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Jul 22, 2019 Last Updated 8:21 AM, Jul 22, 2019

Sapere aspettare è una prerogativa che può portare molti benefici, in questi nostri tempi frenetici sembra però che se ne sia persa la concezione e l’importanza.
Tutto e subito va di gran moda, restando nell’ambito della cucina ci sentiamo dire tante volte che non c’è abbastanza tempo da dedicare ai fornelli, che attendere i normali tempi di preparazione di un pasto è un lusso per pochi, che l’industria ci regala oggi così tante agevolazioni con piatti e semi lavorati pronti che non serve stare tanto a pensare ne tantomeno pazientare.

Così quando abbiamo letto questa notizia non abbiamo potuto che sorridere compiaciuti e vedere confermata una verità che da sempre è presente nell’uomo, ma che per pigrizia si preferisce dimenticare.
Si parla di cibo e di porzioni, di presentazione e approccio al consumo alimentare, tutto questo in una ricerca realizzata dall’americana Cornell University.
La cui conclusione è stata: una porzione meno abbondante di cibo nel piatto può soddisfare come una grande e affollata dose, il segreto è sapere aspettare e noi aggiungiamo sapere dialogare con il cibo per quanto lo si pensi non più in grado di raccontarci qualcosa essendo la sua anima stata spenta dalla cottura.
Non è così se chi ha preparato la ricetta ha avuto la sapienza di farlo con passione, amore e convinzione lasciando nel cibo la sua traccia di vita indelebile e dando al cibo stesso nuove possibilità espressive.

Per spiegare meglio: la ricerca, effettuata su un campione di adulti a cui sono stati proposti piatti con porzioni differenziate, racconta che il senso di appagamento arriva dopo circa 15 minuti, tempo necessario a fare in modo che il segnale di sazietà arrivi al cervello e di conseguenza scatti la consapevolezza più o meno cosciente di aver mangiato abbastanza.

In poche parole abbuffarsi come assatanati bruciando i tempi di consumo come se si partecipasse a una gara olimpica è la tattica più sbagliata.
Sbagliata perché come dicevamo non si dialoga con il cibo servito e si perdono così tante informazioni non verbali, perché la masticazione non fa il suo dovere e non rende il cibo pronto a una facile assimilazione successiva, perché così il cibo diventa puro carburante grasso e calorico da buttare in un serbatoio interno che invece farebbe funzionare meglio la nostra macchina corpo se il pieno venisse fatto a scaglioni.
E questo è anche un bel segreto per i tanti che si accaniscono a seguire diete improbabili pur di dimagrire; imparate prima a saper aspettare!!!

Consumare cibo camminando per strada o restando all'aperto in città e una situazione che dovrebbe limitarsi a un fatto saltuario e di eccezione rispetto alla regola.
Di per se la pratica del consumo esterno di cibo è elementare e secolare in quanto funzionale ad alcune esigenze (soprattutto lavorative) di alcune categorie di persone e ha ben poco di spettacolare.
Si assiste oggi, invece, a un successo mediatico del tutto estraneo alle funzioni di origine e il motivo può essere comprensibile in una società dove l'aspetto mediatico è spesso l'unico metro di giudizio su persone e eventi al di la dei loro meriti reali.
Ma prima di accogliere a braccia aperte questa pratica di consumo alimentare bisognerebbe chiedersi se quello che si consuma per strada oltre a essere succulento, goloso, profumato e a volte irresistibile è dal punto di vista nutrizionale e della salute opportuno.

Si è occupato di indagare su questo aspetto specifico uno studio dell'Università del Surrey (Regno Unito) pubblicato sul Journal of Health Psychology.

Erbazzone semplice con sfoglia integrale 700x500 CSCi si è basati sull'osservazione di un gruppo di sessanta giovani donne (alcune di queste anche a dieta) divise in gruppi, tutte consumavano inizialmente una barretta di cereali, ma in situazione logistiche diverse: camminando, guardando la televisione, sedute e conversando normalmente.
Agli stessi gruppi è stato poi concesso di consumare liberamente snack generici tra i più diffusi e usati (comprese delle normalissime carote).
Ciò che si è visto è che contrariamente a quanto ci si poteva aspettare o sospettare la situazione logistica peggiore non era quella davanti alla televisione, ma quando i soggetti camminavano e mangiavano allo stesso tempo.

Il tutto, infatti, spingeva a consumare sempre più cibo fino ad arrivare a 5 volte il consumo di snack deleteri in una sorta di amnesia della mente rispetto a ciò che veniva introdotto in bocca.
E proprio su questa amnesia la ricerca ha posto l'accento ipotizzando che la pratica di camminare, assolutamente salutare fuori dal contesto alimentare, induce a un forte abbandono del controllo cosciente su ciò che si sta mangiando e su cosa si sta introducendo nell'organismo.
Una sorta di distrazione collettiva ingigantita dal fatto che camminare da l'impressione errata di bruciare un numero elevato di calorie e quindi giustificare "l'abbondanza" di cibo consumato durante o successivamente la strada percorsa.

È chiaro che se il consumo è saltuario il possibile squilibrio nutrizionale può essere accettabile e sopportabile dall'organismo, ma come conferma l'esaltazione mediatica di questi anni per molti così non è e il cibo per strada è più una regola che un'eccezione.
E su questo invitiamo a fare molta attenzione scegliendo se non altro quei cibi da strada meno deleteri possibili rifacendosi magari alla più lungimirante tradizione della cucina Italiana dove esistono buoni esempi in questo senso.
Come questa ricetta dove viene ripresa una torta salata tipica del centro Italia riproponendola in una chiave sana e equilibrata per quanto pratica e buonissima.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Tra i frutti a cui vengono attribuiti sempre più pregi salutistici ci sono i frutti di bosco che per quanto diffusi tutto l'anno sul mercato hanno una loro precisa collocazione stagionale estiva, cerchiamo di ricordare sempre questo non trascurabile particolare!

Da tempo è risaputa la loro ricchezza in polifenoli, antocianine, vitamina C, fibra e potassio elementi che contribuiscono a contrastare il declino delle funzioni cognitive tipico dell'invecchiamento, proteggere contro i rischi del sistema cardiovascolare, aiutare nella prevenzione di una buona schiera di tumori.
In una revisione pubblicata negli anni recenti sul British Journal of Nutrition si è visto come questi frutti in realtà contengono un ventaglio esteso di polifenoli, dai flavonoidi agli acidi fenolici, e non solo alcune tipologie circoscritte.

Allo stesso tempo è stato puntualizzato come queste preziose sostanze una volta ingerite subiscono modificazioni a volte importanti che ridisegnano in qualche modo le loro prerogative di partenza anche se quasi sempre in un ottica positiva, ad esempio ci sono riscontri certi su come queste modificazioni influiscano direttamente sull'ossidazione, le infiammazioni e la glicemia.

cestino di cocomero con macedonia estiva rinfrescantePer arrivare però a essere certi delle virtù più importanti relative alla performance cognitiva piuttosto che alla prevenzione delle patologie croniche più gravi è necessario procedere con ulteriori ricerche e studi.
Una puntualizzazione che non toglie nulla alle tante positività dei frutti di bosco, serve più che altro a dare un quadro nutrizionale e preventivo il più attendibile possibile senza generare false idee e illusioni.

La protezione più grande si ottiene combinando insieme in una sorte di mix multicolore tutti i cibi e i prodotti a alto livello salutistico in un quadro di sana, varia e completa alimentazione ben rappresentata dal modello mediterraneo.
Un altro frutto tipico dell'estate ci viene incontro in questo senso per far capire meglio.
Il cocomero (o anguria) oltre a svolgere la pregevole funzione di naturale dissetante porta in dote un carico di positività che parte dal basso contenuto calorico per proseguire con l'alta percentuale di potassio e soprattutto licopene, un potente e forte antiossidante.
E l'unione dei due frutti, magari in un gradevole dessert, come è ovvio apporta all'organismo molti più vantaggi del consumo dei singoli alimenti.
Un bell'esempio di questo lo abbiamo realizzato nel gradevole dessert che trovate qui e vedete in foto.

Ma tornando al licopene del cocomero uno studio publicato sul Journal of Agri-cultural and food Chemistry ha dimostrato che la sua conservazione ottimale avviene quando il frutto è conservato intorno ai 20 gradi (una maggiorazione che va dal 10 al 40%) rispetto a quando è posto in frigorifero, una dose maggiore è presente anche quando il cocomero è lasciato "stagionare", in pratica se non si consuma subito dopo il raccolto ma si aspetta qualche giorno in più.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Il ruolo della dieta, dell'alimentazione e del cibo che si consuma rispetto a una delle patologie potenzialmente più nefaste come è la depressione.
Qualcosa che sfugge spesso alla semplice logica e analisi superficiale e su cui l'alimentazione ha un interazione più o meno importante in base a molti fattori.
Studi recenti hanno vista protagonista la frutta in relazione con la depressione con tutta una serie di risvolti molto interessanti a cominciare dall'influenza del cibo sull'umore e quindi sul controllo e prevenzione della depressione.

Uno dei più nuovi è stato pubblicato dall'European Journal of Clinical Nutrition e ipotizza un influenza diretta del consumo di frutta, ancora più che di verdura, sulle emozioni e sensazioni provate dall'uomo nella vita quotidiana.
Nello specifico la ricerca si è svolta in Australia e ha coinvolto più di 6 mila donne di mezza età seguite per un periodo di tempo di 6 anni in cui sono state analizzate le abitudini a tavola.
Quelle che consumavano con frequenza almeno 2 porzioni di frutta al giorno registravano una percentuale di probabilità di provare e sentire i tipici sintomi della depressione decisamente inferiore rispetto a chi consumava poca frutta.

Dessert di frutta invernale con noci e bacche di goji 700x500 CSUn dato estremamente confortante che ribadisce ancora una volta l'estrema importanza del consumo di frutta, un alimento non solo troppo trascurato dalla popolazione anche Italiana, ma spesso accusato di essere "nocivo" in quanto portatore di dosi di zuccheri importanti.
Un paradosso dell'ignoranza conoscitiva attuale sommata alle mire squisitamente economiche di chi a spese degli altri si diverte a diffondere diete e regimi alimentari che basano la loro efficacia solo su squilibri nutrizionali.

Una situazione assurda perché non è necessario essere esperti in materia per capire come qualcosa che si basa su uno squilibrio di base non può che portare ad altri squilibri al di la delle apparenze!!!
Ma che la frutta abbia un preciso ruolo benefico non lo sostengono solo le tesi pubblicate dall'European Journal of Clinical Nutrition, in parallelo ad esempio si ritrovano più o meno le stesse conclusioni in una ricerca canadese pubblicata su Preventive Medicine.
Questa ultima ha coinvolto ben 10 mila persone e dopo una dettagliata analisi sempre sulle abitudini alimentari quotidiane ha concluso che un regime alimentare ricco di vegetali (ortaggi, legumi, frutta, ecc) può arrivare a ridurre anche del 27% la comparsa di disturbi mentali e depressione.

Una percentuale media già molto elevata in un contesto che pare evidenziare una proporzione tra quanti vegetali si consumano e quanto equilibrio mentale e serenità si arriva a provare.
Il tutto dovuto a fattori bene noti, i protagonisti sono, infatti, gli elementi antiossidanti e antinfiammatori che nei vegetali abbondano, in particolare flavonoidi e carotenoidi che contrastano in maniera incisiva lo stress ossidativo a carico del sistema nervoso centrale.
Un contrasto che favorisce poi l'efficacia di diversi neurotrasmettitori come la serotonina direttamente collegati con il livello d'umore, la condizione mentale e il manifestarsi delle emozioni positive o negative.

Un quadro complessivo che ribadisce l'estrema utilità di consumare in abbondanza le sostanze vegetali tutte.
Sottolineiamo con forza tutte e vi esortiamo a consumare non solo abbondanti porzioni di frutta fresca, ma di prendere in grande considerazione quella secca come noci e mandorle, i legumi, tutta la verdura nessuna esclusa possibilmente restando in sintonia con le stagioni, i semi, i cereali integrali, le erbe aromatiche e le spezie.

Solo così sarete sicuri di poter limitare al massimo l'insorgenza non solo della depressione, ma di moltissime altre malattie che con l'alimentazione hanno una stretta relazione.
E se avete bisogno di un esempio pratico e goloso ecco questa ottima ricetta da dessert!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Molto interessante uno studio condotto nel Regno Unito dal Dipartimento di epidemiologia e salute pubblica dell’University College London.
Durato ben 10 anni coinvolgendo oltre 4000 soggetti adulti ha analizzato il legame tra la dieta e lo sviluppo nel tempo di stati depressivi di vario livello arrivando a sentenziare con chiarezza come l’alimentazione che fa bene all’organismo in parallelo influisce molto positivamente anche sulla mente.

Alle stesse conclusione sono arrivate e stanno arrivando altre ricerche un po’ in tutto il mondo e ne avevamo già parlato in passato.
Per chi si sforza di propagandare uno stile alimentare basato su salute e prevenzione queste ricerche sono una sorta di premio per la costanza con cui si portano avanti idee e riflessioni.
E questo malgrado il degrado generale che si assiste sui temi alimentari dove a un incrocio di diete assurde, falsi esperti massicciamente presenti nei media e Chef che pensano solo allo spettacolo si sovrappone la poca conoscenza dei principi di una sana cucina che non tralasci l’aspetto del gusto e della soddisfazione organolettica e psicologica.

Vellutata di sedano con crema di pomodori e crostiniInsomma c’è ancora molto da fare e soprattutto c’è da non lasciarsi scoraggiare dalla “non riconoscenza” sul lavoro che si fa, quando si leggono studi e ricerche serie come queste ci si rincuora assai.
Se volete approfondire gli aspetti di questa ricerca se ne parla ampiamente sul Corriere della Sera nello spazio Salute.

Se poi non contenti trovate anche l’aspetto più strettamente godereccio con una la ricetta dello Chef che asseconda in cucina le indicazioni venute fuori da questo studio.
Una bella ricetta semplice ma elegantemente presentata e alla portata di chiunque.
Protagonisti il comune sedano verde, gli immancabili legumi, una salsa di pomodoro usata in maniera molto diversa dal solito.

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