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Oct 18, 2019 Last Updated 6:33 AM, Oct 18, 2019

Mani al lavoro per riparare e far tornare funzionale una vecchia sedia, quanto sia vecchia lo si vede dal legno e si vede però anche la sua immutata funzionalità.
Chi usa le mani è una persona di lunga esperienza e anche questo dalla foto è evidente, sa come fare tecnicamente, ma soprattutto sa dell’amore che lo avvolge quando intreccia da un angolo all’altro la corda vegetale, capisce come la sua anima incontra l’anima della sedia e dialoga in sintonia meditativa.

È un immagine esemplare e volutamente fuori da qualsiasi riferimento alimentare per portare a fuoco elementi comuni a tutti i lavori artigianali, quelli fatti ancora con le mani, con il pensiero, la passione-amore che persuade l’anima, l’immaginazione costruttiva, i sogni inconsci che si fanno realtà.
Quanto ha bisogno la moderna cucina di tutti questi elementi “antichi”?
Moltissimo a mio parere e credo anche che l’errore sia pensare che la cucina sia arte, mentre è più probabile che sia splendido artigianato, semmai è la valenza “poco riconoscente” di oggi data al termine artigianato a essere del tutto immeritata.

Eppure l’artigianalità della cucina è rimasta immutata, per fortuna.
Oggi possiamo contare su efficienti macchine tecnologiche che abbattano tempi e costi, godiamo del supporto del sapere scientifico e chimico che ci spiega e mette in guardia da reazioni e interazioni alimentari, seguiamo protocolli di autocontrollo e in apparenza dominiamo in chiave moderna ogni passaggio del lavoro in cucina.
Ma non ostante questo una medesima ricetta ha sempre risultati diversi e cambia la sua anima organolettica in base alle mani che l’hanno “imbastita”.
È una questione di interpretazione e capacità, in semplici parole di artigianalità e di come le mani comandate dalla menta, dal cuore e dall’anima hanno saputo muoversi e dialogare con il cibo.

Un dialogo intenso, basilare, importante che spesso si cerca di evitare, alla passione si sostituisce la routine alienante e anche il cibo diventa un oggetto come tanti.
Di conseguenza anche la ricetta diventa un anonima cartolina spedita agli altri senza passione e amore, giusto per il dovere di farlo.
La volontà di evitare il dialogo con il cibo da parte di chi dovrebbe al contrario essere l’interprete migliore si manifesta da tanti episodi pratici, ad esempio si arriva a indossare ossessivamente i guanti anche quando non ce ne sarebbe bisogno come a marcare la volontà di non voler dialogare con l’amico alimento, di non toccarlo, di non sentire la sua potente forza espressiva.

Questo spiega anche il perché facendo bene i conti non è così facile mangiare bene nelle diverse tipologie ristorative che si incontrano e che il mercato offre e come in parallelo, invece, sia molto più facile mangiare bene nel desco famigliare di chi ci invita nella propria casa.
Nel primo caso l’artigianalità del mestiere di cucina è scomparsa nascosta da paraventi di diversa natura che partono dalla convinzione che tanto l’altro, il cliente, non capisce nulla fino ad arrivare al fumo scenografico e coreografico di tanti locali stellati o meno.
Nel secondo caso l’artigianalità è “pulsante cosa viva”, c’è passione, amore, desiderio di donare, gioia immensa nel dialogare con il cibo, la cottura, i profumi, le combinazioni e le scoperte.
Cose che la cucina moderna ha urgente bisogno di riprendere in mano.

Per mia grande fortuna mi è finalmente capitata l'occasione di ritrovarmi faccia a faccia con la curcuma fresca e rimanere estremamente affascinato dalla sua bellezza di salute.

E allo stesso tempo intessere un dialogo con questa apparente strano rizoma che come altri suoi parenti provenienti da un fuori geografico che spesso ci è estraneo porta con se un bagaglio di energie positive veramente incredibile.

Delle straordinarie virtù della curcuma ne ho già parlato più volte e sicuramente ne parlerò ancora molto, la sua sinuosità deriva da un aroma tutto suo che è abbastanza difficile da descrivere, bisogna provarla e farla propria nei tantissimi modi in cui si può inserire nelle ricette.

Ma un conto è trovarsi di fronte la polvere gialla macinata è pronta all'uso che se di qualità (e vi raccomando molto di cercarla di qualità altrimenti invece di migliorare i piatti rischiate di peggiorarli come a me è capitato agli albori della mia conoscenza con la curcuma) è comunque un bel trovarsi!
Un conto è però averla di fronte fresca come natura ci dona e capire attraverso la sua pelle, le sue rughe, il suo attorcigliarsi lieve quanto gli è costato evolversi, arricchirsi di così tante doti e poi saperle donare con semplicità e benevolenza a chi ne sa capire fino in fondo il valore, grande!

È un emozione e per me un segno di profondo rispetto verso un mondo alimentare vegetale che quasi sempre è trattato peggio del già deplorevole modo di "gestire" il mondo animale destinato all'alimentazione.

Ci dovrebbe essere più riflessione anche su questo, calpestiamo con molta facilità tutto il mondo vegetale per tanti motivi, perché ci sembra più prioritario difendere quello animale (che certamente ne ha bisogno), perché il nostro egoismo ci porta a preoccuparci solo del nostro piacere, perché con il mondo vegetale abbiamo perso la capacità di dialogare e confrontarci.

Questa perdita di capacità di dialogo è un dramma reale su cui si preferisce non riflettere e credo ci manchi moltissimo, solo che non riusciamo a dargli un volto e un nome.

In una bella serata estiva in montagna ho avuto il piacere di assistere in emozionante ascolto a un bel concerto jazz organizzato come ogni anno nel paesino dove abito.
Per gli appassionati e gli esperti erano sicuramente musicisti di alto livello mi è parso di capire, sinceramente in questo campo le mie competenze sono relative al semplice piacere di ascoltare.

Buona e coinvolgente musica, quello però che mi ha colpito di più è stata l'enorme passione dei musicisti, questa immersione fantastica che facevano ad ogni brano con tutti i sensi.
Mi pareva quasi che ogni volta facessero l'amore con il loro strumento tanto era il coinvolgimento, lo si vedeva dai loro volti attorcigliati intorno alle note che uscivano, dai loro sguardi piacevolmente compiacenti nel raffrontarsi durante l'esecuzione, dal sudore autentico che usciva da un corpo che tutto fremeva con la musica.

Non è una novità per me, ma per l'ennesima volta sono rimasto altamente impressionato, il mini concerto si svolgeva in una piccola piazza, i musicisti erano semplici musicisti non star o chissà quali celebrità assolute, in poche parole erano uomini immensamente innamorati di quello che stavano facendo.

Con sacrifico, spostamenti tra un luogo e l'altro atroci, levatacce e equilibrismi vari con le professioni di sussistenza, con i guadagni presumibilmente magri e circoscritti.
Ma immensamente innamorati e nient'affatto timorosi di dimostrarlo al pubblico.

Il paragone con il mio lavoro è stato immediato e sconsolante, nel senso che ho la grande sensazione, diciamo anche qualcosa di più di una sensazione, che in cucina spesso questo far l'amore con lo strumento del proprio lavoro manca clamorosamente.
Soprattutto manca la capacità di dialogare, mentre sentivo il batterista suonare vedevo chiaramente la sua capacità di dialogare e la sua capacità di capire il linguaggio della batteria.

Nella cucina questa capacità di dialogare manca tantissimo, lo strumento, il nostro fantastico cibo, i nostri straordinari alimenti, sono visti come oggetti.

Inanimati oggetti da usare per dimostrare la propria bravura a superiori e clienti, per preparare il più velocemente e con il minor fastidio possibile un piatto, per autocelebrare la propria presunta grandezza di artista, per buttare tutto insieme con alienazione e non pensiero.
Tutto quello che si vuole, probabilmente gli esempi potrebbe essere tanti altri, ciò che conta è il rifiuto al dialogo, scappare dal confronto con i messaggi lanciati dal cibo, ritenerlo un elemento inferiore e per questo solo un "oggetto utile a qualcosa".

Ora non è che la situazione sia unitariamente così, certamente però lo è per la maggior parte di chi si occupa di cucina, lo è per la maggior parte di chi giudica il lavoro di cucina, lo è per il mondo dello spettacolo che sfrutta la cucina.

Forse più che creare altre scuole di specializzazione sarebbe più utile mandare chi si occupa di cucina a vedere più concerti jazz, guardare in faccia i musicisti, capire la loro immensa passione, capire il rispetto per lo strumento e come da questo strumento sanno far uscire l'anima, non solamente una funzione utilitaristica.

Del numero di marzo di Cucina Naturale volevo segnalarvi il bell’articolo di Franco Travaglini sull’intreccio tra agricoltura biologica e mondo vegetariano nelle sue diverse sfaccettature.
Con Franco oltre 10 anni fa abbiamo scritto insieme un libro eccellente, scusate la modestia ma in questo caso non me ne preoccupo visto che non ha motivo d’esserci.

Purtroppo un libro forse in anticipo sui tempi e in ogni caso poco valorizzato dalla casa editrice tanto da essere ormai abbandonato e praticamente impossibile da trovare.
Un vero peccato, comunque potete leggere informazioni sul libro in questa sezione del mio sito personale, ma visto che i contenuti del libro sono più che mai attuali e interessanti mi devo decidere a raccontarveli meglio con qualche sintesi e qualche ricetta fotografata tratta dal libro stesso.

Provate a dirmi quale può essere secondo voi uno degli elementi più destabilizzanti rispetto alla moderna epidemia di obesità infantile?
Le risposte potrebbero essere molteplici, ma credo che molti di voi abbiano una visione chiara e che le risposte simili potrebbe essere tante e convergere senza tanti problemi verso una condanna unanime e netta della pubblicità dei cibi spazzatura che con una ripetizione ossessiva e “purgante” invade con grande violenza la mente dei bimbi.

Una mente notoriamente molto malleabile e condizionabile, così per una devianza data dalla pubblicità oscena trasmessa senza alcun ritegno lo sforzo per rimediare e riportare il bimbo sulla buona strada è almeno 10 volte superiore come molti genitori coscienziosi e attenti hanno sperimentato e sperimentano sulla propria pelle.
Non so quanto può consolare questi genitori, ma oggi a sostegno di questa ineluttabile verità sulle devastazioni pubblicitarie alimentari arriva un preciso allarme dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Nel suo ultimo rapporto con tema “obesità infantile” preparato in occasione del prossimo vertice mondiale che si terrà a Vienna il 4 e 5 luglio sollecita fortemente i Governi a mettere in pratica con molta urgenza una serie di pratiche e controlli stringenti sulle campagne pubblicitarie che hanno come oggetto i ben noti cibi spazzatura.
E giustamente sul banco degli imputati non viene messa la sola e ormai antiquata televisione, ma anche (se non soprattutto ormai!) tutti i nuovi media.
Dai social network alle applicazioni per cellulari ci sono una varietà infinita di forme mediatiche che in maniera subdola o meno incidono fortemente in negativo rispetto a questa problematica.

L’OMS sottolinea giustamente allora come la promozione di prodotti confezionati e trasformati del tutto squilibrati dal punto di vista nutrizionale“è stata riconosciuta come uno dei fattori di rischio per l’obesità infantile e altre malattie croniche legate alla dieta”.
Tutto l’insieme è devastante perché la ricettività da parte dei bimbi è elevata rispetto alle tante “schifezze” che si vedono proporre magari dai loro idoli animati preferiti.
Ma probabilmente il dato su cui riflettere ancora di più è che solo in apparenza queste pubblicità colpiscono unicamente i bimbi, in realtà il bersaglio cosciente è molto più vasto e riguarda i molti adulti che adulti in realtà non sono.
Del resto non si può che rimanere del tutto allibiti quando in pubblicità si vede una sorridente e sempre perfetta mamma (o papà) addentare felice la stessa schifezza che propone ai suoi bimbi.

Fate molta attenzione perché nulla è fatto a caso ed è estremamente facile associare il finto benessere del genitore che addenta la merendina di turno con il presumibile benessere di un adulto in carne e ossa che guarda la stessa pubblicità.
Micidiale e sconcertante!!!

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