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Mar 26, 2019 Last Updated 10:18 AM, Mar 23, 2019

I tanti casi diagnosticati e i tanti che ancora si ignorano, la non conoscenza e il ruolo delle istituzioni.

Durante l'ultima Giornata Mondiale del Diabete tenuta a novembre 2013 in Italia sono stati snocciolati una serie di numeri e percentuali abbastanza impressionanti che rivelano un vero e proprio dramma conoscitivo di questa patologia.
Ecco alcuni degli elementi evidenziati in specifiche aree geografiche del paese.
A Napoli 80 mila persone hanno il diabete e solo due terzi, forse la metà, dei casi di diabete sono diagnosticati
Perugia: emergenza diabete, 14mila perugini sono ammalati e altri 4mila non lo sanno, per la precisione nella cittadina Umbra 14.050 persone hanno il diabete e circa 4100 non lo sanno, mentre in provincia i casi di diabete sono probabilmente 57.800.
A Lucca si parla di circa 7.500 casi di diabete e di circa 2.200 persone che non sanno di averlo. In provincia i casi di diabete salgono probabilmente a quota 33.800.
A Forlì i diabetici sono 8mila e duecento, ma più di un quarto, circa 2mila e quattrocento persone, non ne è a conoscenza.

E si potrebbe continuare a lungo, inutile dire che questo rappresenta un grosso problema e delinea un quadro di non conoscenza della popolazione su cui tutti i soggetti interessati alla soluzione e prevenzione della patologia dovrebbero riflettere profondamente.
I perché di una crescita così esponenziale sono abbastanza noti, imputati principali sono la sedentarietà, l'obesità dilagante, la cattiva alimentazione (cattiva e errata anche da noi evidentemente a dispetto del mito mediterraneo!) e probabilmente l'inquinamento.
Il tutto favorito dal naturale aumento del numero di persone anziane e dall'innalzamento delle aspettative di vita.

Eppure come ha commentato in occasione della giornata mondiale Salvatore Caputo, presidente di Diabete Italia "Se ben gestito, il diabete può incidere in modo limitato nella vita di una persona e sui costi del sistema sanitario. Ma la persona con diabete deve avere accesso all'educazione, ai farmaci, ai presidi e alle cure specialistiche del caso. Se queste risorse mancano, è più facile che sviluppino seri problemi al cuore, al cervello, ai reni, agli occhi e ai piedi, con conseguenze che hanno un impatto devastante sulla sua vita, sulla sua famiglia e sulla collettività, nonché ovviamente sui costi della Sanità".

Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sanitaria con forti ripercussioni economiche, uno scenario non solo Italiano, ma mondiale come i continui allarmi internazionali periodicamente tornano a ripetere e su cui le autorità preposte sembrano facciano fatica a sentire!!!

Diabete: i due diversi tipi

Diabete mellito di tipo 1, insulino dipendente

Diabete mellito di tipo 2, non insulino dipendente

Più frequente nei bambini e nei giovani. Più frequente dopo i 40 anni.

L'organismo gradualmente non produce più insulina, a causa della distruzione su base immunitaria delle cellule beta del pancreas che producono l'ormone.

Le cause sono da ricercarsi in una predisposizione genetica unita a fattori ambientali.

La terapia è basata sulla somministrazione di dosi di insulina per ridurre la glicemia.

A differenza del tipo 1, il pancreas produce insulina ma l'organismo non è in grado di utilizzarla (fenomeno della insulino-resistenza).

La dieta di tutti i giorni deve essere integrata con la terapia insulinica per evitare sbalzi glicemici (ipo o iperglicemia).

In genere la terapia è basata su farmaci ipoglicemizzanti orali.

 

Il calo del peso e un'alimentazione bilanciata migliorano il controllo glicemico, riducendo o allontanando la comparsa di complicanze.

Testi redatti con il contributo della dietista e giornalista Barbara Asprea

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Regolarità è la parola che bisogna sempre ricordare. Dal numero (tre principali e due spuntini) agli orari dei pasti: assolutamente vietato saltarne uno. Ma anche l'introito di zuccheri e di calorie di ogni pasto deve mantenersi costante: questa regolarità è fondamentale perché la terapia ipoglicemizzante abbia effetto e non provochi pericolose crisi di iperglicemia (se si è mangiato troppo) o di ipoglicemia (se si è mangiato poco o si è digiuni).
succhi3Col tempo sono caduti molti tabù alimentari anche se tuttora resistono luoghi comuni come "la mela è l'unico frutto permesso nel diabete".
Sostanzialmente oggi la dieta del diabetico non si discosta molto dai principi di sana alimentazione validi per tutti, quindi un'alimentazione variata e non ripetitiva, ricca di alimenti vegetali ed equilibrata in proteine, grassi e zuccheri.
Riguardo alle proteine, l'apporto consigliato è lo stesso di quello delle diete bilanciate: circa il 15% del fabbisogno calorico deve provenire da questi nutrienti. Fanno eccezione i diabetici con problemi renali, per i quali la quota proteica scende drasticamente.

zucchero-cannaChi ha la glicemia alta, per allontanare problemi cardio-vascolari e tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi deve prestare attenzione ai grassi che mangia. L'apporto ideale si aggira sul 25% (mai oltre il 30%) del fabbisogno energetico.
Ma oltre alla quantità bisogna badare alla qualità dei lipidi: adottare l'olio extravergine di oliva come condimento principale, possibilmente a crudo; ridurre il colesterolo (max 300 mg al giorno) e i grassi saturi (burro, formaggi, carni); preferire le fonti di grassi insaturi essenziali come il pesce e gli oli vegetali (come quelli di mais o girasole, ma biologici con spremitura a freddo).

Riguardo ai carboidrati, le raccomandazioni attuali prevedono che circa il 55% della quota energetica debba essere ricavata dagli zuccheri complessi e semplici presenti in cereali, frutta e verdura. Va detto subito che la possibilità di inserire o meno nella dieta zuccheri semplici come il saccarosio o il miele è sempre stabilita dal diabetologo.

a tavola con il diabeteA proposito dei carboidrati complessi, sono due le cose importanti da ricordare nella scelta: il contenuto di fibre e l'indice glicemico. La dieta del diabetico deve essere ricca di fibre, almeno 30 grammi al giorno, perciò i cereali integrali non devono mai mancare dalla tavola.

Inoltre è provato che una componente delle fibre, chiamata solubile, forma una sorta di gel che rallenta l'assorbimento intestinale dei grassi e degli zuccheri. Sfavorendo così i rapidi e pericolosi innalzamenti glicemici e favorendo il lavoro dei farmaci ipoglicemizzanti.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Un recente studio mette in evidenza gli apporti di benessere dati da mele e pere.

Analizzando le moderne ricerche sul diabete si evidenzia come alcuni cibi possono in positivo aiutare ad affrontare meglio questa invasiva patologia.

E considerando che la mela è uno dei frutti più consumati nel mondo è abbastanza naturale trovare come in numerosi studi il suo ruolo ritorna con una frequenza costante evidenziandone la grande valenza.

In una delle ultime revisioni attendibili pubblicata su Food and Function gli studiosi hanno indicato come il consumo di mele e anche di pere porta a una certificata riduzione del rischio di diabete tipo 2.

Con un annotazione non di poco conto in cui spiegano che più di questi frutti si consumano più il calo è evidente, infatti a ogni porzione in più (potremmo anche dire a ogni mela in più) assimilata nell'arco di 7 giorni corrisponde un calo del rischio del 3%.

macedonia di mele e carote con olive verdi e nere sedano e olio da oliveIl merito sembra dovuto a due sostanze rilevanti che la mela porta con se in dosi interessanti e importanti, polifenoli e pectine, presenti in buona quantità anche nelle pere.

I polifenoli grazie alle potenti funzioni antiossidanti e antinfiammatorie riducono in concreto il rischio di diabete e comunque aiutano a gestirlo al meglio quando già conclamato.

Le pectine che fanno parte del glorioso mondo delle fibre, sostanze di un'importanza pazzesca per la salute quanto spesso trascurate, riescono a regolare e ridurre la basilare risposta glicemica conseguente al pasto, piccolo o grande che sia.

Una bella notizia considerando la bontà di questo frutto e che ci porta a ribadire ancora una volta che come sempre non si tratta di vedere il cibo tanto come medicina quanto piuttosto di considerarlo aiuto concreto e importante per la salute dell'organismo in particolare se aggredito da specifiche patologie.

Ma una bella notizia anche perché per anni la frutta è stata una sorta di tabù per i diabetici, mentre oggi per fortuna si è capito che nelle dosi giuste da un contributo importante come contrasto alle problematiche date dal diabete e buon benessere generale dell'organismo che non devo combattere quotidianamente solo la specifica patologia quanto piuttosto un insieme di aggressioni esterne.

E se cercate una bella idea per consumare le mele a tavola con gusto e piacere eccola qua!!!

L'acqua e la corretta idratazione quotidiana sono alleati preziosi per chi soffre di diabete. 

Già in passato alcune ricerche, una in particolare del 1995, avevano evidenziato come esiste un meccanismo preciso che fa in modo di indurre l'organismo soggetto a eccessi di zuccheri nel sangue (la tipica situazione del paziente diabetico) a sottrarre acqua dai tessuti provocando disidratazione e senso di sete.
Un sintomo e un segnale di allarme che forse non viene spiegato abbastanza alla popolazione in generale a prescindere se è diabetica o meno e anche se è vero che non necessariamente la sensazione continua di sete è legata ai problemi di eccesso di zuccheri nel sangue rimane pur sempre un messaggio del corpo che sarebbe bene ascoltare con attenzione, meglio un finto allarme che trascurare una buona prassi preventiva.

In assoluto il "liquido" migliore per soddisfare la sete e mantenere una buona idratazione complessiva e la semplice acqua che dovrebbe essere se non l'unico certamente il prevalente liquido ingerito insieme all'acqua naturale e molto benefica che deriva dal consumo di frutta e verdura, un consumo ricordiamo che deve mantenersi il più alto possibile.
È il liquido migliore per molti motivi, ma nell'epoca nostra moderna lo è in particolare perché allontana la devastante abitudine di bere bibite dolcificate con le più disparate sostanze, gasate o meno che siano, anche quelle che il marketing pubblicitario delle aziende vorrebbe far passare per dietetiche e salutari.
E che è inutile ribadire che tutto sono tranne che dietetiche e salutari o per lo meno salutari lo sono solo per le aziende che le producono!

Uno studio durato 9 anni e presentato in occasione della più recente riunione annuale dell'associazione americana del diabete basato sull'osservazione delle abitudini alimentari e sullo stile di vita di 3.615 uomini e donne con un iniziale normale livello di zuccheri nel sangue ha messo chiaramente in evidenza come chi beveva almeno 5 tazze di acqua al giorno aveva il 21% in meno di probabilità di sviluppare iperglicemia pur tenendo conto degli altri fattori che possono influenzare i livelli di zuccheri come l'attività fisica, l'età, il peso, ecc.

Secondo lo studio quindi esiste una specifica relazione tra il consumo di acqua tale e quale e una riduzione del rischio di sviluppare alti livelli di zucchero nel sangue anche se il tutto deve essere comprovato da ulteriori analisi e ricerche.
In ogni caso l'acqua è la migliore bevanda possibile poiché non contiene calorie, zuccheri, coloranti, conservanti, sodio, grassi, colesterolo, caffeina e tutta una serie di altre sostanze che portano in qualche modo danno all'organismo.

In ultimo una raccomandazione che può sembrare poco importante solo in apparenza: è necessario bere acqua costantemente e quotidianamente nelle dosi raccomandate senza aspettare che sia l'organismo con il meccanismo della sete a segnalarne la necessità perché in alcuni casi potrebbe essere troppo tardi!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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