puro e totalmente insensibile alla salute generale con il paradosso gravissimo di far credere di produrre e "generosamente" offrire al pubblico cibi sani.

Il risultato è che una malattia come il diabete di tipo 2 appannaggio prima di una popolazione occidentale ricca che ha creduto (e tuttora crede) che il benessere fosse figlio dell'abbondanza alimentare e calorica indifferente alle più semplici e normali regole di corretta alimentazione sia oggi una malattia passata in grande stile alle popolazione di fascia bassa o diventate improvvisamente agiate.

Ci si ritrova quindi con tre scenari incredibili di persone con diversa condizione sociale e economica, ma accomunate dalle terribili conseguenze delle malattia.

Da un lato gli ammalati "storici" se così possiamo dire, cioè la popolazione occidentale che per decenni si è nutrita in maniera squilibrata perdendo man mano di vista gli insegnamenti saggi della cucina popolare e della "prudenza popolare povera" che indicava nella moderazione e equilibrio la strada maestra da seguire senza per questo nulla togliere al gusto e al piacere di consumare il cibo.

Ci sono poi le persone arricchite di paesi un tempo considerati poveri, come Cina e India (paesi in passato quasi del tutto alieni da malattie metaboliche) che con grande rapidità e "aiutati" dai pratici e comodi cibi pronti dell'industria stanno imitando dal punto di vista dei consumi alimentari le popolazione ricche dell'occidente accumulando dentro di se una valanga di calorie non necessarie documentate chiaramente dal dilagare dei casi di obesità collettiva.

E incredibilmente si è inserito un terzo scenario inaspettato e per nulla desiderato dei poveri tra i più poveri verso cui le responsabilità dell'industria alimentari sono ancora più gravi avendo spinto a credere che per stare bene è più conveniente consumare il tanto cibo spazzatura in circolazione a basso costo e estremamente energetico piuttosto che basarsi su una coscienza saggia che indica nel consumo consapevole e abbondante di frutta e verdura con accompagnamento graduale di carboidrati e proteine e la protezione preziosissima di erbe aromatiche e spezie la via migliore da seguire.

Con una differenza sociale enorme data dal fatto che i ricchi o arricchiti hanno le possibilità economiche per curarsi al contrario dei poveri lasciati in balia delle loro sofferenze.
Se in occidente questa differenza sociale è vera solo in parte grazie alle politiche di assistenza consolidate per quanto oggi martoriate dai tagli del risparmio, in molti altri paesi il dato è assai rilevante.
In questo modo il diabete sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti si appresta a diventare una malattia silenziosamente devastante, le stime raccontano, infatti, che l'incidenza della malattia salirà da 347 milioni a 472 milioni di malati nel 2030, ma è una stima per prudenza che non considera ancora bene la situazione di tutti i paesi del pianeta, un dato più realistico ipotizza entro il 2035 un miliardo di malati nel mondo.

Una cifra impressionante tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) comincia a indicare come il diabete diventerà presto la settima causa di morte, un dato su cui c'è da riflettere moltissimo.

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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