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Sep 19, 2019 Last Updated 8:57 AM, Sep 18, 2019

Il fegato è un organo estremamente importante per il buon funzionamento dell'organismo e monitorarne la funzionalità è più che mai essenziale, prima ancora è fondamentale saper prevenire con l'alimentazione i danni funzionali a cui può andare incontro.

Emerge su tutti una dato abbastanza sconcertante che vede il fegato grasso, la steatosi epatica non alcolica, colpire fino al 20-30% degli adulti e come dice il nome senza che l'alcol (solitamente il primo indiziato quando si hanno problemi al fegato) rientri più di tanto come responsabile della degenerazione.
Che colpisce anche perché coinvolge una media del 12,5% dei ragazzi dagli 11 ai 13 anni di età in un contesto di sindrome metabolica causa diretta di un aumento esponenziale del rischio cardiovascolare anche nei giovanissimi come riportato da una ricerca Italiana condotta a Reggio Calabria e pubblicata sull'American Journal of Epidemiology.

Un dato impressionante che rivela come le disfunzioni del fegato arrivano a ripercuotersi direttamente sulla salute di cuore e vasi.
Non bisogna quindi trascurare la salute del fegato anche se non si è soliti bere alcolici e chi per sua sfortuna ricade in questa patologia deve curare in maniera particolare l'alimentazione quotidiana.

Viene in aiuto in questo senso una ricerca revisione pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association che riporta una serie di utili regole dietetiche e preventive in cui i tipi di alimenti consumati svolgono un ruolo primario, ma ancora di più risulta importante saper calibrare su ogni singolo soggetto la strategia migliore da seguire.

filetti di pesce con carciofi e nociAd esempio la riduzione di peso è uno dei criteri principali, se questo avviene però in maniera troppo repentina squilibrando l'alimentazione complessiva la steatosi può paradossalmente innalzarsi invece di diminuire.
Gradualità e cautela sono le parole d'ordine in modo da abituare l'organismo a una riduzione ponderale mantenendo intatti i nutrienti essenziali e protettivi che servono al fegato, oltre a 500-100 g alla settimana di perdita di peso non si dovrebbe andare e in ogni caso sempre in relazione alla propria situazione personale.

Un altro errore grave da evitare è la riduzione dei grassi a prescindere senza valutare quali, come e perché, una condizione che poi spinge a un aumento vertiginoso del consumo di carboidrati raffinati (per compensare l'assenza di grassi e mantenere un buon introito energetico) a loro volta responsabili di un aumentata resistenza all'insulina e altre conseguenze che invece di far diminuire aumentano la steatosi.

Secondo la revisione i grassi possono coprire fino a 1/3 della dose calorica giornaliera a patto che vengano privilegiati quelli monoinsaturi che migliorano la sensibilità all'insulina e proteggono in maniera incisiva dai rischi cardiovascolari, come fa da tempi immemorabile lo straordinario olio da olive che chiunque dovrebbe avere in abbondanza nella propria dispensa senza badare a spese!

Importanti per questa patologia sono anche gli omega 3 (abbondanti nelle noci e nei pesci grassi oltre a una serie di altri semi e sostanze vegetali), i cereali integrali, tutti gli alimenti naturalmente a basso indice glicemico, le fonti proteiche magre, la frutta e la verdura in generale.
Da eliminare o limitare fortemente, invece, gli zuccheri semplici, gli acidi grassi saturi, i salumi, le carni, i formaggi grassi, gli alimenti raffinati, le bibite, gli oli vegetali di cocco e di palma.

Altre sostanze, come il caffè e lo zenzero, sembrano avere un ruolo protettivo, ma devono essere compiuti ulteriori studi e la dose deve rimanere limitata.Ricorrendo alla strategia di unire insieme i pregi dell'alimento proveniente dal mare con quello proveniente dalla terra si può affrontare la patologia con estremo gusto e soddisfazione a tavola come si può vedere da questa ricetta.

In generale ecco altri suggerimenti in questa direzione direttamente dal nostro Chef del benessere:


"Come gustosamente suggerito dalla ricetta con il rombo tutti i pesci, interi o a filetti, possono essere cotti al forno sostituendo i carciofi con finocchi, cipolle, porri, zucchine, peperoni.
E' sufficiente il poco olio di cottura delle verdure e il loro intenso aroma per insaporire, mantenendone moderato il contenuto calorico. In alternativa possiamo ribaltare il concetto e invece di fare un classico sformato o flan al forno con verdure prima saltate in padella con olio cuociamole a vapore o lessiamole brevemente e mescoliamole con pesci come salmone, alici, sardine, sgombri in modo da sfruttare i loro grassi naturali così ricchi di omega 3, per esempio delle patate, topinambur o sedano rapa lessati, sminuzzati, mescolati con salmone fresco a dadini, legati da poche uova e erbe a scelta, cotti al forno in piccole terrine in terracotta.
Oppure sfruttiamo le forme di pesce e verdura in due modi paralleli: avvolgere fettine di zucchine, melanzane o pomodori attorno a cubetti di pesce e cuocere in padella o al forno con poco o niente olio, in alternativa farcire con verdure cotte filetti di pesce, arrotolarli e cuocerli a vapore unendo solo alla fine un filo d'olio".

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Uno studio condotto da ricercatori dell'Università del Minnesota ha voluto verificare quanto i classici cibi da conforto, per intenderci la cioccolata e tutti i suoi derivati, i biscotti piuttosto che i dessert e i gelati, siano realmente efficaci rispetto alla convinzione radicata di riuscire a rasserenare mente e corpo inquieti.

Per fare questo è stato chiesto l'aiuto di un centinaio di studenti a cui è stato fatto vedere per un certo tempo una serie di spezzoni di film tristi in modo da essere nella condizione psicologica desiderata dai ricercatori.
In seguito alla metà degli studenti sono stati lasciati consumare i loro comfort food preferiti scelti senza alcuna limitazione e all'altra metà cibi generici senza una nomea particolare di alimenti consolanti o che gli stessi studenti non consideravano tali.
Terminato il consumo del cibo sono state poste agli studenti una serie di domande per cercare di indagare il loro stato d'animo e capire l'influenza diretta del consumo alimentare.
Sorprendentemente tutti gli studenti hanno dichiarato di sentirsi bene a prescindere dal tipo di cibo consumato, il che ha generato molte perplessità nei ricercatori arrivati all'apparente conclusione che il tipo di cibo è irrilevante rispetto allo stato d'animo delle persone o per meglio precisare un tipo specifico di alimento non ha necessariamente un effetto tangibile sull'umore.

Una ricerca con molti punti deboli che gli stessi ricercatori hanno dichiarato di dover ripetere in maniera più estesa e approfondire, anche perché precedenti ricerche erano giunte a risultati opposti.
Quello che però è parso molto interessante è un elemento noto da tempo, ma poco enfatizzato e sottolineato, probabilmente perché andrebbe a scardinare convinzioni radicate sul valore di alcuni cibi rispetto al proprio benessere e di conseguenza rovinare il mercato e la redditività di aziende che di questo vivono e che su questo puntano per sostenere le proprie vendite e produzioni.

Perché il punto vero è che non esiste un cibo o una categoria di cibi in assoluto consolanti, ciò che li rende tali è il collegamento mentale, umano e spirituale che ogni singola persona intreccia con un determinato alimento.
Ricordi di infanzia, amicizia, amori, passioni, risate, abbracci, intese, tenerezze, carezze e così via.
Ma non solo, forse ancora più importante è chi e come quel determinato cibo che arriviamo a consumare ha saputo trattare, dalla sua crescita alla sua trasformazione finale.

Un ambito che oltre al mondo produttivo tocca direttamente la cucina e il suo compito sociale, tocca quanto della persona che cucina passa nel cibo e attraverso al cibo arriva ad altre persone.
Nel bene e nel male.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Bisogna dire che l’olio da olive non finisce mai di sorprenderci in positivo, in cucina scopriamo sempre nuovi sentieri a cui questo fantastico condimento sa portarci, con una semplicità disarmante.
Poi continuando a studiare, documentarci, leggere, confrontarci arrivano in parallelo tante altre conferme della sua grandezza e l’intuito ci induce a pensare che c’è ancora un mondo immenso da scoprire dietro questo semplice oro liquido dai riflessi dorati che abbracciano il verde delle olive di origine.

Quando poi le notizie si intrecciano e “attorcigliano” positivamente con i temi più strettamente legati alla salute e al benessere delle persone, allora le cose si fanno ancora più interessanti e utili.
Una delle ultime ricerche ci rivela come nell’olio d’oliva si nasconde un pregiato segreto: la chiave magica che induce a sentirsi sazi e consumare meno porzioni di cibo con tutti i benefici, enormi, del caso.

Sicuramente non è l’unica chiave, la molteplicità è la vera spiegazione di molte cose, però è una grande bella medaglia che il nostro olio si mette sul suo stradecorato petto.
Nello specifico lo studio (condotto da un team Europeo di esperti facenti parte di due università, la tedesca Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e l’austriaca Università di Vienna)  racconta come il senso di sazietà sia stimolato dall’olio da olive attraverso specifiche molecole aromatiche in esso contenute.

Molto interessante la dinamica della ricerca, svolta in più tappe.
Intanto perché fatta su volontari umani, questo potrebbe sembrare banale e logico, ma nel mondo della ricerca non è così scontato!
Poi perché per i destinatari crediamo sia stato più che piacevole dovendo degustare semplice yogurt arricchito o meno secondo il caso con diversi tipi di oli nell’ottica di verificare proprio il senso di sazietà raggiunto.

Per i particolari potete andare qui, insieme a questa scoperta ci sono state altre interessanti considerazioni sui tanti dubbi che aleggiano rispetto alla reale efficacia dei cosiddetti cibi ‘light’ o ‘low fat’.
A noi però interessa più la notizia incentrata sull’effetto saziante dell’olio da olive per dare ragione delle quantità e delle dosi che di questo fantastico olio possono essere usate.
Non diciamo di versarne a litri nella pentola, ma quando il guru di turno vi lancia i suoi strali urlandovi che dovete usare meno olio possibile perché è grasso e come tale il male dei mali invece di cascare nel suo tranello provate a riflettere meglio con la vostra testa.
Non è forse meglio un cucchiaio in più nel piatto e arrivare così a sentirsi più sazi, più contenti per il gusto provato, più soddisfatti del risultato in cucina, più sereni, più, più e più?

continuiamo

I fagioli rimangono tra gli alimenti da privilegiare in assoluto per la preparazione di numerose ricette, la loro consistenza, sapore e cremosità sommata al buon apporto proteico sono aspetti talmente positivi da consigliare sempre la loro presenza in tavola.

Ci sono poi un infinità di interazioni positive con la salute, in molte circostanze il loro consumo rimane una barriera forte e sicura contro l’insorgenza di moltissime patologie legate all’alimentazione e ne prevengono molte altre risultando una fonte vegetale di altissimo livello con nutrienti preziosi e vitali.

Per facilitare la loro digestione che per alcune persone non è facile si può ricorrere all’uso delle piante aromatiche carminative che grazie agli oli essenziali in esse contenuti facilitano l’espulsione dei gas gastrointestinali e aiutano il lavoro dell’intestino.

Tra quelle più importanti ed efficaci si possono utilizzare l’Anice sia comune che stellato, l’Aneto, l’Angelica, il Calamo Aromatico, l’Origano, la Santoreggia, il Finocchio, il Cumino e il Coriandolo.

Le essenze in semi si aggiungono generalmente a inizio cottura per dare il tempo di sprigionare tutto il loro aroma e se si vuole potenziare la loro funzione la prassi è di pestarle, macinarle o tritarle direttamente con erbe in foglie fresche come il classico prezzemolo.

Il sapore è molto penetrante e se non si conoscono bene il consiglio è quello di limitare inizialmente la loro presenza a pochi semi, soprattutto per il cumino, l’anice e i semi di finocchio.

Potete anche avvolgere i semi in foglie di alloro fresche e legarle strette con uno spago da cucina, in questo modo sarà poi facile toglierle una volta cotti i legumi.

Oltre a queste si può ricorrere alle virtù di altre essenze aromatiche come la menta, la melissa, lo zenzero e il timo che rinfrescano e rendono ancora più gradevole il consumo dei legumi, ma in questo caso l'aggiunta avviene quasi sempre a fine cottura per mantenere al meglio aromi e profumi di queste erbe rinfrescanti.

Da tempo immemorabile si sa che il segreto per mantenere un buono stato di salute passa anche attraverso la capacità di capire correttamente i messaggi del corpo e interpretarli eliminando i filtri dei condizionamenti esterni e di quelli interni della mente.
Sapersi ascoltare e chiedersi ad esempio se chi ci sta chiedendo cibo è realmente il nostro organismo bisognoso di risorse oppure sono altri meccanismi che nel cibo cercano consolazione e sfogo.

Due studi distinti e meticolosi, il primo pubblicato su PlOS ONE e il secondo su Frontiers in Psychology hanno indagato su quali sono i fattori determinanti per il successo o meno di una dieta e più in generale per mantenere un giusto peso forma funzionale alla buona salute dell'organismo.
Perché per quanto in molti, speculando in maniera a volte ignobile e vile, promettano miracoli e miracoli con il metodo che dicono aver studiato e provato, perdere e mantenere peso non è e non può essere solo una questione di quantità di nutrienti e calorie ingeriti.
I due studi si sono concentratati su uno specifico fattore alquanto ricorrente in alcuni individui e che può incidere in negativo sulla buona alimentazione, la noia.

Dessert di ciliegie con menta fresca yogurt e nocciole 700x500 CSNoia che spesso regna sovrana davanti alla televisione, una condizione che si presta perfettamente per abusare senza alcuna consapevolezza obbiettiva del cattivo cibo, preferibilmente grasso, calorico e ricco di zuccheri.
Di questa condizione si è occupata nello specifico la ricerca pubblicata su PlOS ONE, li si è viso che un argine a questa devianza è guardare programmi non noiosi e che grazie al coinvolgimento non spingono al consumo convulsivo di cibo, ma è ovvio che la soluzione è di ben altro tipo, come ad esempio spegnere la televisione e cominciare a prendersi cura di se!

I ricercatori dello studio pubblicato su Frontiers in Psychology hanno chiesto a un gruppo di persone di annotare i consumi alimentari quotidiani associandoli agli stati d'animo provati, l'osservazione più importante è stata che a stati d'animo di noia corrispondeva il consumo peggiore di alimenti.
Non contenti gli studiosi hanno fatto fare al gruppo una serie di compiti, noiosi e divertenti, osservando cosa veniva consumato in concomitanza, anche qui ai compiti noiosi corrispondeva il consumo alimentare peggiore.
In tutto questo la conclusione è stata che la funzione del cattivo cibo era tesa a intorpidire i sensi è distogliere meglio così l'attenzione sulle circostanze di noia vissute.
Ricapitolando possiamo dire che a monte di una cattiva alimentazione, dell'eccesso di peso e dei problemi di salute relativi ci sono due fattori determinanti.
Il primo è la mente e il dialogo (esistente o inesistente) tra i propri pensieri e il proprio corpo, sentire realmente ciò che l'organismo ha bisogno eliminando i filtri dell'inconsapevolezza, della noia, della pigrizia, della golosità e del riversare sul cibo le frustrazioni della vita.

Il secondo fattore è l'attività fisica che non necessariamente è sport estremo o intenso, però è essenziale e determinante altrimenti ogni regime alimentare è destinato a fallire nel tempo.
E se non credete che esistano snack ammazza noia buoni, sani e belli guardate, leggete e realizzate da voi questa ricetta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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