Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.cliccando su attiva cookies, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

Aug 05, 2020 Last Updated 5:24 PM, Aug 3, 2020

In una bella serata estiva in montagna ho avuto il piacere di assistere in emozionante ascolto a un bel concerto jazz organizzato come ogni anno nel paesino dove abito.
Per gli appassionati e gli esperti erano sicuramente musicisti di alto livello mi è parso di capire, sinceramente in questo campo le mie competenze sono relative al semplice piacere di ascoltare.

Buona e coinvolgente musica, quello però che mi ha colpito di più è stata l'enorme passione dei musicisti, questa immersione fantastica che facevano ad ogni brano con tutti i sensi.
Mi pareva quasi che ogni volta facessero l'amore con il loro strumento tanto era il coinvolgimento, lo si vedeva dai loro volti attorcigliati intorno alle note che uscivano, dai loro sguardi piacevolmente compiacenti nel raffrontarsi durante l'esecuzione, dal sudore autentico che usciva da un corpo che tutto fremeva con la musica.

Non è una novità per me, ma per l'ennesima volta sono rimasto altamente impressionato, il mini concerto si svolgeva in una piccola piazza, i musicisti erano semplici musicisti non star o chissà quali celebrità assolute, in poche parole erano uomini immensamente innamorati di quello che stavano facendo.

Con sacrifico, spostamenti tra un luogo e l'altro atroci, levatacce e equilibrismi vari con le professioni di sussistenza, con i guadagni presumibilmente magri e circoscritti.
Ma immensamente innamorati e nient'affatto timorosi di dimostrarlo al pubblico.

Il paragone con il mio lavoro è stato immediato e sconsolante, nel senso che ho la grande sensazione, diciamo anche qualcosa di più di una sensazione, che in cucina spesso questo far l'amore con lo strumento del proprio lavoro manca clamorosamente.
Soprattutto manca la capacità di dialogare, mentre sentivo il batterista suonare vedevo chiaramente la sua capacità di dialogare e la sua capacità di capire il linguaggio della batteria.

Nella cucina questa capacità di dialogare manca tantissimo, lo strumento, il nostro fantastico cibo, i nostri straordinari alimenti, sono visti come oggetti.

Inanimati oggetti da usare per dimostrare la propria bravura a superiori e clienti, per preparare il più velocemente e con il minor fastidio possibile un piatto, per autocelebrare la propria presunta grandezza di artista, per buttare tutto insieme con alienazione e non pensiero.
Tutto quello che si vuole, probabilmente gli esempi potrebbe essere tanti altri, ciò che conta è il rifiuto al dialogo, scappare dal confronto con i messaggi lanciati dal cibo, ritenerlo un elemento inferiore e per questo solo un "oggetto utile a qualcosa".

Ora non è che la situazione sia unitariamente così, certamente però lo è per la maggior parte di chi si occupa di cucina, lo è per la maggior parte di chi giudica il lavoro di cucina, lo è per il mondo dello spettacolo che sfrutta la cucina.

Forse più che creare altre scuole di specializzazione sarebbe più utile mandare chi si occupa di cucina a vedere più concerti jazz, guardare in faccia i musicisti, capire la loro immensa passione, capire il rispetto per lo strumento e come da questo strumento sanno far uscire l'anima, non solamente una funzione utilitaristica.

Leggevo in un mensile dedicato ai consumatori e edito da una famosa catena di supermercati un interessante riflessione sulla sovraesposizione di chef in televisione.
Con una sottodomanda allo stesso tempo provocatoria e ironica, cioè se la massiccia presenza di cuochi, esperti di alimentazione, nutrizionisti o presunti tali avesse come risvolto un miglioramento o peggioramento del nostro stile alimentare.

All’interno vari interventi fra cui quello del mio maestro assoluto di storia dell’alimentazione, un maestro che non riesco mai ad a onorare abbastanza leggendo con assiduità i suoi libri.
Ogni volta mi inchino a Massimo Montanari perché dalle sue pagine scritte con rigorosa coscienza e amore per i fatti minuziosamente documentati al millimetro (e mille anni luce staccati dalle opinioni) mi fa capire moltissimo del mio lavoro e di quanta spazzatura alimentare moderna circoli, purtroppo per noi!!!

Riporto uno stralcio del suo pensiero comparso su questa rivista e poi aggiungo una mia personale riflessione.

...oggi i mezzi di comunicazione di massa trasmettono contenuti che si possono criticare per la loro volgarità. Per esempio il fatto che si enfatizzi sempre l'idea della gara, della competitività, del giudizio su quello che fanno gli altri.
Lo trovo diseducativo. Lo si potrebbe fare invece trasmettendo idee contrarie: la tolleranza della diversità, il rispetto per le idee e per i gusti degli altri. L'idea, soprattutto, che per cucinare sono importanti le regole...

Esemplare e chiaro come sempre il maestro.
Inutile dirvi che condivido al 100 % il suo pensiero, la volgarità di cui parlava è molto profonda, si mescola a ignoranza delle cose (giusto per stare in tema direi al primo posto ignoranza per la storia reale del cibo e dell’uomo), trasposizione della professione del cuciniere in quella di dilettante attore, abbagli culturali, indifferenza totale all’aspetto sociale dell’alimentazione, scambio di verità con falsità.

Uno scambio cosciente se va bene, incosciente se va male.
Ma più importante direi è il non rispetto delle regole, quell’insieme di preziosi gioielli che tutti quelli che ci hanno preceduto con fatica hanno saputo donarci nella “loro” speranza che servissero a migliorare il lavoro e la vita di chi sarebbe arrivato dopo.

A vedere oggi la televisione ci si rattrista assai al pensiero di come questi gioielli siano trattati come inutili sassi sparsi sulla riva del mare.
Si assiste allo sfregio delle regole e del buonsenso, l’alimentazione è solo business e il mestiere di cucina il mezzo per alimentarlo.
Mi consolo solo sapendo che molte realtà di cucina vere, professionalmente vere, sono l’esatto opposto di tutto quello che si vede.
Il baluardo all’attuale degenerazione!

Una di queste mattine passando per le vie del paesino di montagna dove vivo dopo una copiosissima nevicata che ha ammantato di bianco ogni angolo possibile ho visto un uomo anziano che con una disarmante delicatezza si chinava e annaffiava un piccolo vaso dove un seme o una nascosta piantina era in attesa.
L’angolo era quella intercapedine di entrata che esisteva quasi sempre nei negozi di un tempo,prima un portone a più ante, poi uno spazio in mezzo più o meno grande, dopo la porta vera e propria di entrata.

In questa intercapedine a ricevere la luce del poco sole d’inverno stava il vaso, malgrado l’inverno giustamente bisognoso di acqua, di quell’acqua fisica, ma ancora di più di quell’acqua intrisa d’amore del gesto di un vecchio carico di anni passati sulle spalle e accumuli di amore dato.
La porta era quella di un circolo culturale con annesso minuscolo bar e ritrovo del paese, uno di quelli che ancora resistono alle modernità ludiche del tempo, frequentato da altri veterani carichi di anni e vita tutta da raccontare.

Mi ricollego oggi all'articolo dell’altro ieri quando esaltavo la dimensione personalizzata dei ristoranti, buona o cattiva che sia come succede a ogni comune mortale.
In particolare mi riallaccio all’ultima frase in cui esprimevo le mie considerazioni lapidarie sui moderni fast food, frase che mi è rimasta dentro e ritornata prepotente mentre leggevo statistiche, studi e considerazioni sulla moderna epidemia di obesità e sulla devastazione che un’alimentazione monotematica produce nel moderno e civilizzato “primo”mondo.

Così mentre riordinavo l’archivio delle foto di food personali un immagine mi ha fulminato perché rappresenta di per se un sintesi quasi perfetta di questa alimentazione monotematica.
Alimentazione che riesce a corrompere con il suo apparente irresistibile fascino migliaia di persone le quali davanti a tutto questo scelgono di spegnere il loro pensiero e la loro capacità di avere consapevolezza delle scelte.
Volutamente o meno, questo resta poi da definire.

Certo mi rendo conto che la capacità attrattiva che sconvolge i primordiali sensi collegati alla bocca e al naso è potentissima.
Vedersi li una bistecca calda fumante fatta con le forti note aromatiche carbonizzate date da una griglia e accompagnata da patate altrettanto attraenti sommate a una salsa che ha lo scopo di addolcire le particelle di amaro che altrimenti darebbero un segnale di allarme a quel che rimane del senso di autoconservazione umano è per molti irresistibile.
Non è da sottovalutare questo potere ammaliante, piuttosto va studiato con attenzione per capire cosa chi cerca di indicare una via alternativa ancora non ha saputo trovare.
Nel senso di quale linguaggio universale manca che sappia contrapporre un altrettanto irresistibile fascino senza apportare la medesima devastazione fisica e mentale.

Tracciando così una nuova strada di alimentazione consapevole, sana e equilibrata.
Questa immagine, probabilmente non perfetta, mi sembra però splendida da un certo punto di vista, perché nasconde al suo interno quei palliativi che chi si alimenta in questo modo cerca di fare propri per auto consolarsi e perdonarsi.
Così troviamo delle misere foglie di insalata a supportare la convinzione che tanto una quota di verdure tutto sommato si assimilano, verdure fresche fra l’altro e crude, per cui perché preoccuparsi del resto.
Senza poi considerare che anche le patate sono verdure, allora perché fare tante storie, alla fine l’equilibrio nutrizionale apparente c’è.
Se poi proprio ci fosse qualche difficoltà digestiva il limone è li apposta, aiuta a far accettare meglio la carne e inoltre apporta qualche vitamina in più.
L’apparente banalità di questi pensieri è in realtà un dato di fatto eloquente e dimostra anche che l’alimentazione è un elemento ancora fortemente istintivo.

Latita in questo senso la cultura e la conoscenza, cioè quello che dovrebbe essere più strettamente collegato al valore di evoluzione dell’essere umano.
Con il paradosso che quelli che consideriamo animali, quindi apparentemente esseri inferiori senza cultura e conoscenza, hanno una saggezza alimentare innata immensamente più evoluta.

La natura credo che se la rida alla grande.

Leggevo alcune riflessioni amare espresse da un'amica sulla apparente normalità di sottrarre agli altri qualcosa, probabilmente qualsiasi cosa perché il punto non è cosa ma il gesto in se.
Da qui sono partito per riflettere su alcuni aspetti dell'essere umano e su quella radice intensa e profonda che caratterizza ognuno, me compreso, e che nel mio pensare racchiudo nella parola perversione.

Sinceramente penso che nessuno possa chiamarsi fuori, semplicemente c'è chi è più capace di gestire questa radice, la sa diluire nei canali delle positività che mette in pratica, la sa metabolizzare con le discipline che più gli si convengono, sa smorzarne i lati più odiosi e renderli amichevoli.

Ma dentro rimane e in tanti altri questa radice non sanno proprio come strapparla a se, ne subiscono la vastità interiore e intontiti non ne capiscono neanche l'origine, si ritrovano a fare cose e non sapere.

Non ho soluzioni miracolose a questo, ma ricordo che da piccolo feci un sogno particolare che per molti anni malgrado mi fosse rimasto dentro non sono riuscito a capire.

Chi nel sogno mi raccontava tracciava a se raccogliendo in un fascio unico tutte queste perversioni e poi le intingeva in un acqua a me non visibile, le liberava e sussurrava che erano guarite.
Incuriosito chiedevo quale fosse questa acqua e la risposta era poesia.

Per molto tempo ho frainteso, pensavo alla sola poesia degli artisti grandi non trovando però risposte esaurienti, totalmente esaurienti.
Poi questo lavoro che, umilmente, faccio mi ha fatto capire meglio di qualsiasi approfondimento accademico.
La cura di questa perversione è a cominciare dai poeti grandi, dalla loro straordinaria capacità di imprimere alla "parola" un profondo senso di vita, amore e passione.

Ma fermarsi qui è l'errore, la poesia che cura realmente è quella dell'uomo normale che nei suoi gesti normali da forma e crea.

Questa amica crea prodotti della terra, un fantastico olio ad esempio, ma poi da anche forma a ciò che crea e questa forma è poesia, nel percepirla i sensi sanno capire, brividi salgono sulla pelle e li la perversione si intinge in acqua curativa.
Che la cura sia breve o lunga è secondario, la poesia dei gesti è la cura e ognuno nel suo ambito può fare poesia senza dover scrivere neanche una parola.

Quando assaggiate un piatto, lo gustate con tutti i sensi, rimanete sorpresi, sentite un piacere profondo, tutto questo lo sentite se il piatto è poesia creata da una persona che dentro ha messo il suo essere profondo e il suo essere è passato a voi.
Ne una macchina, ne un esecutore passivo, ne un cuciniere alienato, ne un presuntuoso grande chef possono darvi questa poesia malgrado gli inganni messi in atto.

E per curarsi si ha bisogno di questa poesia quotidiana, che venga dalla cucina o dall'anonimo omino che spazza la strada nell'indifferenza stupida di tanti.

Cerco anche io di curarmi così, cosciente di una perversione dentro che è inutile negare e spero con il mio operare, con i miei piatti e la cucina che esprimo di riuscire a donare un minimo di poesia agli altri.
Per ricompensare chi mi cura generosamente spesso senza neanche saperlo.

Ultimi articoli

Orzo cereale antico di sorprendente modernità

Orzo cereale antico di sorprendente mode…

21-07-2020 Mangiare sano

L’orzo è stato uno dei primi cereali ad essere ...

Basilico, la pianta regale per eccellenza

Basilico, la pianta regale per eccellenz…

16-07-2020 Erbe aromatiche

La pianta regale per eccellenza, tale è il signif...

Noci: vero elisir per la pelle

Noci: vero elisir per la pelle

13-06-2020 Mangiare sano

Le noci vantano un lunghissimo elenco di sostanze ...

Libri in Primo Piano

Senza Sale

Senza Sale

Marzo 14, 2020

Scoprire vere e proprie emozioni di gusto grazie a...

La Cucina a Crudo - terza edizione

La Cucina a Crudo - terza edizione

Aprile 04, 2018

Le guide di Natura e Salute Descrizione: Siamo a...

Prevenire il Colesterolo

Prevenire il Colesterolo

Gennaio 01, 2008

Le guide di Natura e Salute Descrizione: Il cole...

Le ricette del mese

Crema di zucchine con datterini marinati e ceci al curry

Crema di zucchine con datterini marinati…

03-08-2020 Minestre e Zuppe

Due ingredienti estivi di stagione, pomodori e zuc...

Crema di albicocche in forma al profumo di mandorle e limone con fondente

Crema di albicocche in forma al profumo …

29-07-2020 Dolci e Dessert

Le possibilità offerte dalle albicocche in pastic...

Gnocchi con quinoa e grano saraceno alla curcuma ripieni di peperoni su salsa di zucchine al basilico

Gnocchi con quinoa e grano saraceno alla…

23-07-2020 Primi

Della quinoa, pianta assimilata ai cereali per pra...

Invito alla Lettura

100 Baby Pappe

100 Baby Pappe

17-11-2011 Invito alla Lettura, i libri consigliati

Ricette per bimbi 0-1 anno Succede in molti casi ...

La nuova biologia della salute

La nuova biologia della salute

22-09-2012 Invito alla Lettura, i libri consigliati

Riconquista il controllo della tua salute e della ...

banner