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Dec 02, 2022 Last Updated 8:39 PM, Nov 29, 2022

La salute dei denti è fondamentale come premessa per la migliore assimilazione delle sostanze nutrizionali che ingeriamo quotidianamente, il lavoro di masticazione che precede la discesa del cibo prima nello stomaco e poi nell’intestino riesce con estrema efficacia, se fatto a dovere, a facilitare sia la digestione che il metabolismo delle centinaia di composti benefici contenuti negli alimenti che altrimenti rischierebbero di rimanere inutilizzati o poco disponibili.

La prima arma che tutti conosciamo bene è una corretta e costante pulizia della bocca tramite soprattutto un normalissimo spazzolino che se utilizzato con la frequenza giusta garantisce l'eliminazione di gran parte dei fattori che determinano le tipiche problematiche dei denti.

Ma insieme alla pulizia dei denti un’altra arma ugualmente efficace è l’alimentazione sana come ha evidenziato un team di esperti che dopo aver esaminato con molta attenzione una lunga serie di studi con al centro il rapporto tra stile di vita e malattie parodontali ha stilato un documento di indirizzo sul ruolo della sana alimentazione per la salute dei denti poi pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology.

Ci sono in particolare alcune sostanze che sovraintendono, se consumate con regolarità, alla salute dei denti e all’efficienza dell’apparato masticatorio, sostanze che è bene conoscere e cercare di includere nella dieta quotidianamente.

 Piccolo tortino alle cipolle e carote con peperoni colorati al profumo di timo 700x500 CSA iniziare dal Calcio le cui principali fonti non sono solo come spesso si crede i latticini, ma comprendono una lunga serie di vegetali come i legumi secchi, la frutta oleosa, le verdure a foglia verde e in parte anche alcune acque minerali.

Questo sale minerale ha il ruolo di consentire un corretto sviluppo dei tessuti duri dentali durante l’infanzia continuando a tenerli sani nel tempo e preserva la salute dell’osso alveolare.

La vitamina D che in gran parte è assorbita con l’esposizione solare e a livello alimentare si ritrova in pesci grassi, uova e formaggi aiuta a sua volta l’assorbimento del Calcio, favorisce lo sviluppo di smalto e dentina, previene l’infiammazione delle gengive, spesso molto frequente.

La vitamina C forse la più conosciuta in assoluto presente in gran parte di frutta e verdura tra cui kiwi, agrumi, peperoni e ortaggi a foglia verde aiuta la sintesi del collagene e contrasta lo stress ossidativo che spesso influenza in negativo la genesi della malattia parodontale.

Infine la fibra elemento principe della buona salute in generale e che troviamo nei cereali integrali, tutta la verdura e la frutta aiuta a pulire la superficie dei denti dalla placca nel momento in cui interagisce con la fase di masticazione (che quindi più è lunga meglio è), stimola inoltre la produzione di saliva a contrasto della proliferazione batterica dentale.

La sana alimentazione gioca quindi un ruolo fondamentale anche per i nostri denti e di riflesso la buona cucina di gusto e benessere come quella che incentiviamo continuamente sul nostro sito con piatti, ricette e informazioni sempre attente e aggiornate.

Ma non dobbiamo dimenticare l’elemento più devastante rispetto alla salute dei denti (e non solo naturalmente), lo zucchero inteso come molecola che ritroviamo non solo nel prodotto che prende il suo nome ma anche in tutte le sostanze raffinate di base come le farine bianche e in molti prodotti lavorati dall’industria alimentare come abbiamo già riportato in questo articolo.

Al contrario gli zuccheri della frutta non necessariamente sono elementi negativi per la salute dentale, ad esempio come rilevato in uno studio del British Dental Journal si è rilevato che la regolare presenza di frutta nella dieta tende a ridurre le tasche parodontali, mentre il suo potere erosivo viene limitato se consumata preferibilmente durante i pasti quotidiani e non da sola.

In questa ricetta ritroviamo allora una perfetta combinazione di elementi salva denti: grandi quantità di calcio e fibre, buoni contenuti di vitamina C grazie alla frutta e alla rucola, abbondanza di flavonoidi, antiossidanti e antiinfiammatori.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro.

Acidi grassi omega 3, pesce azzurro e ampie porzioni di vegetali sono ancora una volta messi in risalto dai moderni studi come potenti strumenti di prevenzione e aiuto contro le malattie cardiovascolari!

Sul rapporto acidi grassi omega 3 e malattie cardiovascolari è stata svolta di recente un approfondita analisi di quattro grandi studi che nel loro complesso hanno coinvolto circa 192.000 persone appartenenti a 58 paesi diversi in rappresentanza di tutti i continenti.

Il lavoro attento di confronto dei vari parametri si presenta quindi come il più completo in assoluto non riguardando solo specifiche aree geografiche, ma tutto il mondo e i diversi stili di vita intrecciati con le specifiche modalità di consumo degli alimenti, in sintesi la dieta.

La conclusione più significativa è stata che la regolare presenza a tavola di pesce azzurro si traduce in un valido aiuto per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e il dato è particolarmente significativo per chi ha già subito un ictus o una malattia cardiaca e si trova in una fascia ad alto rischio patologico.

La presenza nella dieta tramite il consumo di pesce azzurro di acidi grassi omega 3 è stata direttamente collegata a un rischio inferiore di circa un sesto di eventi cardiovascolari quando le porzioni a settimana erano almeno due per un peso orientativo di poco inferiore ai 200 grammi.

Dalle conclusioni dell’analisi si può quindi ritenere con una buona certezza che aumentare il consumo di pesce in generale e in particolare di pesce azzurro in chi ha in corso una malattia vascolare può portare a benefici tangibili e utili alla salute dei pazienti.

Nella popolazione generale l’effetto è meno marcato, ma rimane comunque importante come forma complessiva di prevenzione insieme alla presenza massiccia di vegetali e a una buona attività fisica ribadendo ancora una volta la validità della storica alleanza tra pesce e verdure ben descritta dal libro dello Chef Giuseppe Capano!

La carenza di alcuni sali minerali e vitamine potrebbe fin da subito suggerire al medico curante una verifica di una possibile problematica con il glutine migliorando la vita dei pazienti e spingendoli a un integrazione nella dieta tesa a reintegrare sostanze preziose come il ferro!

Purtroppo per chi ne soffre la celiachia non si presenta mai da sola e vede spesso comparire una serie di “segnali” molto significativi se si ha l’accortezza, da parte medica, di saperli cogliere nella loro giusta collocazione.

E non si tratta di quegli aspetti che erroneamente, come ha rivelato uno studio pubblicato su Mayo Clinic Proceedings, vengono associati con chi è intollerante al glutine come la magrezza dovuta al malassorbimento di nutrienti e alla conseguente perdita di liquidi.

Nella realtà di questi pazienti, infatti, un buon numero è ugualmente normopeso e spesso sovrappeso, mentre ciò che gli manca indistintamente sono sostanze vitali come il ferro e altri micro elementi che non vengono assorbite da un organismo in lotta con il glutine.

Questo minerale risulta con una certa frequenza basso di circa il 30% rispetto alla norma in chi soffre di celiachia anche senza saperlo determinando un’accentuata sensazione di stanchezza che dovrebbe mettere in allarme il medico indipendentemente dal peso del paziente.

Ma sono anche altri i minerali a mancare nel sangue dei celiaci conclamati o meno, ad esempio lo zinco che è addirittura carente fino a quasi il 60% e il rame.

Insieme a questi un campanello d’allarme dovrebbe darlo anche il basso dosaggio di folati, vitamina B12 e vitamina D senza per questo, ovviamente, escludere altre cause.

Quello che la ricerca però vuole sottolineare è che se analizzate con più attenzione queste carenze possono da un lato far risparmiare tempo ai pazienti nella scoperta di un loro problema con il glutine adottando tutte le contromisure necessarie e dall’altro spingere il medico curante nel consigliare un alimentazione adeguata nel recupero di queste preziose sostanze mancanti.

Il ferro è ad esempio contenuto in molti alimenti (soia, fagioli, piselli, lenticchie, verdure a foglia verde, pane e cereali integrali, frutta secca, ecc) con cui preparare gustosi piatti come abbiamo già suggerito e analizzato in questo articolo dedicato alla sua carenza.

E rispetto agli spinaci che vediamo in foto ricordiamo velocemente che pur non essendo così ricchi di ferro come un noto cartone animato ha fatto credere per molti anni la loro comunque cospicua quantità viene massimizzata nell’assorbimento se sono presenti in contemporanea buone dosi di vitamina C, condendoli magari a crudo o dopo breve cottura con succo di limone o servendoli in insalata insieme a spicchi di gustose arance!

L’invasione non aliena ma comunque estremamente preoccupante di dolcificanti artificiali presenti in moltissimi cibi prodotti e venduti dall’industria alimentare comincia ad essere presa molto sul serio in ambito medico visti i diversi studi che ne dimostrano l’alta pericolosità nel tempo soprattutto in correlazione con l'insorgenza del rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari ad alta incidenza negativa

L’associazione sembra al momento forzata e poco correlata, ma la metodologia di studio con i primi risultati evidenti porta verso la stessa strada che ha provato senza ombra di dubbio i rilevanti e alti rischi ai polmoni e altri organi dell’organismo che l’abitudine di fumare porta con se.

In particolare sembra che più dolcificanti artificiali vengono assunti con la dieta, purtroppo molto spesso senza rendersene veramente conto in quanto mascherati da slogan fuorvianti che si concentrano solo con la demonizzazione del comune zucchero da tavola, più aumenti il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.

Un’evidenza chiara è arrivata da uno studio pubblicato sul British Medical Journal portato avanti dalla Sorbonne Paris Nord University (Francia) che intelligentemente ha preso in esame non solo le bevande ricche di dolcificanti artificiali, ma anche moltissimi cibi dell’industria alimentare tra i più venduti sul mercato.

La metodologia seguita è stata molto rigorosa, attenta e affidabile concentrandosi sulla dieta complessiva realmente assunta con raccolta di dati ripetuti e ciclici alternati a interviste con dietisti qualificati e analisi dei biomarcatori del sangue e delle urine.

Ha coinvolto per diversi anni una platea di oltre centomila pazienti francesi focalizzandosi su chi dichiarava apertamente e con consapevolezza di consumare sotto varie forme dolcificanti artificiali di varia natura.

In particolare in ordine di quantità aspartame, acesulfame potassico e sucralosio (10%), mentre i ciclammati o la storica saccarina erano assunti in percentuali molto minori.

Mediamente nell’arco di un tempo di nove anni la presenza importante nella dieta di dolcificanti artificiali è stata associata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari.

Che ricordiamo sono tra le patologie più diffuse e pericolose e comprendono infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio.

L’aspetto più preoccupante è stato che la dose di dolcificanti artificiali sospettata di essere una delle cause determinanti di questi nefasti eventi era relativamente bassa e facilmente assimilabile anche bevendo un solo bicchiere di una delle tante bevande gasate in commercio che vantano effetti dietetici o di riduzione calorica grazie proprio ai dolcificanti artificiali.

Ma come detto il problema non sono solo le bevande gasate, perché l’uso di dolcificanti artificiali è esteso in maniera impressionante anche a molti cibi solidi venduti sul mercato, anche dove la loro presenza non sarebbe affatto necessaria e ipotizzata dal comune consumatore.

Ragione per cui la lettura delle etichette e la riflessione attenta prima di mettere nel carrello della spesa cibi e ingredienti attratti solo dalle loro sirene di golosità o paradossalmente di equilibrio dietetico vantato sulla confezione dovrebbe essere sempre seguita con attenzione.

Tutelare il cuore con la buona cucina è più che mai possibile e doveroso visto che la relazione tra patologie cardiache e tipo di alimentazione seguita è ampiamente confermata. Lo attesta una recente ricerca che mostra percentuali impressionanti di eventi che è possibile prevenire, evitare o comunque contenere seguendo una dieta attenta e prevalentemente a tenore vegetale.

Malattie cardiache e dieta sono da sempre profondamente intrecciati, ciò che mangiamo influisce direttamente sull'efficienza dell’organismo e sulla sua capacità di sapersi difendere da eventi violenti e improvvisi come spesso sono queste patologie.

La relazione è nota da tempo insieme ad altri fattori di rischio come l’ipertensione, il colesterolo alto, il fumo, l’inattività fisica, l’obesità, la glicemia alta, l’abuso di alcol, la compromissione della funzionalità renale, l’esposizione al piombo e l’inquinamento atmosferico.

Tuttavia è sul perno malattie cardiache e dieta che si è sempre posta la più grande attenzione come attesta anche uno dei più recenti studi sul tema.

Pubblicato su European Heart Journal - Quality of Care and Clinical Outcomes la ricerca ritiene in maniera inequivocabile che si potrebbero prevenire in maniera molto efficace più dei due terzi degli eventi fatali riconducibili alle funzionalità del cuore se si seguisse un alimentazione curata e attenta.

E il dato non riguarda solo come spesso accade i soli paesi industrializzati sensibili ad altri fenomeni deleteri come l’inquinamento dell’aria e del suolo, ma è generalizzata a ogni latitudine.

Ovunque quindi una dieta poco sana porta conseguenze altamente negative, sia che lo sia per abitudini di “ricchezza” e sovrabbondanza sbagliate come accade nelle nazioni più sviluppate che per mancanza di risorse alimentari adeguate nei paesi in via di sviluppo.

La ricerca portata avanti dalla York University di Toronto ha confrontato i dati del Global Burden of Disease Study 2017, condotto in 195 paesi tra il 1990 e il 2017 focalizzandosi sull’influenza negativa di comportamenti e elementi esterni di rischio rispetto agli eventi mortali riconducibili alla morte per cardiopatia ischemica.

Il dato più eclatante emerso è che a prescindere dagli altri fattori di rischio concomitanti è potenzialmente possibile prevenire fino a quasi il 70% di decessi per cardiopatia ischemica nel mondo con il consumo di un’alimentazione corretta e attenta.

Si parla in particolare di un percorso virtuoso ricco di tanti e vari cibi di origine vegetale in base alla stagionalità e disponibilità del mercato che è sempre molto ampia con un 'integrazione intelligente di condimento ad alta valenza salutistica come l'olio extravergine d'oliva, spezie, erbe aromatiche, semi oleosi e pesce.

Riduzioni significative si avrebbero anche con il controllo serrato della pressione arteriosa sistolica ad esempio riducendo fortemente la quota di sale presente nei piatti e nei prodotti industriali così come monitorando il colesterolo, l’abuso di alcol, la glicemia, il fumo e il sovrappeso.

Ma in ogni caso il collegamento tra malattie cardiache e dieta rimane il fattore a cui prestare in assoluto la massima attenzione per prevenire al meglio problemi rilevanti alla salute e questo lo si può fare consumando cibi sani cucinati con gusto e piacere come cerchiamo di dimostrare da sempre su cucina e salute!

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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