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Oct 18, 2019 Last Updated 6:33 AM, Oct 18, 2019

La dinamica dei percorsi digestivi e metabolici è abbastanza articolata e segue dei processi fisiologici precisi, per chi non avvezzo a questioni mediche e nutritive può essere sufficiente sapere che dopo aver mangiato alimenti contenenti carboidrati la glicemia sanguigna all'interno dell'organismo si innalza.

Questo si verifica perché attraverso la digestione i carboidrati vengono trasformati in glucosio (zucchero puro), il principale carburante per il nostro organismo, zucchero che a sua volta, grazie all'ormone insulina, viene portato dal sangue nelle cellule per servire da carburante nella produzione di energia.
Un eccesso di cibi che stimolano in dosi massicce la glicemia (definiti ad alto Indice Glicemico) ha come conseguenza un aumento talmente alto di insulina da produrre un effetto anabolizzante sui depositi adiposi con un conseguente rafforzamento della massa grassa e dei chili in eccesso.

La conclusione a cui si è arrivati è che uno stile alimentare che eviti bruschi sali e scendi glicemici è di fatto il modo migliore per rimanere o tornare in forma.

Rivoluzionando in parte il concetto di porzione e consumo perché in questa ottica non si tratta tanto di modificare la quantità del cibo consumato, ma fare bene attenzione alla sua qualità in relazione al contenuto glicemico sommato ad altri contributi nutritivi importanti.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "La cucina a basso indice glicemico "

Per quanto richieda uno sforzo e una consapevolezza nutrizionale maggiore la conoscenza dell'indice glicemico dei cibi che mangiamo è un elemento fondamentale per saper scegliere con ragionevolezza ciò che si consuma in relazione a un buon equilibrio nutrizionale e a una prevenzione primaria che tuteli la nostra salute.

Non si tratta di fare dell'indice glicemico l'unico parametro da prendere in considerazione, in parallelo vanno seguite altre indicazioni di corretta alimentazione che dipendono molto dallo stile di vita seguito, dalla presenza o meno di una buona e regolare attività fisica, dalla predisposizione personale nell'incorrere in particolari patologie.

Ad esempio se una dose di grassi standard stando ai livelli di indice glicemico (dove i grassi per loro natura hanno una bassa influenza sulla glicemia) è accettabile e consigliata non lo può di certo essere per chi ha già problemi di sovrappeso e obesità e deve calibrare con cura le calorie della dieta.

Ma a parte queste situazioni particolari è un dato di fatto che buona parte dei cibi più preziosi e utili per la salute con riflessi diretti sul mantenimento e eventuale perdita di peso (ortaggi, frutta, legumi, cereali integrali) sono quelli che hanno proprio un indice glicemico particolarmente basso e quindi i più indicati secondo questo importante indicatore alimentare.

Ed è proprio da questo poker di famiglie di alimenti che bisogna partire consumandone in abbondanza e riducendo al minimo o escludendo del tutto i cibi più dannosi e pericolosi come i prodotti di panificazione con farine raffinate, i prodotti pronti del'industria alimentare ricchi di grassi e sostanze poco naturali, i dolci ricchi in zuccheri e i dolcificanti in generale.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "La cucina a basso indice glicemico "

Come questa interessante frazione del comune amido migliora il profilo nutrizionale degli alimenti.

Dovremo abituarci al concetto di amido resistente perché negli ultimi anni questa particolare frazione del comune amido è sempre più oggetto di studi e approfondimenti grazie ad alcune sue caratteristiche tutte in positivo rispetto al prodotto di origine.

Si studia e se ne parla grazie a dinamiche funzionali e metaboliche che fanno avvicinare di molto questa frazione di amido al ruolo delle fibra se pur per vie diverse, l'effetto però è similare è succede che i cibi che ne sono ricchi hanno un profilo nutrizionale nettamente migliore.

Con un influenza diretta sulla risposta glicemica da parte dell'organismo rispetto a quello che riceve come pasto e una più lunga fase digestiva positiva che non ha alcuna relazione con la pesantezza digestiva di preparazioni cucinate male o ricche di grassi.

Cerchiamo di capire meglio le caratteristiche di questa interessante sostanza.

L'amido resistente è una sorta di trasformazione del comune amido che grazie al forte contributo del banale raffreddamento dei chicchi di cereali porta con se caratteristiche di grande resistenza rispetto al lavoro di demolizione degli enzimi digestivi umani.

Ciò comporta un rallentamento della sua assimilazione, una percentuale di assorbimento minore, un abbattimento dell'impatto energetico e un effetto di stimolazione paragonabile in qualche modo alla preziosa fibra che spesso sentiamo consigliare di consumare in abbondanza dai nutrizionisti più esperti.

Insalata di riso estiva con lenticchie e menta 700x500 CSE come questa l'amido così trasformato arriva intatto al colon dove la microflora procede alla sua fermentazione dando origine a acidi grassi a corta catena responsabili diretti della buona salute dell'epitelio del colon che a sua volta svolge un ruolo di protezione rispetto alle più comuni patologie degenerative dell'intestino.

Un altro effetto estremamente importante è la rimodulazione in positivo della risposta glicemica dopo il pasto, in pratica il carico glicemico viene ridimensionato malgrado l'indice glicemico di partenza teorico di un alimento raffinato come il riso bianco sia alto.

Nei cereali in chicchi lessati, con tutti i diversi sistemi possibili, la percentuale di amido resistente arriva a raddoppiare se l'alimento viene consumato dopo completo raffreddamento.

Ovvero basta una banalissima azione assai frequente in una cucina per migliorare il profilo nutrizionale dei cereali in generale a prescindere dal grado di raffinatezza.

Questo non significa che possiamo consumare cereali raffinati in allegria, piuttosto ci indica una strada per consumarli in maniera più consona quando non si hanno altre alternative (e può bastare anche una controindicazione nel consumo di fibre come avviene in alcune patologie legate alla salute intestinale).

Lo studio interessante che ha approfondito l'analisi sull'amido resistente è stato pubblicato sul Asia Pacifica Journal of Clinical Nutrition e conferma altre osservazioni precedenti.

Ora quello che possiamo fare con molta intelligenza, in vista dell'estate ma non solo, è sfruttare questa bella caratteristica dei cereali raffreddati e sommarla alle prerogative nutrizionali dei legumi che sono ancora più ricchi di amido resistente.

Con una ricetta di insalata di cereali in cui il riso classico e affiancato da legumi e arricchito da verdure stagionali sane invece dei soliti salumi, formaggi, sottaceti, conserve di pesce e sottolio vari.

Come quella buonissima che trovate qui!

 Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

Il ruolo dei pistacchi e della frutta secca per il controllo della glicemia e come contributo al controllo delle conseguenze della sindrome metabolica.

Un interessante studio condotto in India da parte della Diabetes Foundation of India (DFI) e della National Diabetes, Obesity and Cholesterol Foundation ha portato in primo piano il ruolo di un frutto spesso poco considerato e associato solo a frivoli snack o golosi dolci.

Lo scopo era quello di valutare gli effetti dei pistacchi (e per esteso della frutta secca in generale) in aggiunta a una corretta dieta e un adeguato esercizio fisico sulla composizione corporea, sulle funzioni metaboliche, sugli stati infiammatori e sui parametri di stress ossidativo di un gruppo di pazienti indiani con sindrome metabolica.

La dott.ssa Seema Gulati con i colleghi del tem che hanno preso parte allo studio hanno riscontrato come le persone in sovrappeso, con problemi di diabete, apporti di carichi glicemici eccessivi e malattie correlate come quelle cardiovascolari possono avere un beneficio concreto dal consumo della frutta secca.
Prendendo come filo conduttore il pistacchio, ad esempio, si può evidenziare come sia un alimento a basso Indice Glicemico, privo di colesterolo e fonte di nobili proteine, fibre e numerosi antiossidanti, tutti elementi che contribuiscono al controllo e contenimento dei parametri glicemici e lipidici.

Il team di studiosi conclude affermando che "...sulla base di questo studio, possiamo dire che i pistacchi forniscono un'opzione eccellente per una sana integrazione alimentare soprattutto per i soggetti a rischio di problemi metabolici e diabete".

Ovviamente si tratta di consumare questi alimenti sempre con una certa dose di moderazione e non dimenticarsi mai, come evidenziato anche da questo studio, che altrettanto importante al controllo della dieta è l'attività fisica parallela.

Ricerche e conclusioni simili sono state riportate in un'altra ricerca che abbiamo pubblicato nella sezione Diabete a questo link: http://www.cucinaesalute.com/salute-in-cucina/diabete/un-gustoso-contrasto-al-diabete.html

Gli effetti positivi sul peso del consumo di alimenti a basso indice glicemico ricchi in falvonoidi.

Tra i componenti più importanti presenti in frutta e verdura e in generale negli alimenti di origine vegetale bisogna annoverare i Flavonoidi sostanze importanti e fondamentali per la buona salute sui cui si concentrano sempre più studi e ricerche.
L'università di Harvard (USA) e della East Anglia (Regno Unito) hanno congiuntamente portato avanti un approfondito studio che ha coinvolto 124 mila adulti nell'arco di 24 anni.
L'obbiettivo era quello di verificare se un abbondante assunzione di flavonoidi attraverso la dieta fosse in qualche modo collegata al peso corporeo influenzando in positivo o negativo la sua gestione.

A questo proposito sono stati controllati ogni quattro anni un insieme di parametri che andavano dalla dieta seguita, alla presenza o meno di abitudini negative come il fumo, allo svolgimento di un attività fisica e alla sua intensità e frequenza.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiAl di la degli altri fattori, comunque importanti, è emerso che un abbondante consumo di falvonoidi con particolare riferimento alle antocianine, ai polimeri dei flavonoidi (abbondanti in te e mele) e ai flavonoli (abbondanti in te, cipolle e mele) era collegato direttamente a un minor aumento di peso e al mantenimento del rapporto massa, altezza e costituzione.

Rispettando così le moderne raccomandazioni dietetiche e di stili alimentari declinate alla prevenzione efficace dell'obesità e delle sue potenziali conseguenze che ricordiamo sono di notevole impatto e solo in apparenza non riguardano o coinvolgono le persone che non ne soffrono.
Precisiamo meglio anche che i flavonoidi non sono solo presenti negli alimenti citati, gli spinaci ad esempio ne contengono ottime percentuali soprattutto se consumati a crudo nella versione delle foglioline più tenere e croccanti mantenendo così inalterate tutte le loro potenzialità.

E non è un caso che questi alimenti rientrino in quella importante categoria di cibi a basso indice glicemico e migliore tolleranza metabolica.
Una somma perfetta, gustosa e salutare di più tipi di flavonoidi l'abbiamo ad esempio in questa ottima ricetta dove due tipi di mele, gli spinaci teneri a crudo, il limone, le bacche di goji e le nocciole esprimono tutta la loro forza e concentrazione di salute e bontà organolettica!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Gli studiosi del Medical College of Georgia di Augusta (Usa) hanno pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity, una ricerca molto interessante sugli effetti collaterali dell'obesità e del sovrappeso.

Tra questi (molteplici e tutti poco piacevoli) c'è una correlazione forte con le funzioni cognitive e di apprendimento del cervello che i chili di troppo sommati all'accumulo di grasso rendono precarie compromettendo l'efficienza mentale complessiva.

Nello specifico i ricercatori hanno messo in risalto come il superamento della soglia di equilibrio tra struttura, altezza e peso danneggia il lavoro delle cellule della microglia, quell'insieme di molecole che sovraintendono al corretto funzionamento dei neuroni del sistema nervoso centrale.

Definizione e utilità dell’indice glicemico

definizione indice glicemico p

 

Il rialzo del livello di zucchero nel sangue (glicemia) è un fenomeno del tutto naturale quando si consuma del cibo e in particolare se questo cibo è prevalentemente composto da carboidrati. L'organismo reagisce tramite il pancreas compensando la situazione con una consistente produzione di insulina che si occupa di agevolare la distribuzione del glucosio...

 

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